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Oristano, 13 set – Cesare Battisti non la spunta, nonostante lo sciopero della fame. Il terrorista comunista pluriomicida è stato trasferito nel carcere calabrese di Rossano, nel circuito di alta sicurezza As2 destinato ai detenuti condannati per fatti legati al terrorismo, dove sconterà la sua condanna all’ergastolo. Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), con parere favorevole della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, ha infatti respinto la richiesta dei legali dell’ex membro dei Pac-Proletari armati per il comunismo, oggi nel carcere di Oristano, di ottenere un regime detentivo meno restrittivo da scontare a Roma o Milano, dopo le proteste di Battisti, che aveva annunciato di fare lo sciopero della fame contro le proprie condizioni di detenzione.

I legali del terrorista: “La vendetta dello Stato italiano continua”

Ora l’ergastolano passerà 15 giorni in isolamento sanitario previsti come norma anti-coronavirus. “Non abbiamo ricevuto nessuna informazione ufficiale su un eventuale trasferimento del nostro assistito nel carcere di Rossano. Se fosse vero la vendetta dello Stato italiano contro Battisti continua“, aveva commentato l’avvocato Gianfranco Sollai, difensore dell’ex Pac insieme al collega milanese Davide Steccanella. “Io faccio l’avvocato e ho scritto più istanze formali al Dap e al ministero competente e apprendo che i media godono del privilegio di una risposta che a me, in tutti questi mesi, non è mai stata data, rendendo quindi impossibile ogni impugnazione o altro. Dispiace, inoltre, che per apprendere ciò sia stato necessario che il mio assistito compisse un atto come lo sciopero della fame”, aggiunge Steccanella. Un “carcere“, quello di Rossano – obietta l’avvocato -, “di fatto irraggiungibile da familiari e difensori come ben noto al ministero“.

Nei giorni scorsi, la notizia delle proteste di Battisti per il regime carcerario troppo duro e della sua richiesta di trasferimento, unitamente allo sconto di pena di 45 giorni concesso per buona condotta, aveva scatenato le reazioni di sdegno dei familiari delle vittime e dell’opposizione.

Adolfo Spezzaferro

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