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Roma, 26 set – Ci sono due tipi di attaccanti: i centravanti, quelli che vivono per la rete e “costringono” la squadra ad essere al loro servizio, e le seconde punte, le quali laboriose come api si mettono al servizio dei compagni sia in rifinitura che quando bisogna fare il lavoro sporco. E poi c’è Ciro Immobile.



Nonostante i numerosi detrattori, lo scugnizzo di Torre Annunziata è uno dei migliori finalizzatori della propria generazione. Capace, come ha dimostrato in Nazionale, all’occasione anche di spendersi generosamente anche in fase di non possesso palla. Per il capitano laziale, che dopo le delusioni personali a Dortmund e Siviglia grazie alla maglia azzurra ha trovato gratificazione a livello continentale, parlano i numeri.

Il Pescara di Zemanlandia

Ciro Immobile assaggia il calcio dei grandi nel 2009 quando a cavallo tra le due stagioni esordisce in Serie A, Champions League e Coppa Italia. Lo spazio per il giovane bomber della primavera juventina – sua la doppietta che ha permesso ai bianconeri di vincere il torneo di Viareggio dello stesso anno – è però ridotto ai minimi termini. Viene così mandato a farsi le ossa in Toscana, prima a Siena e poi a Grosseto, in quella che sarà un’annata poco positiva.

La stagione della svolta è il 2011/12. In riva all’Adriatico determinante è l’incontro con l’allenatore Zdeněk Zeman: il sistema di gioco spregiudicato del boemo – oltre ad esaltare altri validissimi elementi della rosa come Verratti e Insigne – consente a Immobile di bucare i portieri avversari per ben 28 volte. Un terzo delle 90 marcature biancazzurre. Il campionato si conclude con il primo posto in classifica e la relativa promozione colta – a 19 anni di distanza – con una giornata di anticipo.

La consacrazione di Ciro Immobile in Serie A

Le reti di Pescara fanno sì che il giovane Ciro sia richiamato alla base dal Genoa, che nel frattempo ha rinnovato la compartecipazione con la Juventus: una stagione con tante presenze (34) in cui non va oltre i 5 gol.

Nel luglio 2013 è invece la Torino granata ad assicurarsi le prestazioni del campano. Il quale, grazie anche alla perfetta intesa con il compagno di reparto Cerci, si laurea capocannoniere della massima competizione nazionale. E’ l’uomo che con i suoi gol decide i grandi ritorni: dopo gli abruzzesi in A, i torinesi assaporano nuovamente l‘Europa a distanza di un ventennio.

L’esperienza europea

Di Ciro il Grande si inizia a parlare anche fuori dai confini nazionali. Il concreto interesse del Dortmund si materializza negli oltre 19 milioni versati nelle casse della società di Cairo. Le fredde terre della Ruhr – “Al Borussia non parlavo con nessuno” – complicano l’ambientamento.

La stagione si conclude con la vittoria in DFL-Supercup ma sole 10 marcature, di cui 4 in Champions dove il BVB è però eliminato agli ottavi dalla Juventus. Poco fortunata anche la successiva esperienza in Spagna: mezza stagione al Siviglia con il magro bottino di due reti.

L’ambiente giusto per confermarsi

Gli andalusi lo spediscono quindi in prestito sei mesi nuovamente al Torino ma, nell’estate 2016, a credere nel suo rilancio è però la Lazio. I capitolini – e in particolare la fiducia di mister Inzaghi – sono ripagati a suon di gol: 23 in campionato e 3 in Coppa Italia, dove la corsa dei biancazzurri si ferma solo in finale. Nell’agosto successivo la Juve dei 9 scudetti consecutivi viene però battuta in Supercoppa, proprio grazie ad una doppietta di Immobile, che salirà altre due volte sul gradino più alto della classifica marcatori (2017/18 e 2019/20, rispettivamente 29 e 36 marcature, valevoli la Scarpa d’Oro). Particolarmente soddisfacente il 2019, in cui l’aquila conquista sia la Coppa Italia che la Supercoppa. Contro il Parma, nello scorso torneo, il neo capitano biancazzurro diventa il miglior marcatore nella storia della società romana.

A poco più di trent’anni e – soprattutto – dopo il successo a Euro 2021 il titolare dell’attacco azzurro non ha nessuna intenzione di fermarsi. Nelle poche ferie tra la finale di Wembley e il ritorno agli ordini di Sarri quest’estate l’abbiamo visto allenarsi anche in vacanza ad Ibiza. Lavoro, umiltà e capacità di rialzarsi, sempre: in poche parole, un italiano vero.

Marco Battistini



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