Roma, 23 giu — Sulla carta sarebbe dovuta diventare la «Netflix tricolore», la piattaforma tanto voluta dal ministro dei Beni culturali Dario Franceschini per promuovere «lo spettacolo e la cultura italiana, live, registrata, gratis e a pagamento, in Italia e nel mondo»; parliamo di ItsArt, progetto rivelatosi un flop mostruoso che ha chiuso il bilancio 2021 con perdite per oltre 7,4 milioni di euro. Tanto paga Cassa depositi e prestiti, cioè gli italiani, azionista di maggioranza con il 51%.

ItsArt, la piattaforma di Franceschini affonda 

Lo rivela il giornalista finanziario Andrea Giacobino nella newsletter Finanzadietrolequinte, portando allo scoperto i numeri del bilancio: nel 2021 ItsArt ha visto ricavi pari a 245 mila euro, a fronte di 7,7 milioni di costi. Di questi, quasi 900 mila euro sono stati spesi in personale. I sogni di emulare Netflix sono rimasti, per l’appunto, sogni: gli utenti registrati su ItsArt sono solamente 141mila, una cifra ridicola che non si avvicina minimamente al bacino di utenza italico della piattaforma americana (si parla di 4 milioni di iscritti nello Stivale nel 2021).

Un flop annunciato 

Un flop annunciato, quello di ItsArt, un’avventura partita male sin dai primi passi. A cominciare dalla modalità di iscrizione: se questa è infatti gratuita, non lo sono la maggior parte dei 1.400 contenuti a disposizione degli utenti. Contenuti che, peraltro, sono disponibili, e gratis, su RaiPlay, che propone, a un pubblico non troppo dissimile da quello di ItsArt, una vasta gamma di contenuti e programmi di cultura. Infine la piattaforma non produce contenuti originali — come fanno, per esempio, Netflix o Prime Video — ma distribuisce unicamente quelli forniti dalle istituzioni culturali. Insomma, appare un mistero il perché Franceschini abbia deciso di spendere elefantiache somme, a carico dei contribuenti, per finanziare un servizio per cui gli italiani pagano già: la Rai, foraggiata con i soldi del canone (poco meno di due miliardi l’anno) e che propone gli stessi contenuti di ItsArt. 

Cristina Gauri

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