Roma, 19 nov — L’amministratore delegato di YouTube, Susan Wojcicki, ha annunciato mercoledì scorso che la piattaforma di condivisione video più famosa al mondo rimuoverà del tutto i “non mi piace” dalla vista pubblica con l’intenzione di “proteggere meglio i nostri creatori dalle molestie e ridurre gli attacchi di dislike”.



YouTube oscura i “non mi piace”

YouTube Creator, il canale ufficiale della piattaforma, ha dedicato un video a questa decisione dove si sostiene quanto segue: “Nel corso del 2021, YouTube ha effettuato un esperimento rendendo privato il conteggio dei ‘Non mi piace’, per verificare se così facendo se ne sarebbe ridotto il numero complessivo. Lo studio condotto a luglio ha confermato la riduzione. Quindi, procederemo a rendere privato il conteggio dei Non mi piace (sebbene il pulsante rimarrà visibile). Gli spettatori potranno comunque mettere non mi piace ai video, in modo da ottimizzare i consigli personali, tuttavia non ne potranno vedere il conteggio totale, che sarà riservato ai creator all’interno di YouTube Studio.” Il video ha totalizzato più di un milione e mezzo di visualizzazioni in pochi giorni. Riscontrabili solo i “mi piace”, come promesso.

L’ilarità, spesso più pungente di interi articoli pensosi, si diffonde tra i commenti, al momento ancora concessi, come quello dell’utente “TheMisterEpic”, il quale sostiene: “Un altro cambiamento stupido e non necessario che danneggia solo i veri creatori su questa piattaforma. YouTube è così fuori dal mondo che è sorprendente”. Ventottomila “mi piace” per lui. Ben quattordicimila in più dello stesso video, cosa che, a rigor di logica e intuizione, ci porta a stimare il quantitativo di pollici in giù per questa decisione.

Algoritimi, shadowbanning, deplatforming e censura

Gli strumenti nelle mani di queste enormi corporate (Google è proprietaria di YouTube) sono innumerevoli e raffinati nella loro applicazione i quali, molto spesso, sembrano prendere di mira soprattutto determinati contenuti, solitamente critici rispetto alla narrativa dominante, rispetto ad altri, indipendentemente dalle regole contenute negli standard community lines. Alla gente non piacevano le cose che non gli piacevano, e questo non va bene.

La dinamica scientifica dei “mi piace” è uno dei punti cardini dei social network e YouTube non fa eccezione: moneta sonante, indice di (supposto) gradimento, barometro della popolarità e, soprattutto, principale strumento da noi fornito per aiutare le Big Tech a capire sempre più dettagli di noi. Qualcuno diceva: “se è gratis il prodotto sei tu”, la verità è che non siamo il prodotto ma bassa, anzi bassissima, manovalanza al costante servizio dell’oligopolio digitale. E’ una dura legge quella della popolarità sui social che però può prendere pieghe inaspettate e far pensare quanto certi standard valgano solo quando questi mantengono una determinata narrativa o, al massimo, non la danneggino platealmente.

Da YouTube spariscono anche i “non mi piace” a Biden

Per farsi un’idea si veda la cancellazione, a primavera scorsa, da parte di YouTube, di ben due milioni e mezzo di “non mi piace” ai video del canale della Casa Bianca e del presidente Joe Biden. Chiunque avesse dato un’occhiata ai video pubblicati sul canale ufficiale della White House negli ultimi mesi, avrebbe notato tassi di disapprovazione capaci di raggiungere il 99%! Hacker russi? Pirati iraniani? Pericolosi reazionari nostrani? Chi può saperlo. Ciò che conta è che i “mi piace” non sono stati toccati, perché pare ovvio che anche eventuali bot possono essere più uguali di altri bot.

Nonostante ciò, sia la maggioranza dei video in cui compare il presidente degli Stati Uniti, che altre clip di estrema attualità e sensibilità, come ad esempio quelle sul Covid e le recenti decisioni politiche ufficiali per contenere l’epidemia , o tante altre di matrice turbo progressista, sentenziano la schiacciante vittoria dei “non mi piace” sui “mi piace”.
Se poi si considera che la possibilità, da parte di chi carica un video, di togliere i pulsanti “mi piace/non mi piace” o di permettere i commenti c’è sempre stata, la cosa assume tratti grotteschi. Com’era quel detto andreottiano? A pensar male si fa peccato ma spesso si indovina?

I “non mi piace” vincono quando il video su YouTube è politicamente corretto 

 

Valerio Savioli

 

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4 Commenti

  1. Youtube non è per niente libero. Faccio qualche esempio: A me non permette di commentare da tempo… Ho smascherato alcuni imbroglioni che fingevano di difendere la libertà di scelta per la vaccinazione, di opporsi al green pass, ma poi appoggiavano l’obbligo vaccinale, che è ancora peggio, promettendo alla gente presunti ristori “facili” in caso di effetti collaterali (se fosse così semplice i sanitari che già hanno l’obbligo sarebbero diventati ricchi), è un modo di dire..La giurisprudenza è complessa. Ma poi, a prescindere dai soldi, se uno non si fida del vaccino, per quale motivo dovrebbe chiedere un obbligo? Dissonanza cognitiva a mille.
    Sarebbero più gli svantaggi che i vantaggi. Fra l’altro, già esiste! per i sanitari! loro ripetevano come un mantra, che il governo “avrebbe paura” di farlo. Neppure di fronte all’evidenza.. capivano di essere presi in giro.
    Devo essere stato segnalato perchè ho scritto cose scomode per il gestore del canale, che aveva decine di migliaia di visualizzazioni. Sotto ogni messaggio favorevole all’obbligo vaccinale c’erano da 50 a 100 like. Poi spariscono like… Aggiungo:non puoi postare neanche un link per dimostrare quello che stai dicendo.
    Ci sono “paroline magiche” che se le inserisci il tuo messaggio sparisce. Anche solo rispondere alla disinformazione che fanno alcuni, diventa impossibile. Poi moltissimi video, non politically correct, li ho visti censurare. Alcuni li ho ritrovati su Myvideo.
    Poi la questione che il padrone del canale, può decidere appunto chi fare commentare e chi oscura.. è grottesca! Se la cantano e se la suonano! Lascia solo i suoi sostenitori(spesso troll pagati) e gli altri li cancella, così sembra che tutti siano d’accordo. Trasparenza uguale a zero. P.s: è il mio parere.

    • Non è un parere, son fatti, grazie e buono a sapersi a conferma del sempiterno fetore digitale percepito.

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