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Torino, 2 ago – Ivan Scalfarotto ha rimediato rimbrotti praticamente da ogni dove (persino dal suo Partito Democratico), per la decisione di visitare in carcere i due ragazzi americani, arrestati per il barbaro omicidio del vice brigadiere Mario Cerciello RegaMa, invece di abbassare il capo e rimanere in silenzio attendendo tempi migliori, Scalfarotto rivendica il suo discutibile gesto.

“Mia ispezione? Verifica tenuta Stato democratico”

Scalfarotto rilascia un’intervista a La Stampa, dove rispedisce al mittente le accuse di chi gli addebita una mancanza di rispetto nei confronti dell’Arma dei Carabinieri: “Sono convinto della doverosità del mio gesto, nonostante la tempesta perfetta messa su. La mia ispezione era una verifica della tenuta dello Stato democratico: abbiamo già accettato che le persone possano affogare in mare, che possano stare sul ponte di una nave senza assistenza. Per fortuna posso dire che la polizia penitenziaria sta gestendo la situazione con grande professionalità. In uno Stato di diritto è doverosa la solidarietà per la vittima, ma lo Stato deve anche rispettare chi ha commesso il crimine più efferato“. Dopo questo pistolotto qualunquista che nulla aggiunge e nulla toglie sulla iniziativa di dubbio gusto da lui portata avanti, Scalfarotto se la prende con quelli del Pd che, oculatamente, non hanno dato supporto al gesto.

“Per il Pd è un problema politico”

“Il mio auspicio” scrive Scalfarotto “è che il mio partito non subordini mai la tutela dello Stato democratico a valutazioni di opportunità politica. Questa è una posizione dalla quale non mi muovo. Non si può mettere in secondo piano neanche per un secondo la tutela dello Stato di diritto. Una volta che lo accetti non torni più indietro. E mi sembra che per il partito il problema non è tanto l’ispezione in sé, ma la reazione che c’è stata“. Ricordiamo che tra i principali accusatori piddini di Scalfarotto c’è Carlo Calenda.

Ma forse cerca solo di salvare la faccia

Ma Scalfatotto dimentica che sono (almeno sui social) soprattutto gli elettori del Partito Democratico a condannare la sua azione, che ha anteposto qualsiasi gesto di cordoglio verso la famiglia del brigadiere Rega e o di supporto nei confronti del collega rimasto vivo. E’ talmente ovvia ed evidente l’inopportunità sia di quanto messo in atto da Scalfarotto sia la sue ridicola rivendicazione di oggi a mezzo stampa che appellarsi a giochi di potere in seno al Pd ricorda il rumore di chi cerca di arrampicarsi sugli specchi.

Ilaria Paoletti

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