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“Ratched”, su Netflix il prequel in salsa Lgbt di “Qualcuno volò sul nido del cuculo”

by Ilaria Paoletti
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Ratched Netflix lgbt

Roma, 29 set – Il film di Milos Forman del 1975 Qualcuno volò sul nido del cuculo era uno splendido esempio di come una comunità di uomini, per quanto malandata, disturbata e imprigionata in gabbie fisiche e mentali riuscisse a fare fronte davanti alle angherie del sistema sanitario americano. Il protagonista McMurphy era un simbolo di libertà mentre l’infermiera Mildred Ratched era l’immagine della prigionia. Ryan Murphy, già creatore delle fortunate serie American horror story American crime story ha deciso di riprendere il personaggio dell’infermiera in un prequel per farne un’antieroina, ovviamente lesbica e pregna di valori femministi. Il risultato però è confusionario e deludente.

L’infermiera Ratched, da torturatrice a eroina lesbica

Interprete della serie su Netflix è l’eterna musa di Murphy, Sarah Paulson, dichiaratamente lesbica e ovviamente femminista. Sia chiaro, a noi non frega nulla delle preferenze sessuali degli artisti, ma oggi come oggi sono loro stessi a farne una questione focale per cui non facciamo altro che riportare quanto tengono a rappresentare (e se poi nel corso di 8 episodi un personaggio del quale non sapevamo nulla scopre di essere omosessuale, il tiro dell’operazione prende una traiettoria diversa). Siamo nel 1947 e l’infermiera Mildred Ratched arriva in California perché vuole diventare un’infermiera presso un ospedale psichiatrico, gestito dal visionario dottor Richard Hanover. Qui vengono messe in pratica operazioni spericolate, sebbene innovative, per curare i malati psichiatrici. Il fratello di Mildred, Edmund, è un pluriomicida e “casualmente” viene ingabbiato proprio lì.

Rivincita femminile in salsa saffica e splatter

La trama è articolata, pesante e spesso piena di vicoli ciechi. Spoiler: non c’entra nulla – per ora, perché è prevista una seconda serie – col film di Forman, né col libro da cui è stato tratto. Quello che invece balza agli occhi di uno spettatore accorto è come gli unici personaggi positivi, anche nella loro ambiguità, siano quelli omosessuali o quelli che scoprono di esserlo, oppure ancora le donne e i maschi “beta”: l’infermiera Ratched, antieroina sanguinaria ma dal “cuore d’oro” perché mossa da amore fraterno, la sua fiamma lesbica Gwendolyn Briggs, l’ex marito di costei, nero, omosessuale e costretto in un matrimonio di facciata, il veterano di guerra Huck e l’infermiera Bucket che nelle ultime puntate diventa praticamente l’epitomo della self made woman che si chiede a cosa mai servano gli uomini. I personaggi negativi o disgustosi, anche in un contesto gore e senza scrupoli come quello della sceneggiatura di Ratched, sono ovviamente il governatore – interpretato da Vincent D’onofrio, che ad un certo punto fa una vera e propria imitazione di Trump quando parla della politica come “spettacolo” e non è un caso – il killer assoldato dalla signora Osgood (Sharon Stone, che interpreta l’unico personaggio con un po’ di verve … e infatti sembra Jessica Lange nelle precedenti serie di Murphy), e lo stesso dottor Hannover. Non c’è morale, è vero, ma qualora ci fosse sarebbe quella che il vero calore umano e la vera solidarietà senza scrupoli si trova negli emarginati e basta. E che peggio ancora degli psicopatici assassini di preti, ci sono i maschi, soprattutto se occupano posizioni di potere.

Cast schierato e “operazioni simpatia”

Non è un caso che Gwendolyn Briggs sia interpretata da Cynthia Nixon, celebre per aver interpretato per anni Miranda Hobbes nella serie Sex and the city – in cui gli omosessuali erano un accessorio tanto quanto le borse di Vuitton – anche lei dichiaratamente lesbica e impegnata politicamente, tanto che nel 2018 ha addirittura corso come democratica alla carica di Governatore dello Stato di New York. Insomma, è in corso il ribaltamento di posizioni che ci fa provare empatia per la cattivissima infermiera Ratched che invece nel film del ’75 è il simbolo repressivo e carcerario di un’istituzione per i pazienti, tutti maschi. E le “operazioni simpatia” nel 2020 passano sempre per un coming out – anche a costo di rendere ampollosa e poco credibile una sceneggiatura. Noi, comunque, continuiamo a tifare per McMurphy.

Ilaria Paoletti

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