Roma, 4 ott – Francia e Germania in rotta, e il tema è le bollette. Lo “scudo” tedesco da 200 miliardi contro il caro energia aveva fatto discutere da subito. Ma ora, oltre alla presidenza di turno dell Ue rappresentata dalla Repubblica Ceca, a parlare è Parigi.

Francia e Germania, la rottura sulle bollette

Come riporta Tgcom24, ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire risponde a una domanda riguardante gli aiuti varati in Germania contro il caro energia: “È essenziale agire insieme in Europa di fronte alla crisi energetica”. Per poi aggiungere: “Di fronte alla crisi energetica abbiamo bisogno di una strategia economica globale tra i Paesi membri della zona euro e tra i Paesi europei. Dobbiamo essere più determinati, più uniti e più veloci nelle nostre risposte”. Francia e Germania divisi dalle bollette, quindi? Non ancora in modo serio, ma i presupposti per una frattura ci sono tutti. D’altronde, i ritardi e le frenate nel pastrocchio che è l’Ue, non aiutano: da mesi si parla di un tetto al prezzo del gas che non arriva mai, considerandone anche la difficile attuazione a causa delle possibili ritorsioni russe.

La replica di Berlino

Olaf Scholz, che con i 200 miliardi di finanziamenti sostanzialmente si è fregato altamente dei presunti principi di unità dell’Ue, lascia parlare il corrispettivo tedesco a Le Maire, ovvero il ministro delle Finanze Christian Linder. Per il quale l’aiuto “è proporzionato alle dimensioni dell’economia tedesca”. Aggiungendo che “lo scudo protettivo vale un massimo di 200 miliardi di euro per due anni, non solo per il 2023 ma anche per il 2024”. Da parte italiana, sia in sede europea che di governo nazionale, le critiche sono abbastanza dirette. Per il commissario europeo agli Affari economici Paolo Gentiloni “è il momento della solidarietà comune, non quello di attaccare i singoli Stati”, mentre per il presidente del Consiglio uscente Mario Draghi “non possiamo dividerci a seconda dello spazio nei nostri bilanci nazionali, serve solidarietà”. Insomma, solidarietà ovunque. Ma di sostanza, come al solito, ce n’è poca.

Ue, seconda frattura in tre anni

Era avvenuto già nel cuore dell’emergenza Covid, quando tutti i Paesi si fermarono e Berlino, già allora, decise di fare di testa propria, varando alla fine del marzo 2020 un maxi piano di 1.100 miliardi per sostenere l’economia, come riportava anche SkyTg24. Già allora ci furono polemiche, tanto che alcuni ipotizzarono addirittura un crollo dell’Ue grazie al “colpo” tedesco. Un crollo che in tutta evidenza non avvenne. Ma è altrettanto indubbio che l’Ue, come organizzazione anzitutto economica, continui a dover manifestare i suoi enormi limiti in condizioni che uno Stato tutto sommato normale potrebbe affrontare quanto meno con la scioltezza della libertà di poter prendere le decisioni adeguate. Non per risolvere con la bacchetta magica le crisi economiche, ma per ripararsene il più possibile. Con le regole e i vincoli europei, si tratta di un’impresa praticamente impossibile. E non è un caso che il Paese che più ha guadagnato da esse, ne rifugga il più velocemente possibile ogni qualvolta vi sia una crisi seria.

Stelio Fergola

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