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Roma, 22 dic – Intervistiamo uno dei personaggi più provocatori e controversi della scena musicale alternativa. Inutile fare biografie introduttive, visto che Volgar, voce dei Deviate Damaen si presenta da solo: come al solito dice tutto quello che pensa, senza peli sulla lingua e assumendosi sempre la piena responsabilità delle proprie idee, senza viltà. Con quell’anticonformismo che la scena musicale “estrema” ormai ha perso totalmente in balia di un’autocensura normalizzatrice.

Intervista a Volgar dei Deviate Damaen

Autoproduci ogni tuo cd di modo da non dover sottostare a leggi e mode del mercato discografico e, così, poter liberamente dire tutto quello che vuoi. Secondo te, la musica può essere davvero un “potente” veicolo di idee, ha una sua valenza potenzialmente “eversiva” (culturalmente)? Far parte di una “nicchia” volutamente elitaria, in qualche modo, annacqua la fruizione del messaggio?

La musica, come la poesia e in generale l’arte, è sempre stata un potente veicolo di idee e un catalizzatore di pensiero. A patto però che sia frutto di libere singolarità pulsanti all’interno di un alveo culturale ben definito, altrimenti diviene una poltiglia di modaiolerie massificate sovvenzionate da salotti finanziari apolidi e senza storia, esattamente come sta accadendo per la cosiddetta “musica” Rap.

Ora, è fuor di dubbio che i Deviate Damaen siano una band che s’è fatta da sé. Oltre che fondatore e leader, sono l’unico membro rimasto sin dagli esordi, e posso dirti che all’interno del progetto, fra ospiti e membri stabili, in quasi trent’anni sono passate legioni di musicisti. Abbiamo allattato artisti divenuti ben più mainstream e siamo negli anni diventati fonte d’ispirazione e punto di riferimento per chi ha voluto intraprendere il periglioso sentiero dell’eccesso sonoro e della recitazione pura trasposta nel Metal. Non a caso io stesso ho collaborato e collaboro con molteplici progetti al di fuori dei DD, i quali, attraverso le mie comparsate, hanno voluto e potuto sondare meandri piuttosto inediti ai loro consueti ambiti espressivi.

Tuttavia, effettivamente, con discografici ed editoria non abbiamo mai avuto buoni rapporti, e l’autoproduzione, coadiuvata da sapienti distribuzioni è rimasta una scelta di libertà inderogabile per una band così autarchica, scomoda e ribelle come la nostra. Al clamore di facile ed effimero incasso abbiamo sempre preferito un riflessivo silenzio seguito all’esternazione del nostro messaggio: un silenzio che possa preparare, in un tempo indefinibile, il risveglio di un non quantificabile numero di coscienze.

In un mondo, quale quello musicale, così vigliacco e standardizzato cosa ti ha spinto a esprimere idee così dissonanti da quelle comode e facili del resto dell’ambiente? E cosa ti ha spinto a realizzare dei concept così profondamente politici, nel vero senso della parola? Cosa ti ha portato a questa urgenza? E’ possibile fare buona musica, anche filosoficamente pregnante pur senza toccare temi “politici”. La tua è una poetica, una metafisica della politica indubbiamente ma ha sempre volutamente toccato quelle corde “fastidiose”. Perché?

Questo non credo sia un mio merito, quanto, più semplicemente, una mia fortunata peculiarità: ognuno di noi è sensibilizzato più di altri a determinati fenomeni. Se sei uno studente allergico alle api, e una di esse ti entra in classe, sicuramente ti agiterai di più rispetto ai soggetti distratti, apatici o semplicemente anallergici: eppure quell’ape potrebbe pungere tutti indistintamente, anche i meno infastiditi dalla sua presenza o i più animalisti. Ebbene, da innamorato cronico del mio habitat, della nostra estetica, della nostra storia, sono sempre stato allergico a qualunque fenomeno naturale o politico potesse minacciarli. Forse per tale ragione mi sono accorto prima di altri di quel pericolo incombente che oggi è arrivato addirittura a spaccare come una mela il corpo elettorale dell’intero Occidente (Usa compresi): non più destra e sinistra, ma sovranismo contro globalismo, identità contro banconota, appartenenza contro indistinzione.  In soldoni: libero e autarchico arbitrio individuale contro pensiero unico mondialista  e globale.

