Roma, 18 mag –  Le riaperture concesse dal governo Conte a partire da oggi non bastano a risollevare l’economia, soprattutto nei settori più colpiti. A pesare più di tutto, su bar, ristoranti e negozi, che riaprono i battenti, è l’assenza del turismo, con 81 milioni di presenze italiane e straniere perse nell’ultimo trimestre. A lanciare l’allarme è la Coldiretti, secondo cui l’azzeramento totale della spesa turistica nel trimestre causato dalla serrata generale imposta dal governo Conte per contenere i contagi porta a una perdita stimata in quasi 20 miliardi di euro, tra alloggio, ristorazione, trasporto e shopping. Ecco perché – chiarisce l’associazione degli imprenditori agricoli – le difficoltà delle 7 attività commerciali su 10 che hanno deciso di riaprire non dipendono solo dalle misure anti contagio o dalla diffidenza dei consumatori.



Nella ristorazione 330mila attività tra bar, mense e ristoranti

Proprio il settore alimentare è quello più colpito, sottolinea la Coldiretti, ricordando che nell’attività di ristorazione sono coinvolte circa 330mila attività tra bar, mense e ristoranti. La spesa degli italiani per pranzi, cene, aperitivi e colazioni fuori casa prima dell’emergenza coronavirus – conclude la Coldiretti – era pari al 35% del totale dei consumi alimentari degli italiani. Dopo mesi di lockdown ora i cittadini di certo non navigano nell’oro. Le difficoltà della ripartenza nella ristorazione si riverberano pesantemente sul sistema produttivo industriale ed agricolo del made in Italy, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. Peraltro non tutte le attività di ristorazione sono riprese immediatamente per avere più tempo per l’adeguamento e garantire il rispetto dei vincoli fissati (viste anche le sanzioni salate le misure disciplinari come la chiusura fino a 30 giorni).

Ludovica Colli

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2 Commenti

  1. Gli Italiani, purtroppo, hanno perlopiù un basso potere d’ acquisto rispetto a molti altri europei. Da anni, l’ italiano, in vacanza in Italia, mangia la pizzetta, il gelatino, la spaghettata e poco più. Questa “vergogna” è confermata dagli esperti del settore che hanno quantificato nel 80% l’ annuale presenza turistica straniera che corrisponde a circa il 10% del ns. Pil. Non è piacevole, credetemi, vedere nei locali “meritevoli”, la solitaria (!) baldanza-arroganza straniera, spesso pure ubriaca, e il servizio italo-pakistano (o giù di lì). Ma a tanto siamo arrivati! Esattamente il contrario degli svizzeri che, turisti a casa loro, quando vedono un turista straniero -nei loro bei locali-, specie italiano, restano quasi meravigliati. E qualcuno oggi, totalmente fuori dalla realtà, vorrebbe “galleggiare” con il solo turismo italiano!
    Anche quest’ anno l’ Italia ha commesso un errore che una volta non faceva e invece da tempo si ripete sempre di più! Qualcuno diceva, pesantemente ma non a torto, che il porco si ammazza in casa. E invece no, da noi si continua ad evidenziare le nostre magagne, le nostre contraddizioni, le nostre povertà, i nostri bisogni, in chiave assolutamente anti-marketing (brutto termine ma rende l’ idea). Con il sino-virus in questo senso ci siamo superati. Questo “eccesso di trasparenza confessionale estroversa” non esiste, p.es., in Germania.
    Per due decenni ho lavorato con i tedeschi…, trapelava molto poco e solo grazie alla fiducia conquistata con qualche dipendente, ero riuscito a sapere molto di più sulla loro vera realtà quotidiana.

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