Roma, 16 gen — Le Sorelle Bandiera, Leo Gullotta, Rita Pavone, Platinette, Maurizio Ferrini: lunga è la lista dei personaggi dello spettacolo apparsi in televisione en travesti (travestiti dal sesso opposto) negli ultimi 50 anni. Un grande classico — da avanspettacolo prima e da palcoscenico televisivo poi — in cui nessuno, fino ad ora, aveva mai colto alcun tipo di ideologizzazione. Politicamente neutri, facevano ridere — o sorridere — e basta, assolvendo così alla propria funzione. Che fossero attori, comici, commentatori televisivi, cantanti, nessuno aveva mai tentato di mettere sulla loro testa il cappello dell’inclusività Lgbt o consacrarli a simbolo delle «lotte per i diritti».

Arriva Drusilla Foer e tutti parlano di diritti

Tutto è cambiato con l’arrivo di Drusilla Foer, personaggio femminile interpretato dall’attore Gianluca Gori che apparirà all’Ariston il 3 febbraio, alla prima del Festival di Sanremo. Dall’annuncio della sua partecipazione non si è fatto altro che parlare di «grande conquista», di «passo enorme» sul fronte dell’inclusione. Tutto questo perché un uomo vestito da donna, diventato famoso per i monologhi telefonici (copiatissimi, e male, dall’immortale Franca Valeri), ha rubato il posto a una donna vera nella conduzione del Festival. Apparendo, peraltro, come nessuna donna potrà mai sognarsi di presentare Sanremo — o qualsiasi altro programma televisivo: con i capelli bianchi e il volto pieno di rughe.

Il meccanismo appare chiarissimo: si spaccia la presenza di Foer come novità assoluta, elemento di rottura di schemi bigotti e oscurantisti per creare l’humus per le solite istanze — in questo caso, i diritti Lgbt —  come se andasse combattuta una guerra; come se l’intero establishment non si fosse già piegato a 90 al ricatto morale delle cosiddette «minoranze oppresse». Va creata una finta «conquista» per farci credere esista ancora qualcuno che si scandalizza per un uomo che si mostra in tv con trucco e parrucco e legittimare nuove cacce alle streghe di stampo progressista. Così, mentre le beghine dei diritti vanno in brodo di giuggiole per Foer, noi riproponiamo questa carrellata di storici personaggi femminili interpretati da uomini.

Dalle Sorelle Bandiera a Platinette

I più attempati o i più giovani ma amanti di un certo trash si ricorderanno Le Sorelle Bandiera, trio comico e musicale attivo tra il 1976 e il 1992, lanciato originariamente all’interno della trasmissione televisiva di Rai 2 L’altra domenica, ideata e condotta da Renzo Arbore. Lanciarono il loro cavallo di battaglia, Fatti più in là, tutt’oggi indimenticato da chi ben ha memoria di quei tempi, ma la parabola delle Sorelle nel mondo dello spettacolo vide la loro partecipazione anche in alcune pellicole, e contò una serie infinita di apparizioni e piccole partecipazioni televisive.

 

Altra «scoperta» di Arbore è stato Maurizio Ferrini. Lanciato a metà anni Ottanta era riuscito ad arrivare, nell’89, al gotha delle trasmissioni televisive Rai dell’epoca, partecipando a DomenicaIn nei panni della signora Emma Coriandoli, parodia della casalinga media italiana. In quell’occasione nessuno si profuse in afflati di gioia masturbatoria in salsa Lgbt, né, di contro, nessuno espresse la propria indignazione. Grazie a questa interpretazione, Ferrini viene chiamato a girare spot per alcuni sponsor dell’epoca (Fiat, Amadori e Lavazza), e nel 1992 Antonio Ricci lo chiamò a condurre Striscia la notizia, fino al 1994.

Che dire di Leo Gullotta? L’attore e comico del bagaglino, gay dichiarato, portò per anni in televisione il personaggio della signora Leonida, parodia, come egli stesso ebbe a dire,  «delle donne arricchite, parvenu che s’atteggiavano a signore bene ma scivolavano miseramente su sfondoni grammaticali», e le caricature di Maria De Filippi, Gina Lollobrigida, passando per Raffaella Carrà e Sandra Milo.

Rischia di diventare — ma speriamo di no — l’idolo delle ragazzine odierne, quelle con l’encefalo annebbiato dalla propaganda Lgbt e in vena di «transizione di genere», anche Rita Pavone, che nel 1964 venne scelta da Lina Wertmuller per interpretare il monello Gian Burrasca nella fortunata serie televisiva basata sul libro di Luigi Bertelli detto Vamba. Chiaramente la Wertmuller non intendeva sovvertire i ruoli di genere o portare avanti chissà quale rivoluzione Lgbt ante litteram sulla pelle di una ignara ragazzetta: semplicemente, l’energia scanzonata della Pavone era perfetta per la parte. Con la morte della regista, qualche furbone progressista è arrivato a mettere il cappello genderfluid sull’interpretazione del terribile Giannino Stoppani, in arte Gian Burrasca.

Dulcis in fundo, è bene ricordare da decine di anni i palinsesti nostrani ospitano regolarmente, in seno a una pletora infinita di trasmissioni, il signor Maurizio Coruzzi, ai più conosciuto come Platinette. Conduttore radiofonico, conduttore televisivo, personaggio televisivo e cantante italiano, Coruzzi ha però un’enorme, imperdonabile colpa: pur essendo omosessuale e presentandosi nei panni di una drag queen, si è sempre schierato contro adozioni gay, le lobby Lgbt e soprattutto ha più volte espresso la propria contrarietà al ddl Zan chiamandola «legge liberticida e pretestuosa», attaccando frontalmente i vip — quasi tutti — che la sostenevano prima del suo affossamento.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

2 Commenti

  1. Drusilla e identità della persona= dignità e diritti inalienabili della persona…mai si possono negare e mai la collettività può impedirli senza commettere reato…

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