Roma, 17 ott – Al fischio finale della quarantunesima giornata la classifica del campionato cadetto recita così: Sassuolo 82, Verona 81, Livorno 80. Sono 90, anzi poco più, i giri di lancette che dividono 2 delle 3 compagini di testa dalla promozione diretta in Serie A. Il calendario, per un beffardo gioco del destino, vuole che all’ultima sia proprio la gara del Braglia di Modena a sancire chi, tra emiliani e toscani, prenderà il treno diretto nella massima serie. Particolare non da poco, soprattutto per chi, tra il luglio 1920 e il maggio 2013, quel posto in prima classe l’ha sempre e solo sognato dai vagoni delle serie minori. Fatali, in tal senso, furono per i neroverdi prima il Torino (2010) poi, nel 2012, la Sampdoria. I granata e i blucerchiati superarono la compagine sassolese nelle semifinali degli spareggi di categoria.



Minuto 96: ce ne andiamo in serie A

Torniamo a quel tardo pomeriggio del 18 maggio. L’Hellas pareggia 0-0 con l’Empoli e gli uomini allenati da Di Francesco non riescono ad avere la meglio sugli amaranto. Anzi, in una gara molto nervosa ma giocata a viso aperto, è proprio la squadra ospite a presidiare stabilmente la metà campo casalinga in cerca del gol promozione. Il risultato si schioda solamente a 22 secondi dal termine: i labronici – per l’occasione in maglia gialla simil impermeabile presidenziale – vengono puniti dal più classico dei contropiedi, con Missiroli il quale, con un vistoso turbante in testa, centra il bersaglio grosso più importante della storia neroverde.

In quel Sassuolo giocava – e gioca ancora – Francesco Magnanelli, primatista di presenze: oltre 500 dalla C2 a salire. In quel Sassuolo giocava – e gioca ancora – Domenico Berardi, miglior marcatore. Lo stesso sabato andò sotto la doccia anzitempo per reciproche scorrettezze con Fiorillo. Otto anni più tardi l’abbiamo ritrovato protagonista nell’Italia campione d’Europa.

Gli Squinzi e la Mapei: solide fondamenta

Oltre al mancino calabrese anche Locatelli e Raspadori sono stati protagonisti prima in neroverde per poi trionfare in azzurro. Mister De Zerbi, invece, si è guadagnato la chiamata dello Shakhtar. Qualche anno prima (2008) un certo Max Allegri – che diventerà pluricampione d’Italia con Milan e Juve – ottiene il primo storico salto in Serie B.

La Sassuolo calcistica, insomma, porta bene. E, se la fortuna aiuta gli audaci, non può essere un caso. Fondata a Milano nel 1937 da Rodolfo Squinzi come Materiali Autarchici per l’Edilizia e l’Industria, la Mapei detiene la proprietà della squadra che in casa ora gioca nel “Città del Tricolore” di Reggio Emilia. Una solida realtà – a detta del figlio Giorgio, scomparso due anni or sono, la produttrice di materiali chimici per l’edilizia non ha mai chiuso un bilancio in perdita né ha mai licenziato per riduzione di organico – che trasmette la propria stabilità anche al “ramo” calcistico: un rosso di 1,8 milioni nell’anno della pandemia, dopo esser andati 4 volte in di fila in utile.

Sassuolo: una (doppia) storia italiana

Storie di calcestruzzi e di pallone. Della grande città che si incontra con la provincia più profonda guardando al futuro nel segno dell’italianità. Da una parte – quella della profittevole società per azioni – a marzo sono stati rispediti al mittente gli interessi del colosso americano Mohawk Industries. Dall’altra la squadra dei due narcisi sporgenti continua a coltivare talenti. Non solo chi si è già guadagnato la gloria azzurra: Frattesi e Scamacca infatti sono in rampa di lancio pronti più che mai a prendere il volo.

Marco Battistini

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