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Roma, 27 nov – Parliamoci chiaro: Virginia Raggi può continuare a combinare disastri all’infinito, a Roma, Luigi Di Maio può sbagliare tutti i congiuntivi che vuole, tutto questo, al momento, non causerà nessun crollo del Movimento 5 Stelle, almeno fino a che questo partito abbia la sua perenne assicurazione sulla vita garantita dalla vecchia politica. Guardiamo solo agli ultimi giorni: Eugenio Scalfari ha detto che tra Di Maio e Berlusconi sceglierebbe il Cavaliere. Quest’ultimo ha bollato i grillini come i nuovi comunisti, “gente senza arte né parte”. Matteo Renzi, dal canto suo, ha lanciato una campagna contro le “fake news”, a cui sembra che Facebook darà pure un seguito, “monitorando” le elezioni italiane, neanche fosse l’Osce.

Quindi, ricapitoliamo: il padre nobile del giornalismo radical chic, fondatore di un giornale di proprietà di un imprenditore che si definisce “tessera numero uno del Pd”, dichiara che il suo ex arcinemico è un male minore rispetto ai grillini, lo sputtanatissimo ex premier con mille processi li bolla come comunisti, il partito di governo cerca di controllare l’informazione e i social network in vista delle elezioni. Non ci potevano essere assist migliori, per un partito che fa della retorica anticasta la sua ragion d’essere e che ha sempre insistito sul fatto che destra e sinistra pari sono, entrambe peraltro colluse col giornalismo di regime. Ed eccole qua, tutte le loro premesse ideologiche, servite su un piatto d’argento. Ci manca qualche inchiesta dell’ultim’ora, non arresti eccellenti e conseguente scandalo, e il gioco è fatto. È esattamente questo tipo di politica che droga i risultati dei grillini, che hanno da tempo dimostrato la loro inconsistenza politica ma vengono tenuti artificialmente in vita da un casta indegna e impresentabile.

Non è detto, peraltro, che la cosa non abbia un senso globale. Lo scenario politico verso cui ci avviamo, infatti, è quello di uno strano bipolarismo: i “responsabili” da una parte, ovvero l’ammucchiata Pd-Fi, gli “estremisti” dall’altra, ovvero i grillini. Una finta dialettica, perché i primi non sono affatto responsabili, anzi, ci porteranno dritti verso il disastro, mentre i secondi strillano tanto per poi essere del tutto conformisti e omologati sull’essenziale. Tant’è che Di Maio già da tempo sta cercando disperatamente di accreditarsi coi poteri forti. In questa spartizione dei ruoli, tanto i “sovranisti” all’interno del centrodestra quanto i vari cespugli indipendenti a sinistra svolgono il ruolo di comparse inessenziali. La scossa a questo gioco delle parti mummificato deve necessariamente venire da altrove.

Adriano Scianca

2 Commenti

  1. L’analisi di Scianca su casta e grillini è gradevole e condivisibile. Tuttavia non si comprende il significato che si vuole dare a consistenza politica. Forse strategia percepibile? Che riavvicina i cittadini alla politica? E poi i
    i 5S estremisti. Stare all’opposizione, rinunciare alle alleanze , insistere anche maniacalmente su corruzione e onestà, significa essere estremisti. Io penso che sinistra, centro, destra, populismo, estremismo siano termini oggi obsoleti, inadatti al contesto che viviamo. E’ tutto il glossario politico che va rivisto. Molti cittadini, specie gli ultimi giovani non li capiscono.

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