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Roma, 5 mar – Dopo Anna Bolena nera, Lupin afro-francese e James Bond black e donna, arriva la Fata Turchina del ghetto. Secondo quanto riportato dal sito The Wrap, l’attrice afroamericana Cynthia Erivo si è unita al cast di Pinocchio, nuova trasposizione live action della celeberrima favola Disney. Il film, diretto da Robert Zemeckis e scritto da Zemeckis e Chris Weitz, basato sul classico animato della Disney del 1940, inizierà la produzione il mese prossimo nel Regno Unito. Debutterà sulla politicamente correttissima piattaforma di Disney +.

Il blackwashing anche per la Fata turchina

Ormai non fa più quasi notizia. Il fenomeno del black washing (personaggi – anche storici – un tempo bianchi che diventano neri), nel nome della tanto declamata «diversità» da somministrare, cacciandovela a forza, nella gola degli spettatori, è ormai qui per restare. E la Disney, per quanto riguarda l’inclusività (di tutto ciò che non è bianco e cis-etero) è una pioniera, tra coppie di Paperini gay, vecchi cartoni messi all’indice per razzismo e cartoni bisex.

Più diversità!

Già nel nome della «diversità» vengono stravolti pezzi di storia e di letteratura con rifacimenti a dir poco grotteschi – pensiamo al fantasioso cast multietnico di Maria Stuarda regina di Scozia, all’Achille britannico-ghanese in Troy: Fall Of A City, o a Giovanna d’Arco interpretata da un’adolescente originaria del Benin durante le annuali celebrazioni della Pulzella ad Orléans – ora è il momento delle fiabe per i bambini, accusate di non essere abbastanza inclusive.

Di mezzo ci sono soprattutto gli incassi

In tutto questo, ovviamente, l’esigenza «politica» di sottostare al ricatto morale del blackwashing (lo «dobbiamo» agli africani perché noi siamo i bianchi cattivi, sfruttatori e pronipoti degli schiavisti che li hanno oppressi) e proporre la Fata Turchina nera, fa da paravento a un’altra pressante necessità: quella del capitale, di declinare una storia di successo planetario in chiave afro per avere attrattiva commerciale anche sulle fasce di consumatori più «etniche». 

Cristina Gauri

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4 Commenti

  1. Ho già “boicottato”(intendo dire nel mio uso quotidiano), qualsiasi uso personale sia di Netflix(dal quale ho cancellato l’abbonamento) che Disney e similari. Purtroppo ho capito che era l’unico modo per non alimentare questa follia.

    Ho capito come funziona questo “mercato”.
    Il capitalismo moderno, applicato allo spettacolo, si basa su un principio fondamentale: Se noi consumiamo qualcosa che loro ci propongono, questi capiscono che ci piace e ne proporranno sempre di più.

    Quindi, se li guardiamo, anche se non ci piacciono, il loro algoritmo capisce che ne vogliamo di più.

    Delle critiche non importa niente all’algoritmo digitale, che si basa su altri parametri, nemmeno le legge.

    Ergo: l’unico modo per non averne sempre di più, è non guardarle.
    Le “mezze misure” non funzionano.

  2. Una domanda …. ma ci sono così tante SCIMMIE nel mondo per giustificare la presenza dei loro simili nei film/serie ????
    E’ il MERCATO che decide i programmi …..

    In tal senso dovrebbero essere TUTTI CINESI i protagonisti … 3 MILIARDI
    di persone …. 3 MILIARDI di utenti ….. a un tot a persona …

    O sono gli occidentali SCEMI e di SX (inutile ripetizione) che amano i Bongos o meglio ODIANO la loro razza ????

    Odiate mamma e papà ? sapete che c’è ? FATE SCHIFO PURE VOI !!!!
    Ma io sono BIANCO e non ODIO la mia RAZZA !!!!!! solo VOI CattoKom di merda , come Fracè ……

    Dai RAGA , quando la merdosa Disney e la fottuta Netflix faranno i conti
    degli abitanti del globo ….. La Fata sarà GIALLA !!!!
    🤣🤣🤣🤣😈 ah , per i GrulloKattoKom … i Cinesi sono RAZZISTI !!!
    ed i NEGRI gli fanno SCHIFO !!!! 😱😱

  3. Qui si parlava di afroamericani, comunque i cinesi hanno da tempo una grossa fetta di rappresentazione su Netflix e altre piattaforme… non mancano di certo.

  4. Mi viene in mente un’altra cosa sull’argomento:
    Se loro facessero ad esempio: x film di afroamericani, x film di cinesi, x film di coreani, x film di vattelappesca etc.. sarebbe un discorso (e in parte già lo fanno).

    Loro si spingono ben oltre:
    In una storia di un personaggio dei fumetti europeo di origini inglesi, per esempio, ci vanno a mettere l’attore afroamericano(che cazzo c’entra?)
    In una storia di un re Francese(faccio un esempio a caso, tanto sono tutti uguali) ci mettono un attore orientale con gli occhi a mandorla.
    In una storia in una campagna del texas tradizionale, che parla di una coppia etero(nell’originale) ci vanno a inserire in modo forzato i gay(che cavolo c’entrano con la storia?).

    Insomma.. se loro facessero “generi” separati, ogni persona “almeno” potrebbe scegliere. Non danno nemmeno questa possibilità.
    Quello che fanno è un minestrone di tutto che alla fine non esprime niente.. valore artistico spesso è sottoterra a mio modesto parere.. invece che “includere” tante culture, un “miscuglio” del genere, alla fine non rappresenta niente. I personaggi, in molti casi, vengono privati di ogni attaccamento alle origini, trasformandoli in una sorta di versione “neutra” che non racconta niente.. Proprio in linea con alcune prediche di un certo Francesco che sento da tempo..

    Insomma, è la solita salsa globalista. Poche multinazionali hanno guadagnato un potere enorme. La maggior parte delle persone, in assenza di spirito critico, si adattano e vedono queste schifezze(perchè sono dei miscugli di dubbio valore a mio parere) e queste multinazionali che già hanno guadagni da capogiro.. diventano sempre più potenti.

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