Tuttavia, da rodata “cassandra”, non mi accontento certo di rivendicare la mia lungimiranza. Intendo piuttosto contribuire come artista a stimolare la reazione, seppur tardiva, contro il progetto di annientamento di quell’eredità della quale io stesso sono parte, portato avanti da potentati che hanno tutto l’interesse economico e politico a deturpare il valore e la bellezza dell’evoluto e libero Occidente.

Pertanto, ora che la partita si gioca finalmente a carte scoperte su ambo i fronti, posso urlare senza fraintendimenti il nostro sacrosanto diritto a strafottercene della fuffa mediatica che punta il dito solo contro certuna libertà d’espressione. Ci hanno terrorizzati per decenni con le liste di proscrizione, coi loro moralismi pelosi, con il loro conformismo ovino, ma adesso basta: non esistono leggi dello Stato che recitino di castigare il nostro amore per ciò che siamo o il nostro diritto a difenderne l’orgoglio. E il giorno che qualcuno dovesse riuscire ad approvarne, magari coi voti derivanti dallo ius soli, tali leggi saranno la fine di Dante, di Torquato Tasso, di Leopardi e di Pasolini.  E allora noi alzeremo il dito medio anche verso di esse.  Ma fino a quel momento continueremo a gridare che il Re è nudo.

Tu sei attirato morbosamente dalle “memorie” della civiltà europea, si tratti di luoghi naturalistici, ruderi, castelli, chiese, addirittura anche il cibo e i luoghi in cui si mangia in modo “tradizionale”, con un impatto profondo sulle tematiche dei tuoi testi, che hanno un’eco – a volte – quasi “venneriana”. Pensi che questo passato possa ancora mostrarci una verità per il futuro?

Non solo può, ma deve. Le vestigia che citi sono le stesse che hanno reso grande la letteratura, la poetica, la pittura, la scultura e la musica d’Occidente. Sebbene storici pulciosi, filosofi al soldo del mondialismo e persino archeologi e scienziati ad esso collusi si siano sempre finti insensibili rispetto alla contaminazione e all’inculturazione del nostro patrimonio identitario, esso resta tutto ciò che abbiamo da difendere. Atene, Roma e Aquisgrana: il nostro alveo fisico e spirituale.

Tornando su terreni più prosaici e musicali, posso dirti a tal proposito che tutti gli sfondi ambientali e gli effetti “cinematografici” dei nostri album, come campane, spade, falci, tuoni, affondamenti in mare, crolli, incendi, tempeste e quant’altro sono rigorosamente registrati dal vivo nei contesti naturali ove è ambientata la sceneggiatura del brano in questione, sia che si tratti di musicare un’opera letteraria del passato, sia che si tratti di un brano composto dai nostri musicisti. Solo per citarti un paio di esempi, le campane iniziali di “In Sanctitate” sono quelle del Sant’Eutizio in Valnerina, dove mi ritirai nel novembre del 2015 per scrivere i testi di “Tethrus”, ora che quel campanile è stato devastato dal terremoto del 2016, il suo suono continuerà a vivere nelle nostre tracce. Parimenti, ho registrato lo sfondo sonoro che ambienta il brano tratto dall’Eneide, “Ombre Senza Tombe”, raggiungendo in canoa la grotta di Enea sul litorale calabro di Scalea, e microfonandone gli anfratti più profondi.

Ti sei sempre dichiarato ateo. Eppure hai condotto sempre una guerra senza quartiere alla “secolarizzazione” della società, rivolgendo le tue simpatie (anche se nel tuo particolare e provocatorio modo “sui generis”) a certo tradizionalismo cattolico. Come mai?

Il credo, come il sesso, è un fatto assolutamente intimo, privato e soggettivo, pertanto ininfluente ai fini dell’homo publicvs che può albergare in un artista. Io credo solo in ciò che vedo riflesso nello specchio ogni mattina: e basta ch’io scruti anche solo distrattamente tale visione, per ritrovarvi le medesime fattezze istoriate su busti e mosaici di età periclea, augustea e ottoniana in Europa. Pertanto, fede o non fede (che comunque non avrei), il Sacro Romano Impero cantato da Dante resta il più aggiornato filo d’Arianna che lega quel che siamo oggi a quel che vi diede vita millenni or sono nei pressi del monte Olimpo.

