Roma 11 ott – Mare Ionio, un preistorico rimorchiatore riadattato per le operazioni ricerca e salvataggio in mare (SAR), è partito dal porto di Augusta il 4 ottobre alle ore 05:22.

La nave fa parte della missione Mediterranea, che si è autodichiarata sentinella del mare pronta a fare disobbedienza civile per salvare i migranti che partono dalla Libia.

La Mare Ionio non è sola in zona SAR. Si sono aggiunte altre 3 navi durante la rotta: a Lampedusa, la Astral della ONG spagnola Proactiva Open Arms, a Pantelleria due navi definite di supporto, la Burlesque e la Jana, con a bordo un gregge di giornalisti italiani ed esteri.

Queste ultime tre caravelle hanno una cosa in comune: un transponder di classe B, ovviamente reso inoffensivo al tracciamento terrestre, che non trasmette alcun segnale al satellite. Quindi l’unica nave tracciabile, grazie solo al segnale sat, è la Mare Ionio.

Perché la disobbedienza civile ha bisogno di una simile privacy?

Il progetto che ha portato alla realizzazione di Mediterranea è iniziato a luglio, in seguito alla crociera del Deputato Erasmo Palazzotto sulla Astral di Proactiva Open Arms. Tutti si ricordano l’opaco salvataggio di Josefa, la naufraga, trovata su un relitto alla deriva, in grave stato di ipotermia e choc, a cui è stato applicato lo smalto rosso dalle volontarie della ONG per tentare di rasserenarla.

Il gruppo, che ha sostenuto Mediterranea, è di varia appartenenza: oltre a Palazzotto, anche i parlamentari di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni e Rossella Muroni, il redivivo dopo la paternità, Nichi Vendola, il centro sociale bolognese Ya Basta, la ONG sequestrata a Malta Sea Watch, la sorosiana ARCI, il magazine I Diavoli, imprese sociali come Moltivolti di Palermo, ed ex no global, ora diventati molto mondialisti e borghesi, come Luca Casarini.

Il progetto ha trovato respiro finanziario nella linea di credito concessa da Banca Etica, nelle fideiussioni firmate dai tre parlamentari di Sinistra Italiana, e nella donazione di Nichi Vendola.

Piccola nota populista: in Italia per le attività legate ai migranti, dal traghettamento all’accoglienza, si sono sempre trovati i fondi con una certa facilità.

Conosciamo già i sinistri italiani Erasmo Palazzotto e Nicola Fratoianni, già turnisti estivi sulle navi di Proactiva Open Arms, e promotori di una petulante campagna mediatica pro immigrazione e contro le iniziative del Ministro dell’Interno, Matteo Salvini.

Come già evidenziato in precedenti articoli, i due Deputati snobbano con disinvoltura le sedute alla Camera, preferendo forse le iniziative delle organizzazioni pro immigrazione a cui sono legati. Vorremmo solo ricordare ai due onorevoli che gli stipendi, che ogni mese vengono versati sui loro conto correnti, provengono dalle tasche dei contribuenti italiani.

Palazzotto è attualmente a bordo della Mare Ionio, quindi le assenze in Parlamento aumenteranno.

Abbiamo due nuove entrate tra i politici: Nichi Vendola che presumibilmente necessitava un po’ di notorietà in seguito al congedo dalla politica per paternità, e Rossella Muroni, ex Presidente nazionale di Legambiente, associazione ormai presente ad ogni iniziativa a favore dell’immigrazione.

Un’altra controversa figura è a bordo della Mare Ionio: uno dei leader dei no global del G8 di Genova del 2001, Luca Casarini.

Negli ultimi 17 anni, Casarini si è reinventato più volte. Da ribelle antagonista no global e leader dei “Disobbedienti”, con lancio di fumogeni contro la Polizia al Parlamento Europeo, a candidato per il ruolo di deputato a Bruxelles nella lista Tsipras, il passo è stato breve nel 2014 ma inconcludente.

Ovviamente sono pesate le numerose condanne penali di Casarini: ha bypassato 2.500 cittadini occupando abusivamente un’abitazione popolare di Ater a Marghera (3 mesi di reclusione più pagamento di 4 mila euro), ha bloccato un treno militare che trasportava armamenti durante la Guerra del Golfo, e ha organizzato manifestazioni, non propriamente pacifiche, non autorizzate.

Lo scorso anno, l’antagonista ci riprova con la politica. Tra i fondatori di Sinistra Italiana, viene eletto segretario regionale in Sicilia, dove da tempo vive come un comune borghese, sposato con la figlia di Toni Negri, due figli, e una partita IVA.

