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Sassari, 5 set – Silenzio, rispetto e compostezza. Sono gli unici, essenziali, codici che tutte le culture impongono durante i funerali. E’ un momento considerato sacro anche dai più gretti materialisti, che in ogni caso si impongono di non turbare la sensibilità dei partecipanti alla cerimonia funebre. O almeno dovrebbero. Perché quello che è andato in scena in seguito alle esequie di Giampiero Todini, svoltesi il primo settembre a Sassari nella chiesa di San Giuseppe, è uno spettacolo indecente. Todini era un docente universitario, noto giurista professore di Storia del diritto italiano nella facoltà di Giurisprudenza della città sarda. Era conosciuto e stimato per la sua competenza non soltanto a Sassari ed era altrettanto rispettato per le sue idee politiche, che a differenza di tanti opportunisti adorati dai benpensanti non aveva mai rinnegato.
Eppure tutto questo non è bastato per infangarne la memoria in modo osceno, perché, conformi a quelle idee, l’ultimo addio gli è stato dato come avrebbe voluto: in silenzio, gridando semplicemente il suo nome e alzando le braccia tese al cielo. Un rito dal forte impatto emotivo per chi crede ancora in qualcosa, per chi pensa che un defunto non sia polvere al vento ma spirito che guida un cammino di vita. Lì, presente insieme a tutti i suoi fratelli. Si può pensare che sia così, si può altresì credere che tutto questo non abbia senso. Ma si deve in ogni caso rispettare e concedere la possibilità di dare l’ultimo saluto a un morto in conformità al suo desiderio. Purtroppo però lo sciacallaggio non conosce confini e punta dritto anche oltre quelli terreni. Ecco perché si è scatenata la polemica mediatica, perché qualcuno ha deciso di filmare i saluti romani che omaggiavano il professor Todini.
“È un omaggio funebre che ho voluto fare io per rispettare un’espressa volontà di mio padre, mi assumo tutta la responsabilità ma sono sicuro che, al di là del vespaio di polemiche, non ci saranno altre conseguenze perché non è stato commesso alcun reato”, ha dichiarato Luigi Todini, figlio del professore Giampiero. Ha ovviamente ragione e non ci sarebbe neppure bisogno di precisarlo, perché la Cassazione ha ribadito con una sentenza specifica del febbraio 2018 che il saluto romano è concesso in occasioni come le commemorazioni funebri.
Ma la sinistra ignorante si è rivelata ancora una volta unita nel non sapere e nel delirare al contempo, scatenando un piagnisteo indecente e cianciando di apologia, di razzismo, di neosquadrismo e di amenità varie. “Hanno partecipato pure quelli di CasaPound”, hanno urlato scandalizzati gli apologeti del nulla. Alla fine da lassù il professor Todini se ne fregherà di tutta questa polemica, un po’ come sempre di fronte a chi pretendeva di dargli lezioni di vita e di leggi. Proprio a lui, che seduto sulla cattedra universitaria ricordava a tutti che senza quel periodo storico oggi in Italia saremmo fermi al diritto della giungla. Giusto lì, forse, è concesso il frinire scomposto anche di fronte ai morti.
Eugenio Palazzini

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