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Roma, 10 mag – Guardava il mare, grigio e vasto, stendersi davanti a lui come un tappeto. Vento freddo da nord. La sua sciarpa nera come il catrame svolazzava come una bandierina impazzita. È la fine, pensò Jean, guardando dall’alto della scogliera il manipolo di uomini che più in basso, si armavano nel tremolante silenzio della mattina. Più giù, fuochi morenti facevano vibrare ancora la loro luce all’ombra di un possente dolmen ricoperto di brughiera, mentre i suoi uomini si preparavano religiosamente all’ultimo atto della guerra. Quella guerra iniziata solo un anno prima, ma che ormai gli sembrava antica e senza tempo, proprio come quelle pietre megalitiche che vedeva drizzarsi come lame di pietra dal terreno fradicio. Cosa resterà di noi dopo che la bufera sarà passata? Il mondo saprà… il mondo saprà che un pugno di uomini hanno riscattato la loro libertà. Jean si passò la mano sulla lunga cicatrice che gli solcava il viso obliquamente. Fu un drone a ridurlo in quel modo, quando da giovane si ritrovò invischiato in uno scontro tra bande. Signori della guerra, assassini… gente poco raccomandabile. Eversivi e terroristi. Così erano dipinti dalla Main-TV, la rete unica televisiva nata dai progetti comunitari degli USE. Forse una parte era vera, di sicuro non erano “brav’uomini”: non impiegavano le vite per accendere mutui ergastolo con la Banca, non vivevano nella paura delle sanzioni bancarie, non vivevano nell’assurda realtà di una pace perpetua e fittizia come i reclami della polizia. Pochi uomini che non si abituarono mai a quella realtà, fatta di un surrogato di vita e morte. Non abbiamo diritto alla vita, ripeteva spesso durante i suoi colloqui al grande falò del campo base, quando i pinnacoli di fuoco balenavano nel cielo stellato insieme alle antiche pietre. Nessuno dovrebbe essere obbligato a vivere per sempre, schiavo di una catena invisibile. Spezzare la catena, distruggere il meccanismo europeo di controllo. Controllo delle nascite e delle morti, ovviamente. Il MEC nacque così, decenni fa, dalle sapienti mani di qualche burocrate senza spina dorsale imbevuto di ideali egualitari. Poi arrivarono i tecnici, gli scienziati, la tecnologia senz’anima. Arrivò la pubblicità e fu venduto a tutti lo stesso giochino. Un anello al dito, una connessione ai server quantici del MEC ed ecco che il grande I.A. ci rese tutti immortali in meno di un secolo. Una pila infinita di energia. Una pila che però fa il calcolo del tuo lavoro, dei tuoi risparmi, perfino del tuo metabolismo: se sei in linea con il parametro standard vivi per sempre, se sei fuori… ti uccide. Un dio macchina che si è alimentato della paura di morire e della viltà di accettare ciò che gli USE decidevano fosse il parametro standard. Schiavi immortali: tutto qui.



