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Roma, 13 dic – Espulso perché ritenuto responsabile di violenze sessuali ai danni di cinque bambini. Per padre Leone Ibabache, gesuita cileno, la Congregazione vaticana ha chiesto di stabilire “una pena perpetua che proibisce al sacerdote, senza un limite di tempo, di celebrare i sacramenti in pubblico o in privato; esercitare qualsiasi ministero pastorale; avere contatti con i minori”. Inoltre il padre generale ha disposto l’espulsione dalla Compagnia di Gesù. Gli episodi di violenza “sono stati chiaramente accertati dall’indagine e confermati nel processo”. Le indagini sono state condotte dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, ossia l’ex Sant’Uffizio.

Tolleranza zero

In Vaticano prosegue quindi la linea della “tolleranza zero” verso gli abusi sessuali e il “collasso morale”, come lo chiamava Ratzinger. Benché oggi il gesuita colpevole delle violenze sia quasi centenario, per l’esattezza novantaseienne, Padre Artur Sosa, il superiore generale dei gesuiti, ha comunque deciso per l’espulsione. Considerando il suo deterioramento mentale e fisico padre Ibacache continuerà a vivere in una casa della Compagnia di Gesù, sotto assistenza medica e rispettando le sanzioni”. Alla fine “di questo processo canonico, e come stiamo facendo in altre situazioni dolorose, la nostra prima priorità sarà quella di mettere a disposizione i mezzi necessari per aiutare le vittime nei processi di riparazione”, conclude la Compagnia di Gesù.

Cristina Gauri