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Roma, 17 nov – Le regioni vogliono cambiare colore. Ecco perché chiederanno al governo di rivedere i 21 parametri per definire le misure restrittive anti-contagio che classificano le zone in gialle, arancioni o rosse a seconda del livello di rischio da coronavirus. Il vicepresidente del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Riccardi, annuncia la richiesta di rivedere i parametri per l’assegnazione delle fasce di rischio, sottolineando il “consenso unanime alla proposta del presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga nella Conferenza delle Regioni di oggi. Ora il confronto con il governo”. Richieste ribadite anche da una nota ufficiale della Conferenza: “C’è la necessità di rivedere in un’ottica di semplificazione i parametri che sono stati elaborati nella prima fase della pandemia procedendo ad un aggiornamento delle indicazioni sull’utilizzo dei test rapidi antigenici e del test di biologia molecolare e alla modifica degli indicatori per il monitoraggio ai fini della classificazione“.

Piemonte e Lombardia vogliono passare alla zona arancione

I governatori hanno fatto il punto sulle richieste da avanzare all’esecutivo. La riunione era stata sollecitata da Fedriga che aveva definito “incomprensibile” l’ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza che aveva spedito il Friuli Venezia Giulia in zona arancione. Lombardia e Piemonte da giorni chiedono di rivedere le procedure visto che da venerdì scorso sono entrate tecnicamente dati alla mano in zona arancione ma dovranno attendere ancora giorni prima di poter uscire dal lockdown imposto per le zone rosse.

Toti: “Criteri più trasparenti, semplici e aggiornati per le fasce di rischio”

Dal canto suo, il governatore della Liguria Giovanni Toti scrive su Facebook: “Criteri più trasparenti, semplici e aggiornati alla realtà delle singole regioni. Un serio confronto politico tra governo e regioni sulle misure da prendere in ogni territorio, che tengano conto anche della situazione economica e sociale. Queste sono le richieste che i governatori hanno inoltrato questa mattina al governo prima delle valutazioni che porteranno in settimana alla definizione di nuovi passaggi di zona delle regioni”. Il leader di Cambiamo! chiede criteri di classificazione delle fasce di rischio comprensibili a tutti. “Il 3 dicembre – prosegue Toti – scade anche il decreto del presidente del Consiglio che regola attualmente il contrasto al Covid. Prima di rinnovare il provvedimento occorre stabilire un meccanismo di condivisione delle decisioni poi efficiente e comprensibile per i cittadini. Oggi le istituzioni devono lavorare insieme, evitando le troppe polemiche e i giudizi sommari di questi giorni”.

Regioni chiedono incontro urgente con Speranza e Boccia

Per tutte queste ragioni la Conferenza delle Regione chiede “un incontro urgente con il ministro della Salute, Roberto Speranza, e il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia“. Anche il governatore del Veneto Luca Zaia interviene, sollecitando un confronto con l’esecutivo. Dall’incontro di stamane della Conferenza delle Regioni emerge “in maniera unanime la richiesta che ci sia un confronto preventivo con il governo sul tema dei parametri e delle modalità“, fa presente l’esponente leghista. “Si chiede di rafforzare il tema del confronto preventivo – aggiunge – e si ribadisce la necessità di stabilire una sorta di ‘tagliando’ per i parametri”. In modo tale che alla situazione reale dei contagi e dell’occupazione dei posti letto in ospedale corrispondano restrizioni commisurate.

Sileri: “Mi auguro che Piemonte e Lombardia possano uscire presto dalla zona rossa”

A stretto giro la replica del governo, per bocca del viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri: “Mi auguro che Piemonte e Lombardia possano uscire in fretta dal livello di rischio della zona rossa, peraltro i 14 giorni scadono questa settimana. Spero che i dati mostrino che queste regioni, come altre, possano invece tornare a vivere: sarebbe una bella retrocessione, diventare arancioni o tornare gialli. E però, anche tornare rossi nel caso ce ne sia bisogno. Uno stop & go che coinvolge tutta Italia: non dobbiamo vanificare tutti i sacrifici fatti dai cittadini in queste settimane. Ascoltiamo l’urlo di dolore dei colleghi medici, che era di qualche giorno fa, facciamo in modo che chi è entrato in ospedale possa essere curato, che chi è in terapia intensiva possa uscirne vivo. Aspettiamo questi giorni e poi si fa un passo indietro, con cautela“, dice il viceministro non senza toni drammatici a L’aria che tira su La7.

Adolfo Spezzaferro

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2 Commenti

  1. Tamponi si,test no, tamponi riconteggiati sino a due o tre volte, pazienti dimessi ancora conteggiati nei ricoverati, mancanza cronica di strutture,di medici e di infermieri………. 21 parametri totalmente inutili quando 4 o massimo 5 già risulterebbero troppi……….anche il toscano Giani, governatore rosso/ piddino di una regione sempre a sinistra si è pesantemente lamentato con il governo…….. anche lui,come tanti altri , non ha compreso che la premiata ditta conte e cortigiani vari stanno curando il fallimento italico, ovvero curatori fallimentari di un paese allo sbando da loro stessi venduto alla mordacchia europea franco-tedesco………..che schifo.

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