Roma, 10 nov – L’Australia si è dovuta per diversi anni confrontare  con la crescente influenza della Cina. Fino a poco tempo fa, era essenzialmente una pressione limitata al campo del soft power ma dall’ottobre del 2016 deve affrontare una minaccia sempre più aperta ed esplicita alla sua sovranità da parte di Huawei.

Una riflessione più ampia ed articolata sulla penetrazione cinese in Australia ci consente di sottolineare come la Cina stia cercando di condizionare  profondamente le scelte politiche ed economiche di Canberra attraverso vari strumenti come l’Istituto delle relazioni sino-australiane (ACRI) della Sydney University of Technology che ha ricevuto una donazione di 1,8 milioni di dollari da Xiangmo Huang, un milionario sino-australiano che ha fondato la società australiana Yuhu (un tentativo cinese di addestrare “agenti di propaganda”?).Ciò non dovrebbe destare alcuna sorpresa se pensiamo che nel 2012 la National Broadband Network (NBN) aveva vietato a Huawei, dietro parere dell’Australian Security Intelligence Organization (ASIO), di rispondere, per ragioni di cybersicurezza, alle gare per il progetto NBN (un piano in cui lo stato australiano ha investito 38 miliardi di dollari, iniziato nel 2009 e che probabilmente verrà completato nel 2020. Il suo obiettivo è collegare il 93% dell’Australia alle fibre ottiche).

Non a caso Huawei è stata sospettata dall’Australia di essere utilizzata dai servizi segreti cinesi a scopo di sorveglianza o spionaggio ed è quindi stata al centro del dibattito politico nel paese in agosto anche in relazione alla necessità di creare le adeguate infrastrutture  per la rete 5G che consentirebbe- sempre in linea teorica- alla società cinese di attuare una sorveglianza ampia ed articolata in Australia soprattutto considerando il fatto che, a livello giuridico e politico, le società cinesi sono tenute a riferire al Partito comunista cinese tutto ciò che può essere   utile alla sicurezza nazionale.

D’altra parte Huawei è stata fondata da Ren Zhengfei, membro del partito comunista cinese  ed ex ufficiale dell’Esercito popolare di liberazione che e allo stato attuale è il presidente della società.Non solo l’Australia ha sottolineato la pericolosità di affidarsi a Huawei ma anche l’India nel 2009 aveva vietato a Huawei di vendere la sua tecnologia nelle aree vicine al Pakistan per motivi di sicurezza.

Ebbene ,al di là di questi sospetti circostanziati, è arduo negare che il mondo anglosassone , nel contesto di una guerra economica sempre più aperta e feroce con la Cina, abbia tutto l’interesse a mantenere i suoi sospetti sul gigante cinese allo scopo di promuovere aziende come Telstra o Intel. Opportunamente il responsabile di Huawei Australia John Lord non solo ha sottolineato la sua assoluta indipendenza dalle scelte politiche cinesi ma ha affermato di di essere pronto a far analizzare e testare le tecnologie dell’azienda e a fornire tutte le informazioni richieste dai servizi segreti australiani giocando quindi, a livello di guerra della informazione, sulla trasparenza.

Questo conflitto tra Australia  e Cina ci consente di sottolineare non solo la centralità, nel contesto politico attuale, della guerra economica tra stati e aziende ma ci consente ancora una volta di riflettere sulla necessità da parte dell’Intelligence italiana di sorvegliare con estrema attenzione la postura offensiva cinese nel nostro paese per tutelare la nostra sovranità economica.

Giuseppe Gagliano

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