Roma, 5 set – I medici non riescono a spiegarsi come sia stato possibile che una bambina trentina di 4 anni, la piccola Sofia, sia deceduta dopo aver contratto la malaria senza aver mai lasciato l’Italia. “È un caso criptico, rarissimo”, ha ammesso in un’intervista all’Agi Giovanni Rezza, responsabile del Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, “questa malattia viene trasmessa da un certo tipo di zanzara che in Italia non c’è ed è ignota allora la modalità di trasmissione”, spiega Rezza. “Visto che in Italia la zanzara non esiste, la trasmissione allora può avvenire con contatto sangue nel sangue e quindi da qualcuno che ha già contratto il virus. Ma ora non sappiamo nulla sulla modalità di trasmissione e, sottolineo, questi sono casi davvero molto rari”.

La piccola Sofia questa estate era andata in vacanza con i genitori a Bibione, in Veneto. La domanda che subito sorge spontanea è: con i cambiamenti climatici o con altri fattori (come l’immigrazione ad esempio), è possibile che siano tornate in Italia le zanzare capaci di trasmettere la malattia? L’infettivologo dell’università di Brescia, Giampiero Carosi, getta acqua sul fuoco: “Quello che potrebbe essere successo è che qualcuno, di ritorno da un viaggio nelle zone colpite abbia “portato” portato il plasmodio e sia stato punto da una anofele ‘nostrana’ che a sua volta ha punto la bambina”, ha spiegato all’Ansa. Fatto che però definire rarissimo è poco, visto che inoltre, come spiega sempre Carosi “le zanzare che circolano da noi non sono molto adatte a trasmettere il microrganismo, anche se in teoria potrebbero”.

E’ stato un caso più unico che raro dunque, quello che ha condotto alla porte della povera Sofia? Ad oggi le zone malariche si concentrano in Asia, nell’America Centrale e del Sud e nell’Africa Sub Sahariana. In Italia la malattia è considerata debellata da almeno 60 anni, sconfitta grazie alle misure di salute pubblica operate dal fascismo, tra cui spicca la decennale “Bonifica Integrale” voluta da Mussolini. Fin dai tempi subito successivi all’Unità d’Italia, la malaria “rappresentava il più grave problema di salute pubblica nazionale”. Quasi un terzo del territorio era “infetto”, la metà della popolazione italiana era a rischio contagio e i morti oscillavano intorno ai 15 mila l’anno.

Già nell’era giolittiana si tentò di combattere la malaria, attraverso provvedimenti come il “chinino di Stato”, che riuscirono a limitare il fenomeno. Ma fu con la legge sulla Bonifica Integrale di Mussolini del 1928, con l’opera di svuotamento idraulico delle terre malsane unito al recupero agricolo delle stesse (con le paludi scomparvero anche le zanzare portatrici di malaria, e pensare che tra gli antifascisti c’è chi accusa Mussolini di aver “distrutto la geodiversità”) e con la sperimentazione di nuove terapie, che si inaugurò la strada per il completo debellamento della malaria. In poco più di dieci anni furono bonificati oltre 6 milioni di ettari, i casi di malaria scesero dagli oltre 4 mila l’anno del 1922 a poche centinaia.

 

Davide Romano 

5 Commenti

  1. …il Duce ha tolto la malaria….il PD, essendo antifascista, ha fatto in modo di reintrodurre la malaria, la quale, aveva subito un allontanamento antidemocratico…..Il PD ringrazia le ”utili e democratiche risorse”….

Commenta