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Roma, 18 feb – Facciamo un esperimento. Immaginate qualche retrogrado maschilista che abita il mondo del calcio, chessò un Collovati o un Mihajlovic, pronunciare le seguenti parole: “Le donne sono diverse dagli uomini. Dovrebbero adattare gli allenamenti al ciclo mestruale. Quando hanno le mestruazioni sono più soggette ad infortuni, hanno problemi di coordinazione e potrebbero avere sbalzi d’umore. Inoltre va controllata l’alimentazione nei giorni precedenti al ciclo, quando le donne spesso bramano cibo spazzatura”. Come minimo gli farebbero chiedere scusa in ginocchio sui ceci da Giletti, rischierebbero di non vedere più da vicino un campo da calcio di Serie A o uno studio di Sky Sport, per non parlare dell’ondata di indignazione delle Selvaggia Lucarelli, dei titoli di Repubblica e dei servizi del Tg3 che dovremmo sorbirci.

L’allenatrice del Chelsea e la finale persa “per colpa del ciclo”

E invece no, perché accade che a pronunciare queste parole sia Emma Hayes, ex calciatrice e oggi allenatrice della squadra di calcio femminile del Chelsea. Dunque niente ondata di indignazione, ma solo un pezzullo sul Corriere della Sera, dove Gaia Piccardi più che altro ci spiega come questa storia del ciclo mestruale nello sport femminile sia una sorta di tabù soggetto ai pregiudizi del patriarcato, ricordandoci che anche Federica Pellegrini perse il podio alle Olimpiadi di Rio 2016 a causa delle mestruazioni. La notizia in realtà è una esclusiva del Telegraph. Alla testata britannica la Hayes racconta che l’idea di personalizzare gli allenamenti delle sue calciatrici in base alle mestruazioni le è venuta nel 2016, quando perse la finale di FA Cup contro l’Arsenal: “Molte calciatrici erano vicine o con il ciclo”, ha rivelato la Hayes al Telegraph, “c’era difficoltà a recuperare la palla e arrivavamo sempre con un secondo di ritardo. Questo è stato il punto di partenza”.

Insomma l’allenatrice del Chelsea sostiene di aver perso una finale (anche) per colpa del ciclo e spiega così la volontà di pianificare gli allenamenti in base alle mestruazioni delle atlete: “Alleno in un settore dove le donne sono sempre state trattate come piccoli uomini. L’applicazione di qualsiasi cosa, dalla riabilitazione alla forza, dal condizionamento alla tattica, è tutto basato su ciò che fanno gli uomini”, spiega la Hayes. “Il punto è che siamo donne e, alla fine, affrontiamo qualcosa di molto diverso dagli uomini ogni mese“. La soluzione si chiama FitrWoman, un’app sviluppata dal dottor Georgie Bruinvels. Il programma permette alle calciatici di monitorare il proprio ciclo mestruale attraverso quattro fasi: mestruazioni, pre-ovulazione, ovulazione e fase premestruale.

Come gestire le fasi del ciclo mestruale?

A seconda della fase del ciclo mestruale una calciatrice può essere influenzata in molti modi. Può avere problemi di coordinazione nella fase uno e quattro, può essere spinta a mangiare schifezze e ad avere fluttuazioni del peso nelle fasi tre e quattro, mentre nelle fasi uno e due è più soggetta a lesioni, in particolar modo a quella del legamento crociato anteriore del ginocchio. Questo perché come spiega lo stesso dottor Bruinvels, ideatore dell’app, “il ciclo mestruale è un processo infiammatorio” e questo aumenta “il rischio di lesioni ossee” a causa di una maggiore suscettibilità dei tessuti.

Ecco come, in modo estremamente sintetico, vengono adattati allenamenti e nutrizione in base alle varie fasi del ciclo.

