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Roma, 2 mag – Con un emendamento alla riforma dell’educazione civica sono state abolite nella scuola primaria le sanzioni disciplinari. Niente più note sul registro, ammonizioni, espulsioni e quant’altro. L’emendamento è stato proposto dalla Commissione istruzione e approvato alla Camera, andando così ad abrogare alcuni articoli sanciti da un Regio decreto del 1928 (ossia dal 412 al 414), i quali erano ancora in vigore nelle scuole elementari e che prevedevano punizioni «verso gli alunni che manchino ai loro doveri».

Una scuola “comprensiva”

La decisione è stata ben accolta da numerosi presidi, i quali hanno parlato di norme ormai obsolete. Secondo i sostenitori dell’emendamento sarebbe quindi più opportuno applicare altri metodi censori, ricercare il dialogo con i bambini e far ricorso all’aiuto delle famiglie. Come ha spiegato Mario Rusconi, esponente dell’Associazione nazionale presidi (Anp) nel Lazio, «in età così precoce dobbiamo basarci sul convincimento, sulle caratteristiche psicologiche delle bambini. Senza abbassare la guardia rispetto a fenomeni di bullismo che si verificano già in quarta, quinta elementare».

Le polemiche

Alcuni, tuttavia, non sono d’accordo con il provvedimento. Tra questi c’è Vittorio Lodolo D’Oria, esperto in burnout degli insegnanti, che ha sentenziato: «Questa è la deriva, stiamo levando tutti gli strumenti educativi, anche le sanzioni. Ora sappiamo cosa non si deve fare con i bambini, ma non come comportarci con loro». Antonello Giannelli, presidente dell’Anp, ha invece parlato di un «atto di civiltà, altro che buonismo: ma come si può pensare che sia giusta l’esplusione o la sospensione da scuola di bambini di 6-9 anni? Occorre piuttosto fare leva di più sul coinvolgimento delle famiglie». Dopo la proposta di Salvini di reintrodurre il grembiule nelle scuole, questo è sicuramente un altro tema destinato a far discutere.

Elena Sempione

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