Non mi interessano le dispute fra paganesimo e cristianesimo, né tantomeno mi preme ossequiare liturgie beghine. Io canto i glutei di Apollo esattamente come i pettorali di Cristo, un Cristo romano, ben poco caritatevole con mercanti e mercanzie, e soprattutto biondo e dagli occhi azzurri, come lo descriviamo in “In Sanctitate” e come il grande pittore/chitarrista Mario “The Black” Di Donato ce lo ha istoriato sulla confezione dell’album.  Altrettanto vale per Lucifero, del quale diamo una visione papiniana e futurista; alla stregua del preesistente Plutone, “L’Angelo Preferito” da Dio non è altri che il più spietato strumento al suo servizio, come Dante ci insegna.

Ebbene, senza tutto questo non esisterebbero né la Divina Commedia, né il Black Metal, né la letteratura gotica. E sarebbe il caso che se lo ficcassero in testa anche tanti metallari ignoranti come zucchine che continuano a considerare Dio come qualcosa di svincolato rispetto al Lucifero al quale pacchianamente si genuflettono.

Non hai mai fatto mistero delle tue inclinazioni sessuali. Del resto, da Morrissey a Easton Ellis a Camus alcune tra le figure più brillanti e profonde del mondo omosessuale hanno anche dichiarato la propria adesione ideale e culturale ad un certo conservatorismo ribelle. Cosa rispondi a tutti coloro che dicono che gli omosessuali debbano, necessariamente, essere liberal-progressisti e non ritieni che questa forzatura sia, invece, davvero la riduzione ad uno “stereotipo”?

L’omosessualità intesa nel senso  etimologico e greco-romano del termine, lungi dall’essere indistinzione o peggio effeminatezza, è tautologicamente puro moltiplicatore di virilità. Omero scriveva che il simile attira il simile: ecco spiegato quell’immarcescibile senso di amicizia virile che solo fra maschi si può condividere, e all’interno della quale il piacere fisico, se desiderato bilateralmente, non può che essere valore aggiunto, non sottratto.

Se il mondo antico, così fortemente permeato di mascolinità e di legami virili (Achille e Patroclo, Ulisse e Diomede, Augusto e Agrippa, Adriano e Antinoo e potrei continuare), avesse fatto coincidere un tale assetto estetico/spirituale con una generalizzata rinunzia alla procreazione e al coniugio eterosessuale, non avremmo avuto una demografia rimasta così attiva e coesa per oltre 3000 anni di storia, considerata la vulnerabilità di un piccolo continente come l’Europa. I 300 guerrieri agli ordini del generale Gorgida o i 300 spartani di Leonida avranno avuto donne, figli e saranno vissuti come chiunque altro, senza per questo rinunciare a godere della perfezione scultorea del proprio corpo e, perché no, del sapersi abbandonare durante le fredde notti dopo ogni battaglia alla dolcezza fraterna e rinfrancante del virile abbraccio d’un commilitone.

Tu hai una caratteristica curiosa. “Lasci” dei tuoi cd (in una sorta di sharing musicale) nei luoghi più impensabili, siano metropolitani o naturalistici. Ci spieghi perché? Qualcuno ti ha mai contattato dopo questi “ritrovamenti” casuali? Continuerai in questa abitudine?

Il nostro chitarrista del ‘99 a.k.a. John John Purghezio degli ZetaZeroAlfa, col quale ho il piacere e l’amicizia di collaborare tuttora, la battezzò tecnica dell’abbandono. Anzitutto è un gioco molto divertente: lasci il cd su una panchina, su un muretto, all’entrata di un museo o nel cesso di un cinema, e poi ti metti lì a scrutare il passante X che, con fare furtivo, ha l’ardire di coglierlo prima di un passante Y che magari, adocchiatolo in anticipo, già gli ronzava intorno ma non aveva avuto il coraggio di allungare la mano per primo. Fa parte del discorso dell’imprevedibilità d’azione cui accennavo prima: chiunque deve poter ascoltare i DD che, a loro volta, debbono poter raggiungere qualsiasi ascoltatore. E il fato, come dicevano gli Antichi, è mastro in tale arte. Certo, solo i più arditi sapranno accaparrarsi quel virus audiofonico abbandonato alla deriva di sé stesso.

Poi c’è un aspetto rituale: essendo noi da sempre una band di protesta, consegnamo una copia di ogni nuovo album alle cure della statua di Pasquino a Roma, dietro piazza Navona, simbolo per eccellenza del nostro brocardo latino preferito, “Castigat Ridendo Mores”.

