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Roma, 9 nov – In arrivo una nuova stretta sul fronte delle restrizioni anti-contagio. Alcune regioni infatti a breve potrebbero passare da gialle ad arancioni. Dopo alcuni rinvii, alle 15 il ministero della Salute e l’Istituto superiore di sanità riuniranno la cabina di regia che effettua il monitoraggio dell’epidemia nelle regioni. Ebbene, Veneto, Liguria, Emilia, Toscana, Umbria e Campania rischiano di essere classificate come regioni arancioni, con tutto quello che comporta a livello di restrizioni degli spostamenti e chiusure localizzate (qui le principali misure).

Come funziona l’indice Rt

Come è noto è l’indice Rt, fattore di replicazione, il parametro più importante e dirimente tra i 21 indicatori individuati dai consulenti del governo per classificare le zone di rischio. In sostanza, per fare un esempio, se Rt è uguale a 2, il numero di nuovi contagiati raddoppia in una settimana. Ebbene, gli esperti si basano sui contagiati sintomatici per calcolare la replicazione. Il problema è che non tutte le regioni forniscono tempestivamente e in maniera esaustiva questi dati. Come nel caso della Campania.

L’anomalia della Campania

L’attuale suddivisione è basata sui dati raccolti tra il 19 e il 25 ottobre. Con l’aggiornamento dei dati muterà anche il quadro delle zone di rischio. Tuttavia proprio su questo fronte non mancano problemi nella raccolta dei dati. A partire dalla Campania, dove secondo gli esperti qualcosa non torna. Nonostante le continue richieste del governatore Vincenzo De Luca di misure più dure, da estendere all’intero territorio nazionale, i numeri mostrano un quadro da zona gialla. Quindi il problema potrebbe proprio essere relativo a come sono stati raccolti i dati. Uno su tutti, la percentuale di sintomatici: finora la Campania ha fornito tale dato soltanto per il 15% di tutti i positivi. Questo significa che il quadro è presumibilmente molto più grave di quello che dicono numeri così incompleti. Ecco perché non è escluso che oggi la cabina di regia decida di classificare la Campania come zona arancione.

Le regioni a rischio

Sulla base dei 21 indicatori, l’Emilia-Romagna molto probabilmente sarà classificata come arancione. Così come la Liguria, che ha dati in peggioramento soprattutto sul fronte dei posti letto occupati negli ospedali. Anche in Toscana ci si aspetta il passaggio alla zona arancione. I dati dell’Umbria lasciano presagire un passaggio alla zona arancione. Dal canto suo, il Veneto spera di evitare il peggioramento. Ha un Rt da scenario tre, ma il suo rischio passerebbe a moderato e non più ad alto con riserva perché ne frattempo è arrivato il dato sulla quantità dei casi riconosciuti a inizio sintomi – il criterio con cui appunto si calcola l’Rt. Per quanto riguarda invece la Sicilia, che secondo il governatore Nello Musumeci non dovrebbe stare in zona arancione, i dati non mostrano miglioramenti.

Lo strano caso del Lazio

Sembra non rischiare un passaggio all’arancione il Lazio. Ma dall’inizio dell’epidemia, la regione del governatore Nicola Zingaretti ha fornito notizie sulla data dell’inizio dei sintomi soltanto per il 50% dei soggetti positivi. Pertanto la situazione del Lazio potrebbe essere più grave di quella mostrata dai numeri. Infine caso a parte quello dell’Alto Adige, il cui governatore Arno Kompatscher ha deciso autonomamente di far scattare da subito la zona rossa.

Adolfo Spezzaferro

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4 Commenti

  1. Le infezioni delle vie respiratorie inferiori sono rimaste le patologie trasmissibili più mortali, avendo causato 3,0 milioni di morti in tutto il mondo nel 2016.
    Allo stato attuale nel mondo il covid-19 avrebbe causato 935.000 morti

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