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Milano, 14 dic – Gli avvocati la definiscono una “persecuzione”, ma l’accusa ha le idee chiare. Il Sindaco di Milano, Giuseppe Sala, detto Beppe, è accusato anche di concorso in abuso d’ufficio, in relazione alla fornitura di alberi per Expo2015. L’accusa va ad aggiungersi a quella di falso materiale e ideologico per la quale Sala ha già voluto il giudizio immediato che inizierà il 20 febbraio. L’accusa di abuso d’ufficio, che ha sostituito quella stralciata di turbativa d’asta, è arrivata alla vigilia dell’udienza preliminare del procedimento della Piastra di Expo. Oggi, infatti, Sala comparirà davanti al gup per rispondere di falso per avere retrodatato l’atto di nomina di due commissari per un appalto di Expo.

L’accusa arrivata ieri, quella di concorso in abuso d’ufficio, si riferisce all’affidamento diretto, operato Sala quando era amministratore delegato di Expo, di un appalto di 4,3 milioni di euro alla ditta Mantovani. Ma l’effettivo valore dell’appalto si stima sarebbe stato inferiore, ossia di 1,6 milioni. L’azienda di costruzioni avrebbe dovuto occuparsi della fornitura degli alberi per Expo, ma ha subappaltato il tutto a un’altra società per un costo di 1,3 milioni di euro e incassando così la plusvalenza.

Ma in tutta questa buriana di accuse, udienze e processi, con le periferie milanesi sempre più abbandonate a loro stesse e alle sfide tra gang rivali, la principale preoccupazione del sindaco Sala, l’uomo che fiero erge il pugno chiuso, è il fascismo che avanza a Milano. Il comune, oggi, voterà la cosiddetta “carta dei valori antifascista”. Cioè un documento che le associazioni devono firmare quando chiedono luoghi e fondi pubblici per le loro iniziative. Non si tratta del permesso di manifestare o organizzare cortei per strada, perché quello è competenza della questura, ma della richiesta di patrocini. Chi non la firma non avrà aiuti dal Comune né potrà organizzare convegni in auditorium e biblioteche perché “non garantisce di rispettare i valori sanciti dalla Costituzione, professando e/o praticando comportamenti fascisti, razzisti, discriminatori verso ogni orientamento e identità di genere”.

Anna Pedri

 

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