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Roma, 18 feb –  Il boss della Nuova Camorra Organizzata Raffaele Cutolo è spirato ieri e, al di là delle considerazioni sul suo operato criminale, per molti è venuto a mancare un personaggio che aveva contribuito a creare un film divenuto cultIl camorrista, opera prima di Giuseppe Tornatore.



Il camorrista, travagliato dal libro al film

Giuseppe Tornatore, futuro premio Oscar, si ispirò per il suo controverso film a un libro: Il camorrista romanzo di Giuseppe Marrazzo. La pellicola del 1986 è una coproduzione fra Reteitalia del gruppo Fininvest e Titanus. Costò 4 miliardi di lire e fu prodotta in due versioni di lunghezza diversa: la versione per il circuito dei cinema fu oggetto di querela e ritirata ad appena due mesi dal debutto, mentre l’edizione estesa, concepita per la televisione, non andò mai in onda. Quando Il camorrista fu redistruibito nelle sale, rappresentò un discreto successo di pubblico e di critica. Tornatore, esordiente, vinse il Nastro d’argento come miglior regista mentre Leo Gullotta vinse il David di Donatello come miglior attore non protagonista. In tv, invece, Il camorrista ci arrivò solo otto anni dopo l’uscita. 

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Le querele di Raffaele Cutolo

Le querele di cui si parlava sopra, che costrinsero il ritiro de Il camorrista dalle sale, furono relative ad proprio una azione legale di Cutolo stesso. Oggetto della controversia è (sia nel libro che nel film) l’omicidio del suo braccio destro, Ciro Parrella, che sembrerebbe decretato dal boss stesso, circostanza da lui sempre negata. D’altronde, sebbene sia evidente che il protagonista sia il o’ professore di Ottaviano, il nome di Cutolo o in generale i nomi veri dei protagonisti non vengono mai menzionati. Anzi, all’inizio de Il camorrista c’è un lungo avviso che specifica come tutto il film non sia che una “elaborazione fantastica” che “trae ispirazione dal quel drammatico contesto non solo meridionale che ci appare dalle cronache giudiziarie e parlamentari e dalla pubblicistica sulla camorra”. Un personaggio scomodo, quello di Cutolo: basti pensare che per interpretarlo infine si è scelto un attore italoamericano, il grande Ben Gazzara, reduce da altre esperienze con registi del nostro Paese.

Così Cutolo diventa sempre o’ professore, sì, ma non di Ottaviano, bensì di  Vesuviano. La Nuova Camorra Organizzata prende il titolo di Camorra Riformata. Il personaggio di Leo Gullotta è ispirato al capo della squadra mobile di Napoli Antonio Ammaturo. A “vestire i panni” del boss milanese Francis Turatello c’è Frank Titas, mentre il feroce killer Pasquale Barra diventa Gaetano Zarra. La sorella Rosaria è, ovviamente, Rosetta Cutolo,  mentre la moglie del boss, sposata in carcere (tutto vero) è ispirata alla figura di Immacolata Iacone.

Il camorrista, un film divenuto cult

Col tempo, e nonostante i problemi in sala e anche ad essere trasmesso in tv, Il camorrista è divenuto un cult e ha rinforzato l’immagine di Raffaele Cutolo, già resa carismatica – se così si può dire – dalla canzone Don Raffaé di Fabrizio De André (Cutolo scrisse al cantautore genovese per complimentarsi, stupito da come sapesse tutti quei dettagli sulla vita carceraria). Un film che nasce con l’intenzione di rappresentare la cruda ferocia della camorra e di svelare gli intrecci con lo Stato operati da Cutolo e i suoi, ha avuto, invece l’effetto contrario: è diventato un film che per quella parte di pubblico che simpatizza per l’ormai defunto boss ne è un’esaltazione, mentre per chi se ne disinteressa è un’opera divertente, intensa, piena di frasi cult da citare a piacimento.

Prima di Gomorra

Prima di Gomorra, insomma, vi fu Il camorrista. Nicola Pinto, attore straordinario che nel film musicato da Nicola Piovani interpretava Alfredo Canale, racconta che per girare alcune scene in esterna era stato utilizzato un ciak finto, con un altro titolo, per far sì che nessuno ricollegasse il nome del film a Raffaele Cutolo. Inoltre, gli attori che avevano interpretato la pellicola di Tornatore, per molti anni venivano riconosciuti e chiamati col nome degli – spesso malvagi – personaggi del film.

Ilaria Paoletti

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1 commento

  1. Le mafie esistono principalmente per due ragioni la prima per esser usata come capro espiatorio (esempio: ci sono due giudici che indagano su finanziamenti illeciti al PCI, li si fa saltare e si da la colpa alle mafie, mafie che sono solo manovalanza ricordiamoci di quelli là).
    Seconda ragione le mafie servono ha far carriera, esempio ne è proprio Tornatore o Saviano, chi sarebbero oggi senza quei film, libri antimeridionali che esaltano anche la figura del mafioso.

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