Produzione franco-belga per questo horror natalizio (avranno fatto tardi per Halloween o è un nuovo trend quello di far uscire film horror a Natale, ormai ribattezzato Deathcember?), Le Calendrier fa riflettere su diversi aspetti culturali e antropologici. Scritto e diretto da Patrick Ridremond, alla seconda prova dietro la macchina da presa, Le Calendrier ha aspetti assai originali, pur facendo riferimento a classici come Hellraiser o a tutta la filmografia che ruota attorno agli oggetti da non aprire e da non toccare.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di gennaio 2022

Un horror politicamente scorretto?

Eva è una ragazza diventata paraplegica a seguito di un incidente (scopriremo solo verso la fine cosa è effettivamente avvenuto e chi era davvero, con non pochi rimandi a Suspiria e a Black Swan). Agli inizi di dicembre la sua migliore amica le regala, in occasione del suo compleanno, un antico calendario dell’avvento ligneo rubato da un antiquario tedesco. L’oggetto è animato da Ich, una sorta di burattino che esce dalla scatola ogni mezzanotte per esortare il suo «interlocutore» ad aprire la finestrella relativa al giorno e mangiare il cioccolatino. Scolpite dietro la scatola-calendario, le regole del «gioco»: se inizi a mangiare un cioccolatino, li devi mangiare tutti o Ich ti uccide; se butti il calendario, Ich ti uccide.

Nonostante alcune lacune narrative e il budget limitato, Le Calendrier riesce a creare un’atmosfera lugubre e misteriosa che riflette la protagonista e i suoi segreti. Qualcuno lo ha già definito l’horror dell’individualismo, ed è vero che non c’è spazio per l’altro, continuamente manipolato e sacrificato sul personale altare di Eva. Anche le figure sentimentalmente importanti, come il padre malato di Alzheimer o la migliore amica, per non parlare del fedele amico a quattro zampe, pagheranno il prezzo del desiderio di rivalsa della giovane paraplegica.

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Delirio di onnipotenza, desiderio di vendetta o semplici allucinazioni di una ragazza al limite? Impossibile sapere con certezza dove Ridremond voglia andare a parare, ma la cosa certa è che Eva è un personaggio femminile tipico della generazione MeeToo. Ogni interazione con il prossimo è falsata dalle manie di persecuzione della ragazza che, se inizialmente trova nell’altro un nemico che la vessa (pensiamo alle molestie sessuali del bankster cocainomane che la sua amica le presenta, o alla collega arrivista che le farà le scarpe), non si esime però dal prevaricare i personaggi che faranno di tutto per aiutarla fino al punto di dimenticare sé stessi. Ed è proprio qui che il film fa riflettere a proposito del vittimismo femminile, così agli antipodi rispetto a quello che in teoria dovrebbe essere il femminismo o l’emancipazione di genere, e che invece rispecchia perfettamente il piagnisteo globale che tutte le «minoranze unite» adottano quando vogliono recriminare qualcosa. Ci troviamo dunque di fronte ad un…

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