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Los Angeles, 18 nov – Il pubblico dà, il pubblico toglie a quanto sembra. O almeno stando a quanto dice Gabriele Muccino, l’anima bella che s’incazzò con Nicola Zingaretti quando “osò” esprimere solidarietà a Salvini dopo un’aggressione. Proprio a lui non va giù che il suo ennesimo film corale con il cast copy paste di tutti gli altri suoi film sia stato escluso da quelli selezionati a concorrere agli Academy Awards  e si sfoga su Instagram.

Muccino: “In Italia si premia chi vende”

“Ieri è scaduto il tempo limite per presentare la candidatura all’Oscar. Per colpa di un equivoco della Produzione per cui lavoro nella consegna della candidatura per gli Oscar, Gli Anni Più Belli non parteciperà, pare, alla selezione che indicherà il film italiano che a sua volta rappresenterà l’Italia alla nuova cerimonia. Ci sono rimasto male, certo” scrive Muccino “Ma so, anzi realizzo di sapere che la Commissione per la selezione dei film italiani da inviare all’Academy, non ha e nemmeno può avere davvero idea del gusto e dello sguardo che gli americani hanno dell’Italia. Si sa già chi verrà selezionato: Il meno commerciale, quello con meno chances, (perché in Italia il film che “incassa” è ancora visto con sospetto, eredità ideologica e infima degli anni ‘70)”. Insomma, per il regista romano se il suo film non è stato selezionato non è perché non rappresenta alcuna novità, ma perché “vende troppo”. Manco si parlasse, poi, di un film di Vanzina. E soprattuto, ci pare di ricordare che questa dinamica progressista in antitesi al commerciale sia figlia dell’ambiente di sinistra a lui tanto caro.

La “modestia” di Muccino sugli Usa

Muccino prosegue dicendo che il limite delle giurie italiane starebbe nel fatto che non capiscano come funziona il circuito del cinema negli Usa. Lui, invece, lo conosce bene: “Ho vissuto 12 anni a Los Angeles e realizzato 4 film in quel sistema complicatissimo. Ho portato e visto Will Smith candidato all’Oscar come miglior attore protagonista ne La Ricerca della Felicità, ho realmente lavorato e vissuto nel sistema Hollywood, alla Columbia dove hanno lavorato i più grandi registi del mondo da Frank Capra a Kubrick a Scorsese. Ho conosciuto lo sguardo che gli americani hanno sul mondo, facendomi camaleonte io stesso e raccontando la loro storia senza averla vissuta ma ispirandomi al nostro cinema più classico senza cadere negli stereotipi di chi non conosce un luogo e lo racconta da straniero”. Insomma più o meno come ha fatto Paolo Sorrentino, Oscar per La grande bellezza ma questo omette di dirlo. “Cerchiamo di migliorarci, per una volta”, conclude Muccino iroso. Ma come, dopo tutto questo panegirico sull’America che lui conosce bene et cetera, non è che si vorrà ritrasferire negli Usa? Perché noi non dimentichiamo di quando venne a dirci che lasciava la land of oppotunities perché c’era troppo razzismo. Gabrié, se il circuito italiano ti sta così stretto, sappi che pare abbia vinto Biden: puoi tornare negli States e “proliferare”.

Ilaria Paoletti

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2 Commenti

  1. Muccì , hai capito un cazzo !!!! E’ un film sulla shoa , come l’Oscarrafone
    di benigni ?

    Ci sono negri , froci , gender Netflix ???? vittime del Potere BIANCO ?? No ???? Allora che CAZZO vuoi ???? Ed hai pure vissuto in quella Sodoma della Città degli angeli ……

    L’ anno scorso s’è incazzato il NEGRO SPIKE che ha fatto un film su di un Klansman NEGRO e NON se lo sono cagato …..

    C’ è sempre uno più NEGRO , ebreo o Frocio di te nel cinema …..

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