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Roma, 10 mag – Se l’appellativo “Campionissimo” solitamente è associato a Fausto Coppi, per arrivare alle vere origini dobbiamo fare un passo indietro ed entrare nella generazione precedente. Il primo vero nostro portacolori capace di imporsi in ogni tipo di competizione dell’epoca fu Costantino Girardengo, noto come Costante Girardendo.

Gli esordi

Nato a Novi Ligure il 18 marzo 1893, il ciclista alessandrino debuttò tra i professionisti a soli 19 anni, nel 1912. Il suo biglietto da visita fu un nono posto al Giro di Lombardia. L’anno seguente iniziò il suo dominio incontrastato per quanto riguarda la prova in linea dei campionati italiani e colse il suo primo successo in una tappa del Giro d’Italia. Poco prima della sospensione a causa della Grande Guerra – anni che probabilmente gli avrebbero permesso di impreziosire il suo palmarès – riuscì ad imporsi nella Milano-Torino del 1914, per quello che fu il primo successo in una classica, ripetendo quindi il successo nei campionati italiani su strada.

La consacrazione di Costante Girardengo

Riprese a fatica le attività sportive, Costante Girardengo conquistò la sua prima Milano-Sanremo, dunque la prima Grande Classica, nel 1918. L’anno seguente fu già il più importante della sua carriera, dacché arrivarono i successi al Giro d’Italia (nel quale vinse 7 tappe su 10, in due tappe arrivò secondo, e fu leader dalla prima all’ultima tappa), al Giro di Lombardia, al Giro del Piemonte e ancora nei campionati italiani. I due anni a seguire nella Corsa Rosa non furono altrettanto fortunati, infatti concluse con il ritiro in entrambi casi. Da ricordare in particolare l’edizione del 1921: Girardengo vinse le prime 4 tappe, ma nel corso della quinta tappa si scontrò con un altro ciclista, cadde, distrusse la bici e si ferì. Proseguendo la tappa, arrivò in cima sull’Altopiano delle Cinquemiglia (L’Aquila) dove, stremato, si accasciò al suolo, tracciò una croce nello sterrato e, nel ritirarsi, esternò: “Girardengo si ferma qui”.

Per il secondo trionfo al Giro dovette attendere il 1923, vincendo anche 8 tappe sulle 10 previste. Anno che poi gli regalò la terza Milano-Sanremo e l’ennesimo titolo italiano, che vincerà fino al 1925, arrivando a 9, record tutt’ora imbattuto. Nel 1926 cede il passo ad Alfredo Binda, il quale batterà Girardengo l’anno seguente nel mondiale tedesco a Nürburg. L’ultimo sussulto del campionissimo, si registrò nel 1928 all’età di 35 anni, quando vinse la sua sesta Milano-Sanremo (risultato migliorato solo da Eddy Merckx 50 anni dopo), battendo proprio l’ormai affermato Binda. Dopo 24 anni di professionismo, nel 1936, a 43 anni, arrivò il ritiro. Furono dunque 2 i successi al Giro d’Italia, 9 i titoli nazionali, 6 le Milano-Sanremo, 3 i Giro di Lombardia, 3 i Giro del Piemonte, oltre 100 le corse vinte, più quelle su pista. Guidò, da ct dell’Italia, Gino Bartali alla vittoria del Tour de France del 1938. Morì il 9 febbraio del 1978 a Cassano Spinola (Alessandria).

Il bandito e il campione

A Costante Girardengo si lega la storia di Sante Pollastri, di sei anni più giovane, noto criminale ed omicida. La leggenda vuole che fossero legati da una profonda amicizia, essendo nativi dello stesso paese. Il campionissimo addirittura pare essere stato decisivo per la cattura di Pollastri, essendosi i due incontrati a Parigi durante lo svolgimento di una corsa su pista. Pollastri era a Parigi in stato di latitanza, per sfuggire alla giustizia italiana. L’unica cosa certa della storia è che avevano in comune Biagio Cavanna, amico di Sante e massaggiatore-preparatore di Costante. Estradato in Italia, Pollastri sconterà 32 anni di carcere, seguiti da 19 anni di libertà vissuti da piccolo commerciante a Novi Ligure, con la morte che giungerà pochi mesi dopo quella di Girardengo. A loro è dedicata la canzone di De Gregori “Il bandito e il campione”, oltre a una fiction, contestata dai discendenti, i quali negano l’amicizia tra i due.

Manuel Radaelli

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