Salì sul quadrupede meccanico che gli stava proprio accanto, era ora di andare. Il giorno del solstizio sarà ricordato per sempre… Jean, il terrorista a capo della rivolta, ricercato in mezza Europa per eversione, scendeva ora a cavallo come un cavaliere delle Ere arcaiche per raggiungere la sua compagnia di ventura. Il mare sembrava sussurrare echi di tempesta e la terra vibrava di una strana energia. Il cervo vuole distruggere tutto, questa voce era bastata a far giungere volontari da tutto il vecchio continente lì in terra bretone, lì nell’ultima regione libera della Terra. Ma l’epilogo di quell’avventura sembrava fare capolino sopra le loro speranze. Ad attenderli, appena fuori dalla regione, c’erano già gli sgherri della Federazione. Poche ore e un’irruzione di droni e androidi avrebbe stroncato per sempre i sogni del Cervo e dei suoi ribelli. Circondati, senza via d’uscita, se non la morte. Mi basta, aveva detto Jean quando il tenente gli riferì che nessun tavolo di trattativa sarebbe stato aperto dagli agenti del MEC. Abbiamo combattuto, abbiamo fatto piovere bombe sulle loro basi, abbiamo appiccato il fuoco della rivolta in tutta Europa. Siamo stati la spina nel fianco molle di questi Stati Uniti d’Europa. E ora sono venuti a prenderci. Noi distruggeremo il meccanismo di controllo quando sarà sulle nostre teste, quando il grande anello sarà sui cieli della Bretagna. Era questo il piano, semplice e terribile, per l’annientamento finale. Il MEC ora era arrivato. Il dio macchina avrebbe assistito i droni di terra per reprimere la piaga ribelle. Jean si sollevò il cappuccio dal viso e vide il terribile spettacolo di quel mostro di acciaio scintillante, giunto lì per lui, che ruotava sopra le nubi cariche di pioggia.  Sembrava galleggiare sull’aria, ma sapeva benissimo che erano i motori a gravità zero a sollevare da terra quella bestia senza pilota e farlo muovere. Nessuna magia. Un prototipo, il primo del suo genere. Il direttivo degli USE avevano varato la sua costruzione quando avevano capito che la IA sarebbe stata più sicura in cielo, dove nessuno avrebbe guardato. Dove nessuno avrebbe osato. Praticamente, il grosso acceleratore di particelle volante sosteneva al centro un unico computer quantico in grado di decidere la vita e la morte di tutti noi. Una poderosa macchina senza ingressi e senza porte. Di umani dentro, non ce n’erano. “Dio” non ha mai avuto una raffigurazione più terribile. Disse Jean evocando con la mano un’entità più alta di lui, nascosta chissà dove. Ci apriremo noi da soli l’ingresso, la nostra via d’uscita. I suoi uomini erano pronti, il tempo è giunto, disse con tono grave. Andiamo a morire.

Black Brain

A quelle parole gli uomini si drizzarono scattanti, abbandonarono i mitra all’ombra dei menhir solcati dalle rune del tempo e subito si lanciarono in aria come falchi. Le armi più moderne vicino alle memorie più antiche. Non stonavano insieme, gli sembravano far parte della stessa grande storia. Infatti, un bambino che passeggiava nei campi lì intorno giura ancora oggi di aver visto degli angeli alzarsi dalla terra, la mattina del 21 dicembre del 2096. Gli cheval, i “destrieri”, come lì avevano ribattezzati i più romantici, gli permisero di volare. Moto-droni si chiamano oggi e sono molto più sofisticati e meno pericolosi di quanto lo erano allora. Erano più simili a razzi, lanciati nella corsa di un assalto senza speranza in una folle scia danzante. Jean guardò un’ultima volta la sua terra natia allontanarsi da lui, guardò il pezzo di corno di cervo stretto nel suo pugno, trofeo della sua prima caccia con il padre… poi guardò il sole nuovo sorgere oltre la cortina di nubi. Allora fu sicuro che la ragione era con loro, la ragione vera che spinge un uomo a sfidare la notte del mondo solo con la sua torcia accesa. Fu sicuro che ciò che i suoi avi gli avevano trasmesso valeva i rischi che avevano corso, lui e i suoi pirati, i suoi fedeli commilitoni, giunti da ogni angolo d’Europa per portare il fuoco e le fiamme alla macchina senza nome e senza scopo che incatenava il tempo ad un presente senza fine. Nessuna vita eterna vale un momento come questo, suonate quando saremo morti e festeggiate perché oggi la vita e il tempo ricominciano a scorrere.

Fu un momento, un lampo. Un pulsante. I destrieri macchina alimentati a ioni furono surriscaldati fino alla massa critica. Fiammate. Gli uomini e le loro cavalcature divennero palle di luce bianca incandescente lanciate in corsa verso l’anello. Si attivarono i droni di sicurezza, ma il non aspettarsi attacchi rallentò la loro reazione. Nonostante molte torce umane furono abbattute prima dell’impatto, dodici colpi umani, dodici esplosioni sventrarono l’acciaio dello scafo e destabilizzarono il motore portante con la scarica ionizzante.

Mentre il sole illuminava le coste squarciando le nubi pallide, il MEC crollò nel mare come una meteora infuocata. Il castello inespugnabile del cielo era stato distrutto. Tutto crollò insieme a lui. L’anello è stato spezzato, ci dissero gli insorti di casa nostra mentre correvano per le strade. Ora tutto può tornare a scorrere.

Libero Baluardo

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