Un rigurgito di gioventù lo ha portato a sostenere la missione Mediterranea, e per l’occasione ha dichiarato: “Non siamo una nuova ONG ma una piattaforma sociale. Questa nave deve diventare un simbolo. Se l’Italia e l’Europa chiudono i loro porti, chiameremo la popolazione a scendere in strada”. Una strada, stando ai sondaggi in tema immigrazione, che rimarrà desolatamente vuota.

Sulla stessa linea ideologica di Casarini, l’associazione Ya Basta Bologna, nata nel centro sociale TPO, è un’altra sostenitrice della missione Mediterranea. Si batte per “il diritto soggiorno per tutti” ed è “attiva nelle battaglie contro il razzismo, lo sfruttamento e la discriminazione con iniziative per i diritti di migranti e rifugiati, con l’obiettivo di costruire insieme città che abbattano confini e barriere in ogni loro forma”. Per meglio dare sfoggio della propria ideologia no border, ha aperto un proprio “sportello migranti” e una scuola di italiano per migranti, e prodotto un programma radiofonico chiamato “Radio Welcome Refugees” grazie ai fondi dell’8×1000 della Chiesa Valdese.

Il centro sociale TPO è tra i più attivi a Bologna nei cortei di protesta. Il leader Gianmarco De Pieri, nel 2014, ha collezionato sia il divieto di dimora sia gli arresti domiciliari per due differenti scontri di piazza con le Forze dell’Ordine. Nel 2017, invece, De Pieri è “tra i sei attivisti condannati per reati commessi durante una manifestazione del settembre 2013”, quando i collettivi bolognesi lanciarono oggetti a volto coperto contro un corteo di Forza Nuova. In tema immigrazione, nel 2016 il leader di TPO è stato arrestato dalla Polizia austriaca al Brennero durante la “Marcia per la libertà di movimento, manifestazione organizzata per protestare contro i controlli e le barriere al confine tra Italia e Austria. Alla manifestazione era presente anche Luca Casarini, che su Facebook scrisse: “Mentre stavamo tornando indietro verso il confine sono usciti da un angolo un gruppetto di poliziotti austriaci e hanno aggredito Gianmarco de Pieri mentre stava parlando dal camion. Hanno detto che è arrestato. Ora Nicola Fratoianni e un altro deputato italiano che lo stanno incontrando. Ci hanno intimato di scioglierci. Noi abbiamo deciso che se non lo rilasciano devono arrestarci tutti perché da qui non ci muoviamo”.

Nel 2016, De Pieri ha tentato la carriera politica candidandosi nella lista “Coalizione Civica” alle amministrative di Bologna, non riuscendo però ad ottenere una poltrona.

Alla missione Mediterranea partecipa anche la ONG tedesca, Sea Watch, che al momento ha la propria nave bloccata dalle autorità di Malta al porto di La Valletta.

Sea Watch non è nuova a rappresaglie e, come la definirebbero le anime belle, alla disobbedienza civile. Basta ricordare quanto successo il 6 novembre del 2017 quando, contravvenendo agli ordini del Centro di Coordinamento Soccorsi in Mare (MRCC) di Roma, la ONG fece irruzione sul luogo di un salvataggio dove era già presente la motovedetta della Guardia Costiera Libica. Si scatenò il caos e molti migranti si buttarono in mare per raggiungere la nave di Sea Watch. Il bilancio fu di cinque morti affogati. Il tutto è documentato da un report di EUNAVFOR MED Operazione Sophia inviato agli uffici competenti dell’Unione Europea.

Nella truppa umanitaria, si è unita anche ARCI, storica associazione della sinistra finanziata tra gli altri dalla Open Society Foundations di George Soros, che si proclama impegnata “sui temi legati all’immigrazione, al diritto d’asilo, alle nuove cittadinanze”. Negli ultimi anni, infatti, ha sostenuto ogni iniziativa immigrazionista possibile, da “L’Italia sono anche io” per l’introduzione dello ius soli a “Welcoming Europeper spronare gli Stati europei ad una maggiore accoglienza.

A bordo delle quattro navi della missione Mediterranea, un nutrito numero di giornalisti pronti a propagandare tutti i “disumani” accadimenti che avvengono davanti alle coste libiche. Gli italiani a bordo sono Nello Scavo di Avvenire che pubblicò le immagini farlocche sui migranti torturati in Libia, Valerio Nicolosi di TPI, Marco Censurati e Elena Stancanelli di Repubblica. Ogni giorno i quattro giornalisti pubblicano, sui rispettivi giornali, quattro  diari di bordo”, ovviamente uno sulla falsa riga dell’altro. I direttori certamente non aspirano all’esclusività delle notizie.

