Roma, 18 set – Parigi e Berlino approntano un piano di “solidarietà energetica”, come definito dallo stesso Eliseo, che non può non produrre l’ennesima constatazione sul ruolo sempre più secondario dell’Italia nello scacchiere europeo.

Parigi e Berlino, la solidarietà energetica che fa male

L’Ue solidale con i suoi Stati membri ma solo a parole. E come al solito, sono Parigi e Berlino a fare i principali affari, pur nel contesto di una sedicente “Unione” che paga, e molto, la sudditanza nei confronti di Washington, sulla questione ucraina come su quella energetica (conseguente e altrettanto grave). Mentre la Francia ci taglia l’energia che ci fornisce, procurandoci ulteriori problemi oltre quelli che già saremo costretti ad affrontare nel prossimo futuro, ben pensa di mantenere i rapporti positivi con la Germania, concedendo ai tedeschi il suo gas in cambio dell’elettricità. E Roma?

L’inconsistenza dell’Italia

Ciò che si ricava da quanto avvenuto in questo disgraziato 2022 è che i Paesi europei in generale possano davvero realizzare poco sulla scena internazionale. Al punto da subire una crisi geopolitica e seguire sostanzialmente i dettami oltreoceano su quella energetica. Si trae però un altro dato, ben peggiore, ovvero che in questo contesto di per sé mediocre, l’Italia sia al punto più basso. Se gli altri si muovono per limitare almeno i danni, Roma non riesce neanche a far questo, incapace di avere credibilità sulla scena internazionale e di reagire a qualsiasi mossa dei concorrenti (perché di questo stiamo parlando) del centro Europa. Si prova a stringere con qualche Paese nordafricano per ottenere nuove forniture, quello sì, ma nel complesso i movimenti del governo sono parecchio limitati, soprattutto nelle sedi continentali.

Fa sorridere (e piangere al contempo) che i gli esponenti dell’esecutivo stesso abbiano pure la faccia tosta di raccontarsela e di raccontarcela in modo diametralmente opposto. Se si pensa alla sparata del premier Mario Draghi di ieri, ovviamente concentrata sui presunti e per ora per nulla provati “fondi russi”, quando come riporta Repubblica, si è così espresso: “La democrazia italiana è forte, non si fa battere dai nemici esterni, dai loro pupazzi prezzolati”. Questa continua ostentazione di una forza che non esiste è, forse, l’aspetto più triste e irritante della politica italiana negli ultimi anni. Come se ciarlare vantando un presunto rigore verso l’esterno (rigorosamente quello richiesto direttamente da oltreoceano) possa cancellare l’assoluta inconsistenza dell’Italia sulla scena internazionale in questo momento. Il che non vuol dire che le altre nazioni europee abbiano chissà quale voce in capitolo, sia chiaro. È incontestabile però quanto per lo meno provino a raccogliere qualche briciola: noi, neanche quella.

Stelio Fergola

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