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Roma, 6 mar – Emergono particolari sempre più agghiaccianti, un orrore senza fine, riguardo ciò che successe a Pamela Mastropietro la sera che fu drogata, stuprata e smembrata da Innocent Oseghale poco più di un anno fa a Macerata.

Il supertestimone

I nuovi elementi sono stati forniti dal pentito Vincenzo Marino, ascoltato come supertestimone durante la seconda udienza del processo davanti alla Corte di Assise di Macerata. Il malvivente era stato detenuto nel carcere di Ascoli con Oseghale e proprio durante la detenzione il nigeriano confessò i particolari agghiaccianti dell’assassinio e dello scempio del corpo di Pamela. Per questo motivo il ruolo di Marino nell’impianto accusatorio è fondamentale. Secondo la sua ricostruzione in sede processuale, il nigeriano avrebbe inferto a Pamela una coltellata al fegato subito dopo la violenza sessuale: “Desmond Lucky se ne andò, Oseghale tentò di rianimarla con acqua sulla faccia per farla riprendere, lei si riprese. Oseghale l’ha spogliata, era sveglia” ma con “gli occhi girati all’insù” e “hanno avuto un rapporto sessuale completo”. Successivamente, la “ragazza voleva andare via a casa a Roma perché aveva il treno, disse che se no l’avrebbe denunciato. Ebbero una colluttazione, si sono spinti, Oseghale le diede una coltellata all’altezza del fegato e dopo una prima coltellata Pamela cadde a terra”.

Fatta a pezzi da viva

Dopo avere accoltellato Pamela, sicuro che fosse morta, Oseghale si recò ai giardini Diaz per chiedere aiuto a un connazionale e “tornò a casa, convinto che Pamela fosse morta e la squartò iniziando dal piede. La ragazza iniziò a muoversi e lamentarsi e gli diede una seconda coltellata”. Oseghale quindi avrebbe iniziato le operazioni di smembramento mentre la ragazza era ancora viva. Il supertestimone riferisce anche che Oseghale “Non fece il nome di nessuno” e usò la varechina per cancellare tutte le tracce biologiche, precisando che “L’aveva lavata con la varechina perché così non si sarebbe saputo se era morta di overdose o assassinata“.”Disse che aveva un sacco in frigo dove mettere i pezzi, ma che non ci andavano e che l’ha dovuta tagliare e l’ha messa in due valigie“, ha concluso Marino.

Cristina Gauri

3 Commenti

  1. Qualora questo nigeriano fosse condannato ad una pena minore dell’ergastolo, non mi stupirei se la popolazione inferocita facesse scoppiare il finimondo a Macerata…

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