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Cagliari, 4 mar – Incredibile ma vero, la Sardegna non può ancora nominare il Consiglio regionale. Il motivo? Lo spoglio dei voti non è stato ancora completato.

Non tutte le sezioni hanno regolarmente comunicato i risultati dello scrutinio, cominciato – lo ricordiamo – alle 7 di lunedì 25 febbraio, all’indomani delle votazioni.

A quanto pare, mancano ancora 34 sezioni in una ventina di Comuni (si parla di circa 15 mila voti ancora da assegnare). Pertanto ancora non possiamo conoscere la nuova composizione del Consiglio regionale.

Accadde lo stesso nel 2014

La cosa grave è che cinque anni fa accadde esattamente la stessa cosa: ritardi incredibili, caos, polemiche a non finire.
Peraltro, la responsabilità non è vero che sia tutta del software della Regione, con cui vengono elaborati i dati trasmessi dalle 1.840 sezioni elettorali dell’isola.

Una legge elettorale caotica

Sì, perché ci sono almeno 15 mila schede con errori, dovuti alla prima applicazione della doppia preferenza di genere e al voto disgiunto.

Insomma, i ritardi, a parte la disorganizzazione totale, sono dovuti anche alla legge statutaria elettorale n.1 del 2013, che ha generato confusione fra gli elettori.

Tempi biblici

Cinque anni ci volle quasi un mese prima della proclamazione ufficiale dei 60 eletti, incluso il candidato presidente vincitore, Francesco Pigliaru.

Inoltre, già nelle prime settimane dopo la proclamazione fioccarono i ricorsi elettorali, che si sarebbero tradotti nel corso della legislatura in sentenze, a volte contraddittorie, di Tar e Consiglio di Stato con un vero e proprio via vai in Aula, con eletti rimossi e sostituiti in base a una diversa interpretazione della legge elettorale.

Quest’anno non andrà diversamente, a quanto pare. A maggior ragione se consideriamo che l’elezione di alcuni consiglieri dipende da un numero esiguo di preferenze e dato l’elevato numero di voti contestati e ancora da assegnare.

Adolfo Spezzaferro

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