Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 12 gen – Utenti in fuga da Twitter e Facebook per le recenti censure, ma anche da WhatsApp. Un po’ “colpa” di Elon Musk che ha invitato ad utilizzare Signal (app di messaggistica istantanea alternativa al regno di Zuckerberg), ma soprattutto colpa del messaggio apparso su WhatsApp dallo scorso 7 gennaio. Un’informativa sulla privacy che si è costretti ad accettare, pena la rimozione dell’applicazione dallo smartphone. Nell’avviso, comparso sugli schermi di milioni di utenti italiani e non, si menziona la condivisione dei dati con Facebook. 



Dati da WhatsApp a Facebook: il segreto di Pulcinella 

Parliamo sostanzialmente del segreto di Pulcinella. Perché mai Zuckerberg avrebbe speso 19 miliardi di dollari per acquistare nel 2014 WhatsApp, se non fosse stato interessato ai dati della base utenti della più popolare servizio di messaggistica istantanea? Mark aveva promesso che non avrebbe mai condiviso i dati di WhatsApp con Facebook, negando l’ovvio. Tutto il mondo del trattamento dati e della privacy di questi tempi funziona così: lunghe pagine che nessuno legge, con il titolo scritto grande “è per la tua sicurezza”, mentre sostanzialmente li stai autorizzando a spiarti dal buco della serratura (cosa che nel 99,9% dei casi già stavano facendo).

In Europa siamo al sicuro?

E la questione condivisione WhatsApp-Facebook segue un po’ la stessa dinamica. Il messaggio serve a Zuckerberg per correre ai ripari, per farsi autorizzare a fare quello che già stava facendo. Come riportato dal Giornale l’authority dell’Irlanda, dove ha sede legale la parte europea dell’impero social di Zuckerberg, sta svolgendo accertamenti in coordinamento con le altre autorità garanti europee (Italia compresa). Facebook è subito corso ai ripari, spiegando che la condivisione dati non riguarda gli utenti europei che sono più tutelati grazie sostanzialmente alla Gdpr del 2018, come si sono affrettati a scrivere i media mainstream. 

Siccome in Europa vigono leggi diversi abbiamo dunque lo scudo spaziale che impedisce a Zuckerberg di fare quello che tutti pensano già stia facendo da anni e che ora farà con in maniera autorizzata in tutto il resto del mondo? A voi la risposta. Anche perché i dati condivisi da WhatsApp con Facebook non sono certo robetta. Numero di telefono, transazioni finanziarie, interazioni con altri utenti e aziende, dai ip del telefono, spostamenti etc. Tutto in pratica. Ma chi non ha avuto almeno una volta il dubbio, o anche qualcosa di più, di aver solo detto una cosa al telefono e di essersi ritrovati un’inserzione collegata su Facebook pochi istanti dopo (al di là di quanto potrebbero “sapere” grazie a cookie et similia).

Non solo privacy: il vero pericolo

Il rischio di tutto questo non si limita ad una generica violazione della privacy, o alle censure politiche che i social stanno mettendo in atto in questi giorni. Qual è il vero pericolo lo spiega molto bene Federico Fuga, ingegnere del software e osservatore delle questioni della Rete, sempre dalle colonne de Il Giornale. “Una macchina che mette in relazione tanti dati diversi potrebbe ad esempio incasellare l’utente automaticamente tra persone a rischio solvibilità per un prestito o a rischio salute per un’assicurazione, con modalità automatiche che nemmeno gli scienziati del settore controllano”. L’algoritmo domina tutto.

Davide Di Stefano

Pivert casual italian brand

La tua mail per essere sempre aggiornato

2 Commenti

Commenta