L’obiettivo numero uno dei giornalisti italiani a bordo delle navi di Mediterranea, al momento, sembra quello di screditare l’impegno della Guardia Costiera Libica.

Forse perché, nel 2018, ha già riportato in Libia 14.000 migranti diretti in Europa?

A tal proposito, è iniziato l’8 ottobre scorso un nuovo modulo di addestramento dei militari della Guardia Costiera e della Marina Libica a La Maddalena in Sardegna, organizzato da EUNAVFOR MED Operazione Sophia.

Al momento, le quattro navi non hanno ancora incrociato nessun barcone di migranti, e per questo motivo, le anime belle stanno iniziando ad urlare al complotto.

Oscar Camps, il fondatore di Proactiva Open Arms, ha dichiarato in un post su Twitter: “La battaglia che si svolge nel Mediterraneo, le ONG internazionali da una parte e un’alleanza non dichiarata ma abbastanza evidente tra Roma-Tripoli-Valletta dall’altra parte. Occultamento di chiamate SOS, trappole e persecuzioni. Abbiamo un’autentica GUERRA in zona SAR e per l’occasione ha issato una bandiera nera sulla nave Astral che ricorda la sanguinaria bandiera dell’ISIS.

Valerio Nicolosi, reporter per TPI, descrive la frustrazione presente a bordo delle navi di Mediterranea, e spiega “con gli altri membri dell’equipaggio cerchiamo di capire cosa stia succedendo ma è chiaro che dalla Libia tutto sembra fermo”.

Elena Stancanelli, calata più nel ruolo di attivista rispetto a quello di giornalista, nel suo diario del 6 ottobre chiama alla mobilitazione: “Qui, come aveva scritto Sandro Veronesi, la questione è il confine tra la vita e la morte. E’ questo che va transennato, guardato a vista. Loro, i volontari, ci chiedono di gridare più forte. I calciatori italiani, gli sportivi, i cantanti, gli attori, le persone che attirano l’attenzione qualsiasi cosa facciano. Gli serve davvero che siano qui con loro, a rafforzare il loro lavoro, a farlo conoscere. Ci chiedono di spronarli a salire a bordo con loro. Questo non l’avevo capito benissimo prima di partire. Lo dico adesso qui, con chiarezza. Come una specie di appello”, inserendo anche il link per le donazioni. 

A proposito di donazioni, sono stati raccolti quasi 100 mila euro dalla partenza del 4 ottobre. Riusciranno le anime belle a raggiungere l’obiettivo sette volte superiore?

Ad oggi, i testimonial noti, che stanno cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica italiana attraverso i social network e le ospitate televisive, sono Michela Murgia che voleva cambiare “Patria” in “Matria”, Sandro Veronesi e Paolo Virzì.

Chiudiamo con l’armatore della nave Mare Ionio: Alessandro Metz, operatore sociale specializzato nelle problematiche riguardanti la salute mentale, due mesi fa si improvvisa “armatore sociale” e diventa il proprietario del vecchio rimorchiatore. Grazie alla linea di credito di Banca Etica e alle fideiussioni dei politici coinvolti, Mare Ionio è stata acquistata, intestata a Metz e adattata per le operazioni SAR.

Non ditelo alle anime belle di Mediterranea: da quando sono arrivati in zona SAR, la Guardia Costiera Libica ha salvato e riportato in Libia 123 migranti.

Un “prezioso carico di esseri umani” perso.

Francesca Totolo

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3 Commenti

  1. Articolo eccezionale,la descrizione di una sinistra cattocomunista impegnata a favorire una invasione ignobile di feccia africana analfabeta e tribale,gli indegni collegamenti con le deiezioni sorosiane,il tentativo di essere ed apparire di personaggi pluri trombati con manie di iper protagonismo……… hanno contribuito ha creare la latrina in cui viviamo, gli italiani che li hanno,forse,votati si dovrebbero vergognare di esistere………uno schifo indegno, comunistoidi simbolo del degrado morale e sociale in cui viviamo. Uno schifo inverecondo.

  2. hai capito le famose migrazioni “bibliche,epocali,meganoidi” che pensare di fermarle non solo era impossibile ma sarebbe stato come “vuotare l’oceano con un secchiello “…

    dite a questa sorta di armata brancaleone che se tengono il transponder spento* gli scafisti non riescono a localizzare sui siti come vesselfinder e di conseguenza – a meno di non avere qualche altro aggancio diretto – non riescono a portare loro i carichi di aspiranti profughi.

    * in realtà staccata l’antenna, viene agganciato al finale di potenza del transponder un cosidetto “carico fittizio” per cui anche se il transponder è acceso e perfettamente funzionante non trasmette nulla,scafisti compresi.

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