rossi-vince-seValencia, 8 nov – Jorge Lorenzo vince l’ultima gara del mondiale e si laurea per la terza volta campione del mondo MotoGp (altri due titoli erano arrivati nel 2006 e nel 2007 con l’Aprilia in 250). Quarto Valentino Rossi, al termine di una rimonta che lo ha visto quindicesimo al primo giro (partiva dall’ultima casella), in ottava posizione al sesto e già quarto al dodicesimo, dopo aver infilato la Ducati di Andrea Dovizioso. Un risultato tuttavia non sufficiente a difendere i sette punti di vantaggio che il Dottore vantava sul rivale diretto.

In mezzo alle due Yamaha, le Honda di Marquez, secondo a meno di tre decimi, e Pedrosa che chiude il podio di una tappa purtroppo tutta spagnola, con Iannone (Ducati) fuori dai giochi per una caduta al terzo giro. Ma è proprio la gara del numero 93 a essere ancora sotto i riflettori, dopo quella australiana e quella malese: Marc è stato praticamente tutto il tempo attaccato alla ruota posteriore del neocampione del mondo senza mai tentare un sorpasso per provare a chiudere la gara in testa, un atteggiamento quantomeno sospetto alla luce della serie infinita di sorpassi e controsorpassi che avevano infiammato i primi sei giri della gara di Sepang, al termine dei quali il pilota spagnolo scivolava dopo l’ormai noto contatto con Rossi. “È successo esattamente quello che mi aspettavo, lo avevo capito dalle dichiarazioni del weekend: hanno fatto il biscottone” è stato il commento del Dottore poco dopo la bandiera a scacchi.

Tutto un complotto ai danni del Dottore? Forse, la comunanza d’intenti dei due spagnoli è del resto poco dubitabile. Con Marquez sostanzialmente fuori dai giochi già dalla metà del campionato e pronto a far pagare al numero 46, non tanto il contatto nella gara argentina  quanto quello di Assen (Olanda).

Al di là di una qualche possibile e forse tacita intesa, la logica delle corse rimane tuttavia abbastanza spicciola: chi arriva davanti vince. E a una prima metà di campionato di altissimo livello, il 37enne di Tavullia non è stato in grado di replicare una seconda parte altrettanto incisiva, seppur sempre ai vertici.

Oggi ha vinto sicuramente il pilota meno carismatico, molto concentrato e veloce ma che non ha mancato di suscitare qualche perplessità in più di un’occasione: un campione che pregiudica due gare per la scelta sbagliata del casco (imbottitura staccata in Qatar e visiera appannata a Silverstone) e pronto invocare la squalifica del compagno di scuderia al termine del Gp di Sepang. Un atteggiamento quasi infantile, che ha richiesto l’intervento del managing director Yamaha Lin Jarvis: non è il suo compito quello di definire le regole del Campionato del Mondo FIM”. Ora che ha vinto il campionato pensi a diventare uomo, verrebbe da dire.

Mondiale finito, in ogni caso uno dei più entusiasmanti degli ultimi anni dove spicca la gara di Phillip Island, con quattro piloti al traguardo in un solo secondo, roba da cilindrate inferiori e tempi passati. Tanto materiale in attesa del prossimo marzo, quando il circuito del motomondiale riaccenderà i motori sulla pista del Qatar, e quando tutte le moto torneranno a essere equipaggiate con gomme Michelin (escono di scena le Bridgestone, nel motomondiale dal 2002). Una novità non da poco, visti i risultati dei primi test tenuti quest’anno è facile immaginare che le nuove coperture saranno la vera chiave di volta del mondiale 2016: tante cadute e poca confidenza soprattutto sulla ruota anteriore. Le squadre che avranno meglio progettato la moto 2016, su misura per le nuove gomme, e i piloti che meglio si adatteranno avranno sicuramente vita più facile, e qui potrebbe fare la differenza l’esperienza del Dottore o di altri piloti più navigati come Daniel Pedrosa, ormai da nove anni in sella alla Honda numero 27 e che oggi sembrava essere l’unico a voler impensierire Jorge Lorenzo.

Armando Haller

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