Roma, 7 mar – Si spegneva in questa data nel 1999 il regista statunitense Stanley Kubrick autore di alcune delle pellicole più importanti della storia del cinema come Full metal jacket, 2001: Odissea nello spazio o Barry Lyndon. Ricorre dunque il ventennale della morte di un vero e proprio artista e innovatore unico nel suo genere. Con la sua regia ha spaziato in tutti i generi possibili dell’arte filmica (dall’horror allo war movie): celebre la sua “pignoleria” (ad esempio, la scena di Shining in cui scena Wendy corre per con il coltello è stata girata 35 volte), la sua mania della perfezione che, però, gli ha permesso di eccellere praticamente in ogni campo.
Oggi per ricordarlo elenchiamo cinque curiosità su Stanley Kubrick e sul suo lavoro.

5) La stima per il “nostro” Giancarlo Giannini

Kubrick era un maniaco del controllo e questo, ovviamente, si estendeva anche alla cura del doppiaggio in altre lingue delle proprie opere: Mario Maldesi, il “maestro” del doppiaggio italiano ha lavorato con lui. E racconta di non aver preso bene la decisione del regista di lavorare sui “nastri grezzi” procedendo personalmente al missaggio. “Kubrick scrisse una lettera alla Warner Italia. Diceva che capiva completamente le mie motivazioni e che era lieto di sentire quanto a cuore avessi il mio lavoro; tuttavia lui era abituato ad occuparsi personalmente del missaggio, non era una questione personale nei miei confronti e anzi disse scherzosamente che non avrebbe rovinato il mio lavoro”. Oltre ai migliori tecnici italiani, il regista di Orizzonti di gloria voleva anche i nostri doppiatori eccellenti:  Giancarlo Giannini è uno di loro. L’attore fu chiamato a doppiare il protagonista di Barry Lyndon interpretato da Ryan O’ Neal, la cui interpretazione non aveva “esaltato” Kubrick e il risultato finale fu talmente perfetto per il regista che amava la versione italiana come quella originale. Passati cinque anni Giannini diede voce a Jack Torrance, il protagonista psicotico di Shining. E quando fu la volta di scegliere un doppiatore per il soldato Joker di Full metal jack, sempre Maldesi racconta che Kubrick gli disse al telefono: “We need a young Giannini” (“ci serve un giovane Giannini”).

4) Cantando sotto la pioggia

Nel film “distopico” Arancia Meccanica tratto dal libro di Anthony Burgess vi sono diverse scene di “ultraviolenza” tra cui, come molti di voi sapranno, quella di uno stupro. Tuttavia nel copione il protagonista Alex, interpretato da Malcom McDowell, non cantava niente nel corso di questo ciak. Kubrick la girò ma il risultato finale non lo esaltò: la sequenza in cui i drughi attaccano lo scrittore e ne violentano la moglie nelle prove era poco eccitante. Così, per rendere meglio la doppiezza euforica del personaggio di Alex, Kubrick chiese a McDowell prodursi in qualcosa di “oltraggioso”: ballare. L’attore improvvisò e iniziò a canticchiare il classico di Gene Kelly tratto da Cantando sotto la pioggia: “Perché quella canzone esprime euforia” ha raccontato poi l’attore britannico “ed è esattamente quello che prova il personaggio”. Kubrick rimase estasiato: acquistò immediatamente i diritti per l’utilizzo del brano per 10.000 dollari.

3) Kubrick e il “finto allunaggio”

Secondo una teoria “complottista” del web l’allunaggio del 1969 sarebbe tutta una montatura: le scene dei primi passi di Armstrong sulla Luna furono, secondo questa teoria, girate in studio. Il regista? Chi altri se non Stanley Kubrick. E secondo questa bizzarra leggenda, le prove di questa connessione tra il regista statunitense e la “bufala” dell’allunaggio sarebbero in una sua pellicola ovvero in The Shining. Nel 1968 Kubrick aveva girato il film di “fantascienza” (sebbene definirlo così sia riduttivo) 2001: Odissea nello spazio: dato l’incredibile risultato, venne chiamato dal governo americano per occuparsi delle scene della conquista della Luna. Ovviamente questo rapporto andava tenuto segreto ma Kubrick avrebbe disseminato il film tratto dall’opera di Stephen King con messaggi nascosti e segnali in codice: secondo i “cospirazionisti”, ad esempio, nella sala in cui Jack Torrance scrive il romanzo c’è un drappo indiano i cui ricami assomigliano a missili pronti a partire. Oppure, il celebre motivo della moquette dove gioca Danny che è molto simile alla piattaforma di lancio di Cape Canaveral: da qui è partito il razzo Saturn 5 quello della missione Apollo 11. Inoltre, Danny in molte scene indossa un maglione proprio con la figura di una navicella e la scritta Apollo 11.

2) Il gioco degli scacchi

Kubrick era un appassionato ed eccellente giocatore di scacchi. Sovente bloccava le riprese di un film per iniziare o proseguire una partita. Lui stesso confessò: “Ho giocato alcune partite con Tony Burton, uno degli attori di Shining. Ho giocato un sacco con George C. Scott durante la lavorazione de Il dottor Stranamore. Se vi vantate di essere un buon giocatore di scacchi, avete un rispetto smodato per quelli che possono battervi.” E il gioco è presente quasi in tutti i suoi film, più o meno dichiaratamente: in Rapina a mano armata si gioca al club scacchistico di Maurice, in Lolita vi è una partita tra Humbert e Charlotte e come non ricordare la splendida scena del processo Orizzonti di gloria in cui il pavimento del salone è a scacchi: i personaggi, invece, sono vestiti con due tonalità di grigio, disposti come se fossero i pezzi del gioco.
Ultima ma non meno importante è la sfida tra l’astronauta Frank Pool e il “robot” HAL 9000 in 2001: Odissea nello spazio che riprende una vera partita: l’incontro Roesch – Schlage svoltosi ad Amburgo nel 1913.

1) Il celebre sergente Hartman

Come mai il personaggio del sergente Hartman è così credibile in Full metal jacket? Semplice. L’attore era un vero drill instructor dei Marines. Ronald Lee Ermey  era un giovane teppista, arruolato nel corpo militare nel 1961. Un giudice gli concesse di scegliere tra la vita militare e il carcere. Per due anni prestò servizio in qualità di drill instructor (un grado simile al “sergente istruttore” ) a San Diego dal 1965 al 1967. Nel 1968 andò in Vietnam per 14 mesi: venne mandato in missione per due volte a Okinawa, in Giappone. Alcune ferite ne causeranno il congedo nel 1972. La sua prima esperienza da attore la avrà in Apocalypse now. Ermey non è accreditato ma lavorò con come di consulente tecnico (e ha una piccola parte come ufficiale). Nel 1987, viene scelto per il personaggio del sergente istruttore Hartman in Full Metal Jacket:  all’inizio doveva essere un assistente tecnico. Kubrick rimase folgorato dopo aver visto un suo video di addestramento reclute. Kubrick, acconsentì addirittura che Ermey si scrivesse i propri dialoghi e questo nonostante la sua celebre “mania del controllo”. “Un eccellente interprete che necessita solo di due o tre indicazioni”: questa fu la sua opinione di Emery. Insieme hanno fatto storia.

Ilaria Paoletti

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