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Roma, 13 set – Se, fino a pochi mesi fa, l’attenzione per la sicurezza sul lavoro all’interno di un’azienda doveva essere altissima, oggi, ai tempi del Covid-19, deve diventare la priorità assoluta. Il coronavirus ha portato a un punto di rottura con il passato e ha cambiato le abitudini di tutta la popolazione del mondo, soprattutto dei lavoratori: anche sul posto di lavoro, infatti, devono essere mantenute le distanze sociali, deve essere garantita l’igienizzazione delle mani e degli ambienti e la mascherina è d’obbligo.

Ciò avviene in qualsiasi luogo di lavoro, dal negozio di abbigliamento al centro commerciale, dal magazzino allo studio televisivo. Insomma, dove vi sono delle persone, il virus trova terreno fertile.

Il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza

La tutela della salute dei lavoratori in un’azienda ai tempi del Covid-19 è compito del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (Rls). Questa figura, istituita dal decreto 626 del 1994, è divenuta oggi fondamentale per garantire la sicurezza dei lavoratori e il rispetto delle norme di sicurezza per il contenimento dei contagi.

Secondo il decreto, il Rls è la “persona eletta o designata per rappresentare i lavoratori per quanto concerne gli aspetti della salute e della sicurezza durante il lavoro”. È obbligatorio che ogni azienda ne elegga uno: può essere scelto tra i lavoratori in quelle piccole o all’interno delle Rappresentanze sindacali aziendali se il numero dei dipendenti è elevato. Egli ha tre compiti principali: controlla le condizioni di rischio nell’azienda, attua delle misure di prevenzione idonee a tutelare la salute e l’integrità fisica dei lavoratori e formula proposte e iniziative sull’attività di prevenzione. È facile comprendere quanto questo ruolo abbia assunto un’enorme importanza nel mondo del lavoro.

Il protocollo di sicurezza e il ruolo del datore di lavoro

Lo scorso marzo, la presidenza del Consiglio, Cgil, Cisl e Uil hanno sottoscritto con il governo e le parti datoriali un protocollo di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro.

In esso non solo vengono emanate le norme di sicurezza, come la misurazione della temperatura, l’uso dei dispositivi di protezione e consentiti gli ammortizzatori sociali, la sospensione o la riduzione delle ore lavorative per controllare i contagi, ma vengono nominati dei rappresentanti a livello aziendale o territoriale che garantiscano una piena ed effettiva tutela della salute dei lavoratori.

Il datore di lavoro acquisisce allora la responsabilità di comunicare con il Rls, per valutare i rischi e proporre soluzioni per la tutela della salute, ma anche di restare attenzione alle misure di sicurezza sul lavoro adottate all’interno dell’azienda e allo stato di salute dei dipendenti.

Deve precludere l’accesso a chi, negli ultimi 14 giorni, abbia avuto contatti con soggetti positivi al coronavirus o provenga da zone a rischio secondo l’Oms e comunicare agli organi preposti l’eventuale variazione del rischio biologico derivante dal Coronavirus per la salute sul posto di lavoro.

È sempre sua responsabilità aggiornare il Dvr prevedendo misure di contenimento del coronavirus in relazione all’attività svolta. Il datore di lavoro deve preoccuparsi di individuare i pericoli, valutare i rischi ed adottare le conseguenti misure organizzative e procedurali. Con il supporto del medico del lavoro e dell’Rls, dovrà emanare una serie di disposizioni volte a ridurre la possibilità di contagio per il proprio personale, seguendo le indicazioni fornite dalle autorità sanitarie.

Al primo posto delle responsabilità di queste figure, però, vi è sempre il lavoratore. Il compito del datore di lavoro sarà dunque quello di prestare attenzione allo stato di salute dei dipendenti e prendere le misure necessarie per contenere i contagi, come visite mediche, rilevamento della temperatura, ascolto e supporto del dipendente.

A questo punto, già a marzo, emergeva il problema della privacy: come viene garantita la tutela dei dati personali dei lavoratori sottoposti a visite e misure di sicurezza? Innanzitutto, si tratta di dati necessari, adeguati e pertinenti rispetto alla prevenzione del contagio da COVID-19. La privacy viene garantita Attraverso l’informativa sul trattamento dei dati personali, in cui vengono indicati i fini della raccolta dei dati, ovvero esclusivamente la prevenzione del contagio, e i modi di conservazione degli stessi.

E se dovesse emergere il sospetto che un lavoratore abbia contratto il virus? Nel caso in cui un dipendente fosse affetto da sindrome influenzale, bisogna invitarlo a rimanere a casa e consultare il medico di famiglia. Bisogna chiamare il 112 solo in caso di difficoltà respiratorie e non recarsi al pronto soccorso. Si può optare per l’isolamento del dipendente, ma sempre garantendo la tutela della sua privacy. È necessario che il datore di lavoro resti aggiornato consultando periodicamente i siti del ministero della Salute e dell’assessorato alla sanità della propria regione nonché del proprio comune di residenza.

Esempi di precauzioni contro il contagio

Ogni azienda ha adottato norme di comportamento in base agli aggiornamenti dei protocolli di sicurezza emanati dal Governo. Per riassumerne alcune:

  • distanziamento sociale
  • uso di dispositivi di protezione
  • blocco delle trasferte e degli eventi aziendali
  • controllo della temperatura e isolamento in caso di superamento dei 37,5°
  • intensificazione dei processi di igienizzazione degli ambienti
  • smart working e videoconferenze
  • corsi di sensibilizzazione al rispetto delle regole
  • attivazione di presidi sanitari
  • supporto medico specialistico da remoto
  • campagne epidemiologiche sul personale aziendale

L’emergenza coronavirus ha imposto delle nuove abitudini, rendendo più delicati i rapporti tra le varie figure professionali e le manovre per garantire la sicurezza sul lavoro.

Il mondo, però, non si può fermare ed è stato fondamentale creare un piano di crisis management, con la prevenzione come priorità assoluta, per affrontare il futuro e permettere alle aziende di ripartire. Ogni azienda ha dato il  suo meglio per rispettare le regole anti-contagio, nonostante nessuna fosse pronta a un evento del genere. Come lavoratori, non ci resta che rispettare le norme di sicurezza e proseguire con la nostra vita, seppure sia stata sconvolta.

Michela Panzini

1 commento

  1. La sicurezza sul lavoro al tempo del sino-virus è la verifica preventiva degli stati infiammatori in atto nei lavoratori… Una volta debellati gli s.i., grazie all’ annullamento delle cause, i lavoratori cominceranno a sorridere più sicuri, meno paranoici.

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