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Roma, 21 set – Ritorno a scuola: mentre impazzano i controlli per il green pass i problemi di sempre sono ancora tutti lì, nonostante le belle parole di Mattarella. “Dopo le tante sofferenze, la ripartenza delle scuole è il segno più evidente della ripartenza dell’Italia“. Così il presidente della Repubblica da Pizzo Calabro per la cerimonia d’inaugurazione dell’anno scolastico. “Oggi è un giorno speciale, di speranza e di impegno per l’intero Paese. Quest’anno, a essere speciale è l’anno che comincia: voi tornate tutti in aula”, ha aggiunto Mattarella.



Mattarella alla cerimonia di inaugurazione “Tutti a Scuola”

A sentire il capo dello Stato la ripartenza dell’anno scolastico è un giorno di festa. “Vi sono state assunzioni, aule adeguate e le istituzioni a diversi livelli hanno collaborato per la riapertura delle scuole. Ora grazie alle vaccinazioni la chiusura delle scuole non deve più accadere. L’abbandono e il disimpegno dei ragazzi è stato contenuto dagli insegnanti con la generosa collaborazione dei compagni di classe. L’espressione di questa solidarietà costituisce un patrimonio prezioso”, ha concluso Mattarella in occasione di “Tutti a Scuola”, la cerimonia di inaugurazione del nuovo anno scolastico.

Dalle classi-pollaio al nodo trasporti, i problemi strutturali restano irrisolti

Dopo le cerimonie e le parole di incoraggiamento del capo dello Stato, i problemi della scuola restano tali e quali. E sono quei problemi cronici, strutturali precedenti alla pandemia, semmai acuiti dalla lotta al Covid. Stiamo parlando di istituti inadeguati, di classi-pollaio dove è impossibile rispettare le norme di distanziamento e sicurezza. Stiamo parlando di carenza di personale tra dirigenti scolastici e docenti. Stiamo parlando del nodo trasporto pubblico locale con i bus presi d’assalto dagli studenti che si ammassano per andare e tornare. Stiamo parlando del caos ulteriore generato dai controlli del green pass, con assembramenti di genitori fuori gli istituti. Il governo ha avuto abbastanza tempo per prepararsi adeguatamente alla riapertura delle scuole. Ma invece a quanto pare ha fallito.

Mancano all’appello ancora migliaia di prof

Allo stato attuale, gli studenti sono tornati tutti in classe, in presenza – salvo i sempre più frequenti casi di Dad imposti dalle regole anti contagio – ma a mancare all’appello sono gli insegnanti. Nonostante l’infornata di contratti annuali voluta dal ministro Bianchi, al nord per esempio mancano ancora 3 prof su 5. Arriveranno i supplenti, certo. Ma non si sa quando. Inoltre non bastano a coprire le cattedre vuote. Infatti le assunzioni andate a buon fine sono state quasi 60mila, ma rappresentano poco più della metà dei 112mila posti che erano stati autorizzati dal Mef a luglio. Come se non bastasse poi è boom di rinunce da parte di professori di tutte le materie, da matematica a italiano. In emergenza anche il settore degli insegnanti di sostegno.

La Dad è già tornata ad essere la norma

Sul fronte della Dad, che doveva essere scongiurata ad ogni costo, l’anno scolastico è partito con le stesse modalità del precedente. Tanto che il comitato “Priorità alla scuola” è tornato a protestare di fronte al ministero dell’Istruzione a Roma, così come in altre città d’Italia. “Sono bastati pochi giorni di scuola per constatare come la didattica a distanza sia ormai entrata nelle attività disciplinari, nonostante le promesse del ministero“, è la denuncia del comitato. E ancora: “Altro che misura eccezionale per quarantene di singoli e focolai, da Nord a Sud della penisola è diventata strutturale”, puntualizza “Priorità alla scuola”. Ma la cosa peggiore è che in alcuni casi la Dad è stata “utilizzata per coprire le lacune decennali delle mancanze di spazi” o per “alleggerire il flusso di studenti a scuola”.

Adolfo Spezzaferro



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