Roma, 19 gen — Aveva picchiato, rapinato e violentato una donna di 40 anni nell’ascensore del suo condominio a Segrate (Mi) il 21 dicembre scorso: si sono così aperte le porte del carcere per Sara Hamza, libico di 32 anni già noto alle forze dell’ordine con l’alias di un marocchino di 28 anni. L’immigrato è stato identificato e catturato grazie all’identikit tracciato con l’aiuto della vittima e alle impronte digitali lasciate sull’ascensore e sugli indumenti della donna. Lo riferisce TgCom24

Immigrato stupra donna in un ascensore

Secondo la ricostruzione dei carabinieri di San Donato Milanese (Milano), la sera del 21 dicembre l’immigrato avrebbe sorpreso la propria vittima aggredendola al secondo piano interrato del suo garage, dove la 40enne aveva appena parcheggiato il proprio veicolo. «Una volta entrata, mentre premevo il tasto del piano, sentivo la porta da cui ero entrata poco prima sbattere e subito compariva un ragazzo che in tutta fretta si fermava tra le porte dell’ascensore, bloccandolo», ha raccontato la donna ai militari dell’Arma. Il libico l’ha subito colpita alla tempia con un forte schiaffo, per stordirla, poi l’ha afferrata e minacciata. «Stai zitta o ti ammazzo», le avrebbe detto mentre tentava di denudarla. «Mi minacciava che non avrei dovuto dire nulla facendomi credere che mi conoscesse, dicendo che aveva parlato di me con il portinaio» facendosi poi consegnare 35 euro che aveva nel portafogli e il cellulare sbloccato.

L’aggressione

«L’ho implorato più e più volte di non farmi del male. Ero pietrificata dalla paura. Pensavo di morire». Le preghiere non hanno sortito alcun effetto. l’immigrato l’ha spogliata e violentata per otto atroci, interminabili minuti, poi si è rivestito ed è scappato lasciandola piangente e in stato di choc sul pavimento. La donna è poi riuscita a raggiungere la propria abitazione, dove l’attendeva il marito. A quel punto i due hanno allertato i carabinieri.

La testimonianza ai carabinieri

«Non lo avevo mai visto in precedenza — ha riferito la vittima —. era alto 1.75, corporatura media, indossava un cappuccio e una mascherina chirurgica, occhi scuri, credo di origine nordafricana, non ho visto impugnargli armi». E’ stato grazie alle telecamere di sorveglianza e alle descrizioni fornite dalla donna che i carabinieri della compagnia di San Donato e della sezione Investigazioni scientifiche Nucleo investigativo di Milano, sono riusciti a ricostruire gli spostamenti dello stupratore, tracciando il percorso dalla stazione di Pioltello a quella di Segrate fino al garage del condominio, per poi concludersi con la sua fuga alle 00:16.

Il libico avrebbe precedenti specifici e altri per reati contro la persona e nel fermo firmato dai magistrati Letizia Mannella e Rosaria Stagnaro, si legge che «la particolare crudeltà della violenza sessuale consumata con estrema freddezza e rapidità dimostrano una personalità particolarmente pericolosa e priva di qualsiasi controllo».

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

1 commento

  1. Ahh ma è un libico ? Ma allora nooo, siate clementi con gli ospiti almeno finché non ci squarceranno la gola.!!!

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