L’ultimo aspetto di quest’ulteriore e bizzarra potenzialità distributiva della band, invece, è più serioso ed epico, a tal punto da essere stato condiviso e adottato da un’altra grande (e ben più insigne) identitaria, la compianta antropologa Ida Magli, che ne parla nel suo libro “Dopo L’Occidente”, quindi molti anni più tardi rispetto a quando noi lo abbiamo inaugurato. Si tratta di confezionare e poi inoltrare in luoghi reconditi ed imperscrutabili, delle clessidre stagnate, ovvero  delle capsule ermetiche fatte di diversi materiali, forme e misure, contenenti cartaceo miniaturizzato e/o file digitali, e destinate a preservare nel tempo le nostre opere (musica, testi, immagini, poetica) oltre ogni plausibile ipotesi di desistenza dei supporti tradizionali ove sono state pubblicate originariamente, nonché in caso di default energetico, politico e/o demografico dell’Occidente. In pratica delle piccole arche di Noè a cui affidiamo verità e bellezza che possano giacere silenti e celate all’interno di pozzi, cripte, fondali lacustri, anfratti montani, pezzi museali, intercapedini architettoniche o semplicemente sotto terra, pronte per riemergere e riattivarsi in futuro a testimoniare ai posteri, terrestri o extra che saranno, quel che malevoli figuri o semplicemente il logorio del tempo potrebbero aver arbitrariamente sottratto alla conoscenza.  Quindi sì, una missione venneriana, senza ombra di dubbio. Ma sicuramente bella da concepire e potenzialmente efficace da realizzarsi.

Parlaci brevemente del tuo ultimo album, a livello musicale e concettuale. Risalta, come sempre, l’enorme eterogeneità di stili che è un tuo marchio di fabbrica. Anche se la matrice “blackened/doom” metal è preponderante..

L’album nasce inizialmente dalla collaborazione con un musicista poliedrico e di grande spessore tecnico e compositivo, esterno alla band, Vincent Felis, presentatomi da Renato “Mercy” degli Ianva (band con la quale ho collaborato sull’album “La Mano Di Gloria”, dove ho dato la voce al brano omonimo). Dopo i frizzi e i lazzi glam di “Retro-Marsch Kiss”, sentivamo il bisogno di dedicarci a qualcosa di più aulico, tenebroso e soprattutto di più segnatamente metal. Vincent ha firmato ben tre dei brani dell’album, dei quali uno in particolare, totalmente suonato e arrangiato da lui,  è diventato con la mia voce e i miei testi  “Aspetterò L’Altrove”,  una struggente canzone d’amore nella quale sogno di poter riconoscere, una volta raggiunto l’altrove ultraterreno,  gli sguardi amorevoli di quanti non ho potuto o saputo amare in vita a causa di vacue convenzioni, contingenze e insicurezze umane che, una volta smarrita la corporeità e divenuti tutti puro spirito, potremo finalmente sconfiggere amandoci senza condizioni.

Un brano che può riassumerne la mission ideale è “Fratelli D’Occidente, Salviamo Noi Stessi Dall’Estinzione!”, nelle cui liriche chiamo a raccolta le migliori energie creative d’Occidente affinché si curino della sopravvivenza di Eschilo, di Ovidio, di Foscolo, di Bach, di Mozart, di Wagner, di Beethoven e di tutti i grandi Europei che hanno contribuito a forgiare la nostra coscienza collettiva. Perché le culture proseguono il proprio cammino solo se vi sono marmoree gambe a sostenerne in bagaglio: ma queste gambe non possono essere quelle di chiunque, poiché nessun chiunque avrà mai interesse a tramandare una cultura non sua, o peggio, una cultura che magari in passato è stata addirittura ostile ai suoi ancestri.

Per concludere, dicci qualcosa di inusuale su te e la tua musica che però chi non ti ha mai ascoltato prima (ma anche chi è tuo fan da anni) dovrebbe sapere..

