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Roma, 31 mag — Andrea Crisanti in cuor suo sa di avere clamorosamente «toppato» le previsioni sui dati del contagio dopo le riaperture, ma non ci dà tregua lo stesso. Il governo ha allentato le restrizioni da più di un mese, le cifre di positivi e morti diminuiscono inesorabilmente mettendo spalle al muro il catastrofismo del professore ordinario di microbiologia a Padova.

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Crisanti non molla

Ma Crisanti non molla e non ammette di aver sbagliato. Per lui «abbiamo corso un rischio inutile. Se vado in ospedale per un problema vitale e il medico mi propone due strade, un trattamento sicuro per cui bisogna aspettare qualche settimana e uno mai sperimentato ma vantaggioso per motivi economici, scelgo il primo. Dopo 126mila morti non esiste il rischio calcolato o ragionato, ma solo il rischio inutile».

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Non sapremo mai quanti morti hanno provocato le riaperture

Intervistato da La Stampa, Crisanti  ha da ridire anche sul «rischio ragionato» annunciato da Mario Draghi prima delle riaperture del 26 aprile: «La vaccinazione sta funzionando, ma non sapremo mai quanti morti in meno ci sarebbero stati in queste settimane. E per me, come scienziato, è ciò che conta». Il calo dei morti è sì «una grande vittoria della campagna vaccinale. Sta succedendo in Italia quello che è accaduto in altri Paesi, dall’Inghilterra a Israele», ma «Serve cautela, perché il dato di ieri riguarda una domenica legata a un ponte. È sempre meglio guardare i numeri su base settimanale».

L’accusa alle Regioni

Non manca nemmeno di puntare il dito contro le Regioni, accusandole di cercare poco i contagi per entrare in fascia bianca. «C’è un’evidente sottostima dei contagi. La settimana scorsa abbiamo avuto una media di 150 morti al giorno per poco meno di 5mila casi. Anche se i decessi si riferissero a contagiati di venti giorni prima i conti non tornerebbero». Accuse pesanti quelle di Crisanti, ma lui continua imperterrito: «Nel momento in cui si rimuovono le misure di sicurezza bisognerebbe aumentare tamponi e tracciamento, e invece succede il contrario. Per fortuna la vaccinazione sta facendo da scudo, ma se finisse l’immunità o arrivasse la variante sbagliata torneremmo nei guai. E metà degli italiani deve ancora ricevere la prima dose».

Cristina Gauri

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