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Roma, 26 ago – Dardano Sacchetti è una pietra miliare del cinema italiano, è lui che ha inventanto il personaggio del Monnezza, interpretato magistralmente da Tomas Milian. In una recente intervista si rivela ancora molto lontano dalla … tranquillità.



Dardano Sacchetti: “Non devono mancare i culi”

In una lunga intervista concessa a Globalist, Dardano Sacchetti parla del personaggio del Monnezza creato da lui e interpretato da Tomas Milian, e non solo. E il papà der Monezza ha le idee chiare su cosa serve per un buona buona sceneggiatura di successo: “I culi (di cui si ha sempre bisogno), l’intreccio maramaldo e spudorato di generi e visioni assorbito da W. S. Burroughs, il fatto che nasco scrittore e ho cominciato a tredici anni “riscrivendo” romanzetti polizieschi e film che mi avevano deluso in alcune parti. Si impara meglio e di più dai brutti film che da quelli belli, contrariamente a quello che dicono i fighetti”.

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“Mai avuto problemi con la censura”

Sacchetti  nega di aver mai avuto problemi con la censura per le sue sceneggiature “a tinte forti”: “Mai. Erano storie di fantasia senza alcun compiacimento”. D’altra parte, però, è famoso per essere uno dal carattere difficile: “Sono diventato amico solo di Tomas Milian, Monica Guerritore e Gabriele Lavia, tre persone con una vera marcia in più”.

La nascita der Monnezza

La nascita del Monnezza, Sacchetti la racconta così: “Sono di sinistra. Praticamente da quando sono nato. Luglio Sessanta, segretario della “Bertrand Russell Peace foundation” e in tale veste ho organizzato nel 1965 i primi due sit in contro la guerra del Vietnam, quindi tutto il Sessantotto. Mi ero rotto le palle di venir accomunato da quelle “splendide teste di grande sapienza” che sono i critici ai poliziotteschi fascisti che altri ideavano e giravano. Mi misi in testa quindi di “uccidere l’uomo ragno”, ovvero il poliziottesco. Presi spunto da Enzo Barboni e il suo Trinità”.

“Mi inventai un antieroe”

M’inventai un antieroe, rovesciai una trama sempliciotta e puntai sull’ironia. Per il soprannome mi tornò in mente una striscia che compariva sul “Monello” o “L’intrepido” (giornalini in voga al tempo di Capitan Miki, Grande Blek, Akim, Tex Willer, ecc.) il cui protagonista era uno spazzino americano che portava un cappello su cui era scritto “trash” con la esse rivoltata e, in quei giorni, usciva il film prodotto da Warhol, Trash, con Joe D’Alessandro come protagonista”, continua sacchetti “Nello scrivere la sceneggiatura rimaneggiai un tormentone di una vecchia Canzonissima con Manfredi, Panelli e Delia Scala. Aggiunsi parecchia ma parecchia vodka e oplà, il gioco fu fatto. L’unico a non capire il personaggio fu Umberto Lenzi, che amava l’azione spiccia e dura e non aveva il senso dell’ironia”.

Il cinema di oggi? “Non mi accende”

A Sacchetti non garba molto il cinema italiano di ogggi: “Non mi accende né interessi, né emozioni. Mi sembra tutto un po’ costruito secondo tre ricette conclamate, troppo succube del sistema economico, troppo al guinzaglio dei media. Troppo finalizzato ai festival, troppi e tutti socialmente indirizzati e prevedibili”. E quando gli viene chiesto del politicamente corretto, l’ideatore der Monezza ha le idee chiare: “Non me ne frega niente. Voglio dire che se tu azzecchi la scena nessuno pensa al politicamente corretto. Se la sbagli si attaccano a qualsiasi cosa per attaccare te e il tuo lavoro”.

Ilaria Paoletti

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2 Commenti

  1. La paternità del personaggio di Sergio Marazzi “Er Monnezza”, sarebbe da attribuirsi, però, anche al regista Umberto Lenzi e allo stesso attore Tomas Milian che attinse a piene mani dai modi di fare molto… romaneschi, di un cascatore di Cinecittà: Quinto Gambi, anche sua controfigura.

    Il vero “Monnezza”, opportunista ladruncolo borgataro, comparve, per la prima volta, nel film “Il trucido e lo sbirro” (Umberto Lenzi, 1976) che anticipava, in qualche modo, il molto simile film di Walter Hill, “48 Hours” (“48 ore”, 1982). Successivamente, “Er Monnezza” apparirà in altri due titoli: “La banda del Gobbo” (Umberto Lenzi, 1977) e “La banda del trucido” (Stelvio Massi, 1977).

    Ma tutti confondono “Er Monnezza” con il personaggio, per certi versi, affine, del maresciallo di polizia Nico Giraldi, apparso, per la prima volta, nel film di Bruno Corbucci, “Squadra antiscippo” (1976), primo episodio delle varie “squadre” giunte sino ai primi anni ’80.

    All’epoca, quei film erano considerati solo spazzatura: io avevo un’insegnante di lettere che, in classe, ci esortava, a gran voce, ad evitare assolutamente di andare al cinema a vedere i film di Tomas Milian… 😄

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