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Roma, 31 mag – “Vaccino non è e non sarà obbligatorio per i ragazzi“: a chiarirlo è il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri. “La vaccinazione” contro il Covid-19 “non è obbligatoria, è fortemente consigliata. E soprattutto è sicura“, sottolinea. Un eventuale obbligo vaccinale per l’accesso a scuola “non è né allo studio né un pensiero. La vaccinazione tra i 12 e i 15 anni sarà esattamente come la vaccinazione degli adulti: su base volontaria, fortemente raccomandata“. Ai microfoni di The Breakfast Club su Radio Capital, Sileri ricorda che “da oggi dovrebbe essere disponibile la vaccinazione tra i 12 e 15 anni, sperando che proprio oggi ci sia l’ok dell’Aifa e non vedo perché non dovrebbe esserci”.



Sileri: “Vaccino per i ragazzi su base volontaria”

Ma il sottosegretario precisa che la vaccinazione per i più giovani resta su base volontaria. Insomma, sta ai genitori decidere. Pur sottolineando che si tratta di “una vaccinazione importante, perché la circolazione del virus nei soggetti più giovani può determinare una persistenza della circolazione e una persistenza del virus stesso”. Per quanto riguarda i vaccini a disposizione, dunque, “avremo Pfizer tra i 12 e i 15 anni e probabilmente anche altri vaccini. Moderna ha già condotto studi sulla popolazione tra i 12 e 17 anni con risultati analoghi a quelli di Pfizer. Ed è verosimile che, in un prossimo futuro, avremo altri vaccini disponibili”. Come è noto, invece, AstraZeneca è fortemente sconsigliato per i più giovani.

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Il sottosegretario chiarisce: “Positività non significa malattia”

Sileri è ottimista sulla curva epidemiologica, in netta discesa. “I dati migliorano e continueranno a migliorare. E’ possibile che ci sia una circolazione del virus in coloro che non sono vaccinati, ma comunque sono soggetti più giovani e resistono meglio a eventuali infezioni. Poi potrebbe capitare come nel Regno Unito, dove la variante indiana sta determinando un modestissimo – per questo non dobbiamo minimamente preoccuparci – incremento dei contagi. Ma positività non significa malattia“, chiarisce Sileri contro eventuali allarmismi. Infine il sottosegretario precisa che “qualcuno positivo può esserci anche con la seconda dose di vaccino anti-Covid, ma positività non significa malattia. La vaccinazione garantisce che non ci sia una forma grave della malattia“. E in tal senso proprio uno studio italiano dimostra l’efficacia dell’immunizzazione.

Ludovica Colli

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