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Roma, 23 nov – Crackers, vestiti, shampoo: tutte le multinazionali del mondo stanno “ritingendo” il Natale di arcobaleno inserendo un elemento Lgbt nelle loro pubblicità. Tanto perché sarebbero loro quelli “discriminati” …

Pantene e “Family is Beautiful Lgbtq”

Pantene, che in Italia come testimonial ha la onnipresente Chiara Ferragni, ha sponsorizzato non una, ma ben due campagne pubblicitarie tutte strutturate attorno allo sdoganamento della famiglia arcobaleno. La prima, “Family is BeautifuLGBTQ” ha come protagoniste alcune famiglie composte da due papà o due mamme, che lavano i capelli ai loro figli più piccoli. Parallelamente, la popolare marca di shampoo ha lanciato una campagna grazie alla quale, per ogni foto di famiglia che sui social verrà condivisa con l’hashtag #BeautifulLgbtq, verserà 1 dollaro a Family Equality, organizzazione che propaganda l’uguaglianza famigliare.

Procter & Gamble amica dei transgender

Procter & Gamble, multinazionale che possiede, tra gli altri, i marchi di Gillette, lo stesso Pantene, il detersivo Dash e il dentifricio AZ, ha sponsorizzato il progetto “Hair has no gender”. Di nuovo, le famiglie arcobaleno sono il centro della campagna, che è stata creata con l’intento di sostenere l’Associazione Libellula (organizzazione di tutela per i transgender), col supporto di AGedO (Associazione italiana di genitori, parenti, amiche e amici di lesbiche, gay, bisessuali, trans).

Zalando e l’amore gay di un islamico

La pubblicità che forse avrete visto più spesso è quella di  Zalando: il popolare sito di e-commerce di vestiario ha realizzato due spot pubblicitari a tematica Lgbt. Nel primo, una voce narrante ci introduce alla storia che vede protagonista il musulmano Aly che incontra un uomo afroamericano di cui si innamora. Nel secondo, si celebra l’amore in toto, con una serie di immagini di persone d tutte le etnie e di tutte gli orientamenti sessuali che si abbraccia. Ci chiediamo, tuttavia, se questo spot verrà usato anche per i Paesi a maggioranza islamica che, secondo i dettami di queste campagne di marketing, necessitano di “sensibilizzazione”.

Ritz & il “lavoro dei sogni”

Last but not least, abbiamo i cracker Ritz, che notoriamente ingenerano dipendenza. La società produttrice degli snack ha creato uno spot in cui un ragazzo, di origine latinoamericana, chiede alla madre via sms di poter parlare. Nelle inquadrature successive, vediamo il ragazzo abbracciato a un ragazzo afroamericano. Lo slogan? “Dove c’è amore, c’è famiglia”. Concludiamo con Indeed, motore di ricerca stile InfoJobs, che ci dice che loro sono bravi non discriminare. La protagonista reclama: “Sono nera, sono una donna e sono lesbica. Voglio trovare un lavoro dove posso essere me stessa“. Noi ci accontentiamo di solito di uno straccio di contratto, ma si sa, loro puntano più in alto.

Coccolati dal sistema, sfruttati e felici

Se tutte le più importanti aziende, di ogni tipo di settore del commercio, inseriscono come preponderante l’elemento Lgbt delle loro campagne da lanciare sotto Natale, in che senso alcune minoranze possano ritenersi discriminate? A fronte di una presenza piuttosto esigua nei censimenti nazionali, la comunità Lgbt riceve una sovraesposizione mediatica senza precedenti, e viene addirittura propagandata da queste importanti società come il nuovo modello di famiglia. Resta il fatto che in un Paese progressista come l’Inghilterra, ad esempio, in 5 anni i divorzi tra le coppie Lgbt sono raddoppiati raggiungendo cifre da capogiro. Perché se “love is love”, l’amore gay evidentemente segue lo stesso moderno percorso “usa e getta” di quello eterosessuale. Vien da chiedersi, inoltre, se tra qualche mente appartenente alla sfera Lgbt arrivi il concetto che queste grandi multinazionali non vogliono il “bene” delle loro comunità: sono solo pronte a sfruttare commercialmente qualcosa che ora è cool e che, forse, vende bene. Insomma, nessuna conquista. E’ solo il mercato, baby.

Ilaria Paoletti

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5 Commenti

  1. bene,bene…
    facciano pure:
    personalmente ogni volta che vedo uno spot pro femminismo,
    lgbt,blm e similari,aggiorno la mia lista di proscrizione:
    è già qualche anno,che ho cominciato..
    fin dai tempi del famoso spot nazifem di gillette.

    a conti fatti,sto risparmiando un sacco di soldi:
    e per giunta aiuto le mie aziende,visto che nove volte su dieci
    non prendo il prodotto della multinazionale e ripiego su qualcosa
    di locale.

  2. Non solo sfruttano commercialmente! Sviano anche circa la reale qualità (sic!) del loro prodotto (di ieri, di oggi e di domani) e chiedono “foraggio” finanziario. E il cerchio vergognoso si chiude.

  3. spot inguardabili,così come sono le coppie omosessuali alle prese con bambini comprati.

    potranno incarcerarmi per una vita intera,spararmi alle spalle per le strade,ma niente e nessuno potrà mai farmi cambiare idea su quello che è ius naturale e da un concetto di NORMALITA’ delle cose.

  4. evidentemente alle multinazionali i clienti normali non interessano.

    buono a sapersi…
    personalmente ogni volta che vedo una pubblicità pro lgbt \ nazifem \ blm \ ecc
    aggiorno la mia lista di prodotti da evitare come avessero la rogna.

    e a dirla tutta,ho scoperto che schivando le multinazionali,oltre a risparmiare….
    mantengo i soldi in italia e
    aiuto le piccole realtà imprenditoriali italiane.

  5. Io sono contento che facciano queste pubblicità, almeno sono a conoscenza dei prodotti che non debbo acquistare!

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