Roma, 2 ago – Cinquantadue immigrati sembravano troppo pochi, e così la Open Arms ha deciso di raccoglierne altri 69. La nave della Ong spagnola ha infatti effettuato un secondo intervento di salvataggio facendo salire il numero dei trasportati a 123. Ora è al completo e si dirige verso il continente europeo in cerca di un porto in cui sbarcare. Questa seconda azione di recupero non sembrerebbe casuale: più passeggeri sono presenti a bordo, prima precipiteranno le condizioni di vivibilità sulla nave, fornendo così agli attivisti della Ong un pretesto per forzare eventuali blocchi, una volta decisa la destinazione di attracco.

Salvini si prepara al braccio di ferro

Dalla serata di ieri il governo ha già messo le mani avanti, predisponendo il decreto che vieta “ingresso, transito e sosta nelle acque territoriali italiane” firmato dai ministri Salvini, Trenta e Toninelli. Restano ancora da capire le intenzioni della Ong sul luogo di sbarco. “Ora serve un porto sicuro”, ha annunciato l’equipaggio della Open Arms dopo la prima operazione di recupero dei passeggeri a bordo di un gommone alla deriva nella zona Sar. “Erano alla deriva, siamo arrivati appena in tempo…”.

Sei ore fa, il portavoce di open Arms Oscar Camps ha twittato “Abbiamo salvato altre 68 persone con inequivocabili segni di violenza subita in Libia, 2 bambini, 2 donne in gravidanza, una delle quali al nono mese con contrazioni”. #OpenArms ora ha 123 persone a bordo in cerca di un porto sicuro in cui sbarcare”

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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