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Roma, 17 lug – La portata dell’alluvione in Germania, Belgio, Olanda e Lussemburgo la conosceremo solo fra qualche giorno. Se non addirittura settimana. Per adesso possiamo limitarci ad una macabra conta dei morti, che tenendo conto dei dispersi supereranno agevolmente la (già raggiunta) tripla cifra.



Alluvione in Germania, il riscaldamento globale non c’entra

Eventi come questo accadono. Storicamente sono sempre accaduti. L’alluvione in Germania, spiegano gli esperti, è stata causata da un’ondata di piogge con tempo di ritorno pari ad un secolo: significa che una tempesta come questa può verificarsi – e si è verificata in passato – ogni 100 anni. A prescindere, insomma, dal riscaldamento globale. Che esiste e può indubbiamente portare ad un intensificarsi di tali episodi. Rimane il fatto che sulla sua origine antropogenica non esiste unanimità di vedute nella comunità scientifica. Anzi: attribuirlo all’uomo e agire di conseguenza rischia di spostare l’attenzione dal nocciolo, forse il più importante, della questione.

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Il problema sono gli investimenti pubblici

Ammesso che sia colpa dell’essere umano e pensare che questi abbia la possibilità di invertirne la tendenza, infatti, agisce quasi da meccanismo (auto)assolutorio. Per cosa? Per non dire che in Germania esiste un problema legato agli investimenti pubblici. Soffocati da un’infinita retorica sul debito quasi come fosse una colpa, i governi di Berlino da anni – per non dire decenni – tirano letteralmente la cinghia sulla spesa pubblica. Non senza un discreto grado di coerenza, sono i primi ad aver sperimentato su loro stessi il modello dell’austerità. Poi diventato paradigma (euro)imposto. Il centro studi Bruegel ha fatto i conti in tasca al Palazzo della Cancelleria: nell’arco di quasi vent’anni, la spesa pubblica per investimenti è rimasta puntualmente su livelli (molto) più bassi rispetto ad altre nazioni come Italia, Francia e Spagna. Anzi: dal 1993 ad oggi è persino possibile individuare un lento ma costante calo.

Il dissesto idrogeologico è competenza pubblica

Certo, il settore privato compensa più che generosamente. Peccato che la tutela del territorio – anche e soprattutto dal lato del dissesto idrogeologico – sia competenza prettamente pubblica. E abbia bisogno di decine, quando non centinaia, di miliardi per irregimentare le acque, costruire e mantenere argini, mettere in sicurezza le frane e via dicendo. Alla mancanza di tutto ciò (volendo possiamo anche includere una pessima gestione della pianificazione territoriale tra fiumi tombati etc.) va ascritta la catastrofe dell’alluvione in Germania. Non ad altro. Poi possiamo continuare a credere che l’unico modo di affrontare il problema sia contrastare il riscaldamento globale. Il che non sposta di un millimetro la questione: l’unico modo di tutelare l’ambiente è quello di prendersene cura. Attivamente. Spendendo, al bisogno, tutti i miliardi necessari.

Nicola Mattei

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1 commento

  1. l’ho sempre detto io…in politica il più pulito c’ha la rogna.

    e i paesi esteri NON sono migliori del nostro….
    semplicemente,i loro panni sporchi se li lavano in casa,anzichè fare come i nostri politici che vanno
    all’estero e da un pulpito MONDIALE dicono su ai loro nemici politici rimasti a casa.

    ….tanto per NON dirlo,i politici russi e cinesi quando sono all’estero,di questioni interne non ne parlano quasi mai.
    interpellati in merito,quasi sempre rispondono che “sono questioni interne e a voi non vi riguardano”
    quando impareremo in questa disgrazia di paese,a SEMBRARE almeno..
    un pò seri,anzichè fare i pagliacci internazionali?

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