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Venezia, 9 set – Mentre al Festival del cinema di Venezia andavano in onda le solite passerelle all’insegna dell’accoglienza e del buonismo, fuori dalla kermesse – dove finiscono i lustrini e inizia la realtà – si verificavano gli effetti tangibili di detta accoglienza. E’ successo, cioè, che un immigrato di origini senegalesi di 30 anni ha prima rotto il naso a un passante, poi ha sfregiato un uomo con un coccio di bottiglia, infine ha rapinato un negozio. Il tutto nell’arco di poche ore. Lo straniero ha seminato una scia di terrore e devastazione prima nella zona del sestiere di Cannaregio e poi nella zona del Festival del cinema di Venezia, al Lido.

Il tour dell’orrore è iniziato lunedì sera, con una lite con il gestore di un ristorante in Lista di Spagna; il senegalese, colto da un raptus di furia cieca, ha quindi colpito con una sedia al volto un passante. Un colpo micidiale che ha rotto il setto nasale del malcapitato. Non pago, ha afferrato una bottiglia e la fracassata a terra, per poi sfregiare il volto di un uomo intervenuto a calmarlo.

L’uomo si è poi diretto verso la vetrata di un albergo poco distante per danneggiarla, quindi è stato bloccato dai carabinieri del Nucleo Natanti, allertati da numerose chiamate al 112. I carabinieri sono stati così in grado di rintracciarlo. A quel punto è stato denunciato per lesione e danneggiamento aggravati. La legge non prevede però l’arresto in questi casi, e l’immigrato è stato lasciato libero. Libero di ricominciare il tour di devastazioni, che ha ripreso il giorno dopo entrando in una tabaccheria del Lido di Venezia e rapinandola di diversi pacchetti di sigarette. Poi ha cercato di darsela a gambe, tentando di colpire con una sedia il negoziante che tentava ad inseguirlo.  A quel punto sono di nuovo intervenuti i militari che lo hanno bloccato e infine ammanettato.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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