Sanremo, 10 feb – Possiamo dire che la vittoria di Mahmood al festival di Sanremo sia una sorpresa?  La risposta è no: era praticamente scritto.
Loredana Berté, quarant’anni di carriera e continue standing ovation dopo le sue esibizioni con un pezzo scritto da Gaetano Curreri è addirittura esclusa dal podio. Ultimo, rapper originario del quartiere “difficile” di San Basilio a Roma, già vincitore per la categoria giovani dello scorso festival è arrivato secondo. Il Volo, i tre “tenori” che riempiono arene in giro per il mondo al terzo posto. La platea dell’Ariston ripaga la decisione della giuria facendo piovere fischi e invocazioni agli artisti esclusi: questo il risultato della “dittatura” artistica che voleva un simbolo della società multietnica sul podio a tutti i costi.

Mahmood, madre sarda e padre egiziano, un tentativo ad X Factor, qualche pezzo scritto per “minori” della musica leggera e nemmeno un album all’attivo. La sua canzone, “Soldi”, era più orecchiabile o diversa da quelle degli altri artisti in gara?
Degustibus, vien da dire. Ma il cantante di origine nordafricana ha per certo vinto grazie al voto definitivo della giuria e della sala stampa. Infatti, il suo nome non compare tra i più votati per il pubblico da casa: la classifica in questo caso era guidata da Ultimo (46,5 per cento dei voti), seguito da Il Volo (39,4 per cento dei voti). Il beniamino della giuria era fanalino di coda col terzo posto “racimolando” soltanto il 14,1% dei televoti.

Una farsa “multietnica”

La sensazione è che, dopo tante polemiche iniziate in primis dal direttore artistico del sessantanovesimo festival della musica italiana e relative alla questione immigrati (da Baglioni che definisce le politiche di respingimento dei barconi dell’attuale governo “una farsa”, alla solidarietà di Bisio e i suoi monologhi targati Serra) alla fine il “sigillo” multiculturale sia stato affisso contro la volontà dei votanti da casa, in  barba alla qualità della musica e a dispetto della maggiore popolarità e presa commerciale degli altri cantanti in gara (e infatti Ultimo non ci sta).

Doveva vincere il protegé della società multietnica e doveva farlo con un brano che parla di quanto è difficile la vita nella periferia inserendo ogni tanto una figura che fuma un narghilé e un “Waladi waladi habibi ta’aleena”: praticamente un testo di Mondo Marcio riadattato ai gusti di chi ci vuole sempre più “contaminati” e “aperti”.
Adesso Mahmood ci rappresenterà all’Eurovision: questa è l’immagine che l’Italia darà di sé nel mondo.

Ilaria Paoletti

12 Commenti

  1. In europa siamo messi bene,in francia un trans va alla manifestazione canora europea ,noi mandiamo saladino, mancano I re magi inviati dai cruccki,etc voila le jeux set fait . Che tristezza ?

  2. tutto già previsto….
    c’è un motivo se quello schifo di tv che ho nel soggiorno sono anni che nemmeno la accendo più.

  3. Sul Corriere, il signor Aldo Cazzullo è già andato in brodo di giuggiole. Si esalta dichiarando che dovremmo mescolarci tutti, visto che abbiamo un tasso demografico bassissimo.
    Una cosa che ci dovrebbe farci venire a tutti una fitta al cuore, e che invece viene esaltata! Sarà che a questo basso tasso di natalità ci hanno portato le ideologie squallide di cui il Cazzullo è fiero portatore.
    Che vomitassero in un mare di merda e vomito!
    P.S.: Io sono bianco al 100%!

  4. Quel lustrapiramidi verrà visto come un conquistatore… Peccato che oramai è tutto deciso a tavolino. Quindi è come arrivare primi in una gara tra due persone…

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