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Los Angeles, 25 mag – Sicuramente l‘immaginario decadente e melancolico di Lana del Rey non fa scopa con un certo femminismo agguerrito che va di moda tra le cantanti (anche quelle che fino agli anni novanta avevano la coscienza politica di un carlino) oggi come oggi. E la cantante newyorkese, che ha un album pronto in uscita, ha deciso di scrivere qualche giorno fa su Instagram una lettera aperta contro queste “guerriere” dei sessi. Mal gliene incolse.

Lana del Rey: “Posso parlare di quello che voglio?”

“Ora che Doja Cat, Ariana [Grande], Camila [Cabello], Cardi B, Kehlani e Nicki Minaj e Beyoncé hanno avuto i loro numeri uno in classifica con le canzoni sull’essere sexy, non indossare vestiti, vestirsi in un certo modo, tradire i loro uomini ecc., per favore, posso tornare a cantare su cosa significhi sentirsi bene e innamorati anche se la relazione non è perfetta, o sul ballare per soldi, o qualunque cosa io voglia, senza essere crocifissa o sentirmi dire che sto rendendo “glamour” gli abusi degli uomini sulle donne?” scrive la cantante in un post su Instagram.

“Stufa di scrittrici e cantanti “alternative””

“Sono stufa delle scrittrici e delle cantanti alternative che dicono che io rendo affascinanti gli abusi”, continua, “quando in realtà sono solo una persona famosa che canta sulla realtà di ciò che si vede tutti i giorni e di relazioni molto diffuse dal punto di vista emotivo tutto il mondo” dice ancora la Del Rey. La cantante nella stessa lettera sostiene di essere sì una femminista, ma crede anche che “deve esserci un posto nel femminismo per le donne che appaiono e si comportano come me”. La Del Rey sostiene di aver “spianato la strada ad altre donne che possono smettere di fingersi felici e di poter dire qualsiasi cosa vogliano” e sostiene di essere stata accusata dalle femministe di aver portato addirittura la figura della donna “100 anni indietro”.

Ma adesso è diventata “razzista”

Nessuno però sembra veramente aver letto ciò che ha scritto l’autrice di Summertime sadness: tutti e tutte si sono concentrati sull’etnia delle donne che ha citato. Quasi tutte latinoamericane o di colore. E questo invece che solidarietà da parte delle sue colleghe le è costato una caterva di accuse di razzismo arrivate anche sotto forma di minacce. Il numero di cellulare privato della Del Rey è stato reso pubblico e tempestato di telefonate ingiuriose. La cantante di Born to die ha così postato su Instagram un video di risposta: “Non mi interessa continuare a parlarne, voglio solo ricordare che in quel post la mia unica dichiarazione è stata a proposito del fatto che il movimento femminista ha bisogno di più fragilità. Quando parlo di “donne come me” non intendo “donne bianche come me”. Mi riferisco a donne a cui gli altri non credono perché pensano: “Oh, beh, se lo merita””.

“Mi hanno dato della “puttana bianca””

“È triste perché le donne che ho menzionato – quelle che cantano di ballare per soldi o qualsiasi altra cosa, che poi sono le stesse di cui ho cantato io per 13 anni – sono amiche e colleghe. Non voglio che il mio post, fatto per difendere la fragilità, passi per razzista. Non è giusto”. “Mi spiace di non aver incluso fra le cantanti che ho citato una al 100% caucasica. Ma l’averlo notato dice molto più di voi che di me“. La cantautrice parla delle minacce e dei commenti denigratori ricevuti: «Oltre 200 mila commenti contro di me, il mio numero di telefono finito online, frasi tipo “sei una puttana bianca”. È lo spirito opposto a quello di chi vuole difendere i diritti degli altri. Non sono il nemico, non sono razzista. Dio vi benedica, e fanculo se non vi piace il post”. Immaginate solamente e la Del Rey fosse stata nera e le fosse piovuta addosso una simile “persecuzione” social. Ma oggi come oggi basta non essere in linea col femminismo “pop” che arrivano accuse ben peggiori. E la Del Rey lo ha capito sulla sua pelle.

Ilaria Paoletti

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