  • Fase 1 (Giorni 1-5, mestruazioni). Si registrano tempi di reazione più lenti e un maggior rischio di lesioni. Per l’allenamento stretching e yoga per aiutare i muscoli. Non esagerare con il carico fisico. Sul fronte del cibo favorire alimenti antinfiammatori come il pesce.
  • Fase 2 (Giorni 5-14, pre-ovulazione). Le atlete si sentono bene in questa fase, ma il rischio di lesioni non diminuisce. Per questo negli allenamenti evitare esercizi che comportino bruschi cambi di direzione che potrebbero causare danni a ginocchia e caviglie. Dieta equilibrata a sostegno dell’allenamento.
  • Fase 3 (Giorni 14-25, tra ovulazione e fase premestruale). Potrebbero esserci voglia di cibo (anche spazzatura), fluttuazioni di peso e sbalzi d’umore. Gli allenatori potrebbero cambiare il modo di parlare alle calciatrici a causa dell’umore e di una maggiore emotività. Sul fronte dell’alimentazione integratori di proteine per facilitare il recupero e carboidrati complessi per gestire l’appetito.
  • Fase 4 (Giorni 25-28, fase premestruale). Tra i sintomi fisici si registrano sbalzi d’umore, scarsi tempi di reazione e livelli di coordinamento, dolore muscolare e tempi di recupero rallentati. Negli allenamenti intensificare gli esercizi di coordinazione, yoga. Gli allenatori potrebbero adattare il modo di parlare con le calciatrici a causa degli sbalzi d’umore.

L’allenatore deve gestire gli sbalzi d’umore

Indicazioni che provengono dall’esperienza sul campo. La stessa Hayes ha spiegato come durante la terza fase una sua calciatrice “faceva continuamente cadere la palla. Una volta che ce ne siamo accorti abbiamo iniziato ad analizzare i suoi movimenti negli stessi giorni e le reazioni erano le stesse”. Così l’allenatrice del Chelsea ha scoperto la ragione di alcuni problemi di coordinazione, così come adesso evita “di parlare con una calciatrice in un dato giorno” per evitare “di far diventare le cose un problema”. Insomma i vecchi luoghi comuni, sulle donne che quando hanno “le loro cose” sono più nervose vengono confermati dal metodo scientifico dell’allenatrice del Chelsea.

Come se non bastasse la Hayes tiene sotto controllo anche il ciclo mestruale del resto dello staff, non solo delle calciatrici. Dunque non solo per ragioni dovute all’attività fisica delle atlete. E’ come se il personale femminile di una normale azienda fosse tenuto a dare contezza delle proprie mestruazioni. Possiamo solo immaginare le reazioni.

L’ipocrisia femminista nel calcio

Del resto il paradosso è evidente: una delle squadre di calcio femminili più importanti del mondo (il Chelsea è secondo nel campionato inglese a un punto dal Manchester City) sta affermando scientificamente che nelle donne il ciclo mestruale determina un po’ tutto: specifiche reazioni fisiche che comportano allenamenti su misura, “voglie di cibo” e cambi di peso per i quali serve un certo tipo di alimentazione, sbalzi d’umore che trasformano l’allenatore in uno psicologo.

Questo tipo di approccio nello sport viene tollerato, mentre se qualcuno provasse a replicarlo in politica o economia verrebbe subito messo all’indice e accusato del peggior sessismo. Invece riconoscere l’aspetto quasi totalizzante del ciclo nel calcio femminile e adattare gli allenamenti e i comportamenti in base alle mestruazioni viene spacciato per una grande conquista femminile. Perché allora lamentarsi se gli stipendi sono “adattati” alle prestazioni e all’interesse che le calciatrici riescono a suscitare? Allenamenti su misura ma stessi stipendi? Come funziona? Allora incominciamo a chiamare le cose con il proprio nome: il calcio femminile è uno sport diverso dal calcio. Iniziamo dunque ad adattare il campo al corpo delle donne: campi più piccoli e porte più piccole, tanto per cominciare. Che ne dite? L’accusa di sessismo sarebbe dietro l’angolo (a meno che a proporlo non sia una donna…).

Davide Di Stefano

4 Commenti

  1. Attenzione che qualche folle, dopo l’ aborto “libero” (oggi possibile pure con la pilloletta lavacoscienze e falsamente innocente e sicura), non faccia saltare anche le mestruazioni…!! Donna faber…

  2. Non è folle pensare che , toltaci l’ IDENTITA’ Razziale e la Patria
    GLI USURAI
    vogliano toglierci l’ IDENTITà di genere
    (lo stanno già facendo !!!!! appoggiando froci e lesbiche !!!!)

    Togliere le mestruazioni e sterilizzare , VENDERE figli come merci (Bibbiano)

    Avete mai letto i Protocolli ?????? Fatelo e CAPIRETE .
    AH NON era matto ….. ma QUASI un profeta ……

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