Vorrei concludere con un proposito: creare un fronte artistico coeso attorno alla difesa identitaria dei principali stilemi della musica occidentale, che si tratti di metal, di classica o di elettronica. Se non vogliamo morire di asfissia creativa e generazionale, s-ficchiamo la testa da sotto la sabbia e diamoci da fare. L’Occidente deve tornare a produrre bellezza e non si può sempre aspettare che siano altri a farlo. Oltre che con gli amici di sempre e con la quarantina di ospiti presenti su “In Sanctitate”, siamo già allineati su tale fronte con vari artisti, iniziando dagli amici Imago Mortis, con Drumo, del progetto elettronico spin off degli ZetaZeroAlfa, e con nuovi musicisti che hanno risposto entusiasti al bando per la ricerca di nuovi chitarristi. E’ una partita per la sopravvivenza: tutti noi siamo l’ultima generazione vivente capace di rappresentare un passato che sta scomparendo; o riusciamo a traghettarlo incolume sino all’altra sponda, o morirà per sempre con noi.

Maurizio L’Episcopia

4 Commenti

  1. Interessante, coinvolgente…, ma sul “chiunque” non interessato all’ appropriamento della cultura altrui appare qualche profonda riserva. Basti pensare ad alcuni aspetti importanti della ricerca genetica, passata da vinti ai vincitori con ben poche remore. E’ solo un piccolo recente esempio.
    Penso invece che oggi si gradirebbe molto di più sapere circa la portata influenzante delle frequenze sonore… Dalla tam-tam negroide prima della battaglia alla musica pro eroina, piuttosto che pro cocaina. Dalla musica da balera alla musica da camera. Dalla musica patologica alla musica terapeutica. Ecc.ecc.
    Sarebbe molto interessante se non rimanesse uno studio e una ricerca per pochi eletti paganti.

  2. Pur essendo un amante del genere nsbm e rac non condivido assolutamente nulla di ciò che viene detto l’omosessualità è un reato contro natura che andrebbe punito con la segregazione per evitare che si diffondano pestilenze come l’AIDS la contrapposizione non è tra sovranisti e antisovranisti ma tra razzisti e antirazzisti i sovranisti antirazzisti come la lega e casapound sono miei nemici tanto quanto il pd o potere al popolo per chi vuole ascoltare vera musica alternativa razzista consiglio no remorse (another one bites the dust! Dedicata a quel rotto in culo di freddy mercury) gli americani bound for glory i polacchi honor gli ucraini warhead i greci der Sturmer

  3. Commentatore Porfirio: penso che potrai convenire con tanti che esiste un razzismo strumentale pesantissimo che nasconde o ignoranza o interessi ben precisi…
    Circa l’ omosessualità anch’ io sono rimasto perplesso sul testo, ho voluto interpretarlo con il culto del bello contemplativo fine a se stesso. Infatti l’ output retro resta tale per me, non è un input!! Non siamo certo noi a voler scadere nella volgarità se è meglio prenderlo o darlo!!
    Circa i consigli musicali, ti ringrazio, ma a me piacerebbe prima sapere, oltre ai testi, la valenza delle sonorità che mi propinano. Come mai certe musiche sono perfettamente abbinate a stati politico-sociali ben precisi, come mai amavamo certe canzoni fin tanto che non vedevamo fisicamente gli autori (passaggio rai-tv), come mai il testo è “nascosto” dalla musica, o viceversa, come mai gli “esperti” prevengono e curano patologie serie anche con l’ ausilio musicale, ecc.?

  4. Le sonorità di quei gruppi sono aggressive perché viviamo in un mondo violento ed ostile e bisogna pur difendersi poi io amo anche Wagner la musica medioevale il folk il country tutto ciò che ha reso grande la nostra civiltà – il razzismo non è mai strumentale è sempre un fine da perseguire amare la propria terra e la propria gente e le proprie tradizioni sopra ogni cosa passeggiare nelle valli gallesi o bere la birra in un pub irlandese ammirare i castelli tirolesi e fermarsi con gli schultzen in un’osteria dedicata ad andreas hofer ammirare i fuochi di mezzanotte nelle notti lituane di San Giovanni fermarsi a meditare davanti a una chiesa vichinga a Bergen questa è l’Europa che amiamo e che stanno distruggendo – paragonatela alle baraccopoli africane e alle favelas sudamericane tanto amate da bergoglio alle megalopoli disumane cinesi al kitsch di Dubai ai suk puzzolenti degli arabi dei turchi degli iraniani e dei paki al caos informe dei templi indù – questo è sano razzismo questa è consapevolezza della superiorità della razza ariana europea – una razza perduta e in via d’estinzione

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