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Roma, 20 ott – Avete mai guardato 8 mile, il film sulla storia di Eminem? Se no, guardatelo e pensate a Fedez. Alle sue interviste da Fabio Fazio all’inizio delle quale il rapper canta la sua canzoncina sdolcinata, all’aria da cane bastonato per la stampella che lo sorregge, alle foto di lui vestito da donna con la Ferragni vestita da uomo, alle sue mille interpretazioni, una più buona dell’altra, del mondo politicamente corretto che ci circonda. Oppure, dopo aver conosciuto la vita di Eminem, guardatevi il video di Fedez in cui, rivolgendosi alla popolazione, si raccomanda di indossare la mascherina. Il tutto, spiega Federico Leonardo Lucia, dopo aver ricevuto la telefonata di Giuseppe Conte in cui lo supplica di dargli una mano nella divulgazione dell’obbligo di indossare la mascherina. L’alfiere del premier, il moschettiere di sua maestà, il primo della classe che dà utili consigli agli scolari indisciplinati. Già, perché a quanto pare per Fedez vi è un solo modo per combattere la seconda ondata di epidemia: indossare la mascherina. Meglio se gli viene suggerito dalla presidenza del Consiglio. L’esecutivo lo imbocca, lui sparge il sacro verbo. E lo fa con quella sua solita aria stralunata ma convinta, perché Federico Lucia è convinto di essere il capoclasse a stretto contatto con il preside della scuola.

Clint Eastwood ed Eminem

Quando Marchionne rilanciò i prodotti Fca negli Stati Uniti, utilizzò per i suoi spot durante il Super Bowl sia Eminem che Clint Eastwood. Prima il rapper, poi, anni dopo, l’attore. Simboleggiava, con Eminem, l’atto “rivoluzionario” di acquistare le auto Chrysler, rilanciando un marchio sofferente ma che meritava di essere valorizzato. Con Eastwood, successivamente, agganciò il suo noto patriottismo con l’acquisto di quelle automobili. Clint, fino a quel momento, non si era mai prestato a comparire in uno spot pubblicitario, ma in quel frangente accettò. In entrambi in casi, i due personaggi accettarono di pubblicizzare un progetto che, comunque la si pensi, si presentava come rivoluzionario, utile a rompere certi schemi. E in entrambi i casi, Eminem e Clint Eastwood posero l’accento sull’attaccamento al proprio paese che ogni cittadino dovrebbe provare.

Fedez il bravo scolaretto

Federico Lucia, invece, ha svolto il compitino per prendersi la pacca sulla spalla dal potente governo italiano che si è stabilito perennemente sui suoi scranni tramite la procedura dei poteri speciali. Non è sembrato di vedere un rapper, è sembrato di vedere un cantante per bambini che deve dare il buon esempio e che si allinea pedissequamente alla narrazione colpevolista, la quale si concentra sull’utilizzo delle mascherine da parte della cittadinanza tralasciando totalmente le inadempienze di quello stesso potere inamovibile che gli chiede lo spot pubblicitario. Colpevolista, appunto, perché il sottotesto dice che il casino attuale deriva, e potrebbe cessare, dall’utilizzo delle benedette mascherine. Punto, nient’altro, il signor Conte è esente da colpe e con lui il governo intero.

Ma Federico Lucia in arte Fedez non è nuovo a certi scatti di coraggio. Nel 2015, commentando il teppismo avvenuto il giorno precedente l’apertura dell’Expo, dichiarò che quei comportamenti erano niente se confrontati con le infiltrazioni mafiose e le speculazioni economiche. Paraculata bell’e buona: avrebbe fatto più bella figura a dire che l’Expo rappresenta il male assoluto e che il suo boicottaggio era positivo. Invece no. Filippo Facci, in uno spettacolare articolo su Libero, gli rispose dicendogli che era come se lui (Facci) lo avesse preso a sberle (Fedez) dicendogli che quei ceffoni sono niente in confronto alla fame nel mondo. Federico Lucia lo querelò chiedendogli 100 mila euro di risarcimento. Si sarà sentito minacciato, il rapper. Eminem, alla proposta di labbrate, avrebbe risposto con altre labbrate. Invece, querelina ieri, spot al governo oggi, e domani chissà. Va a finire che i tatuaggi da duro sono finti.

Lorenzo Zuppini

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