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Roma, 7 dic – A 99 anni dalla nascita dell’immenso Fiorenzo Magni, sarebbe riduttivo limitarsi a celebrarne le gesta e a fare un bilancio generale dei successi. Quando trattiamo di ciclisti di altra epoca, siam quasi sempre certi di dover parlare anche della loro vita extrasportiva, che per il “terzo uomo” – uno dei pochissimi ad inserirsi spesso nel dualismo Coppi-Bartali – fu a dir poco complicata. Magni, comunque la si pensi, fu coerente coi suoi ideali e la sua fede, pagando ciò con una tanto ingenerosa quanto sensibile riduzione della sua portata nel mondo del ciclismo.

Dalla guerra ai successi: Fiorenzo Magni il “terzo uomo”

Nato a Vaiano (Prato) il 7 dicembre 1920, Fiorenzo Magni caratterizzò il dopoguerra con le sue imprese, un po’ nell’ombra dei due campionissimi e per via della sua fede politica. Poco prima dell’entrata in guerra dell’Italia, venne chiamato alle armi: fu artiglierie nel 19° Reggimento di Firenze, a cui seguì un trasferimento nel Battaglione Olimpico di Roma, per poi tornare nel 41° Reggimento fiorentino di artiglieria. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, fece una scelta di grande cuore, coraggio e coerenza: scelse l’adesione alla Repubblica Sociale Italiana, inquadrato nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Nel gennaio 1944, accadde che il suo reparto ebbe uno scontro a fuoco con una banda di partigiani, guidati da Lanciotto Ballerini. Quest’ultimo rimase ucciso assieme ad altri ed il colpevole fu identificato in Fiorenzo Magni, seppur arrivato allo scontro quando Ballerini era già senza vita. Assolto nel febbraio del 1947, evitando 30 anni di carcere, beneficiò in parte anche dell’amnistia Togliatti.

Nel 1946 gli fu impedito di gareggiare, poiché aderente al fascismo. Nel 1948, a 27 anni, vinse il suo primo Giro d’Italia. Polemiche finite? Tutt’altro. Il sindaco comunista Menichetti di Prato gli rivolse i complimenti per la vittoria della Corsa Rosa, finendo al centro di feroci contestazioni e venendo costretto alle dimissioni dal suo partito. Fiorenzo Magni era più forte di questi sterili attacchi e del tentativo di denigrarlo ed isolarlo. Quando nel 1951, a 90 anni dall’Unità d’Italia, non venne invitato alla cerimonia d’apertura del Giro presso l’Altare della Patria – sempre col la scusa del suo essere fascista – egli rispose con la sua seconda affermazione nella Corsa Rosa. E non finisce qui: vinse il Giro delle Fiandre dal 1949 al 1951, guadagnandosi l’appellativo di “Leone delle Fiandre” e, sempre nel 1951, finì secondo al campionato del mondo disputato a Varese, alle spalle del solo Ferdi Kübler (Svizzera). Vinte numerose tappe in Italia e al Tour de France, e nel 1955 primeggiò ancora nella classifica generale del Giro, risultandone ad oggi ancora il più vecchio vincitore, e nello stesso anno fece sue 4 tappe alla Vuelta, l’unica disputata nella sua carriera. Ebbe l’onore di guidare l’Italia da CT negli anni anni 60.

Gli ultimi anni

Nel nuovo millennio ci fu qualche timido tentativo di “riabilitazione”. Nel 2004 fu insignito del collare d’oro al merito sportivo e nel 2012, nella sua ultima apparizione al pubblico, nel salone d’onore del Coni, viene presentata la prima e unica biografia ufficiale, “Magni. Il terzo uomo”, curata da Auro Bulbarelli.

Si spense a Monza, in una sorta di esilio dalla natìa Vaiano nella quale mai tornò, il 19 ottobre di quell’anno. Sul sito del Comune di Prato ancora non appare tra i pratesi illustri e nel suo comune di nascita il consiglio bocciò la proposta di intitolazione di una pista ciclabile. Storie viste e riviste, con una certa bassa politica che si rifiuta di riconoscere in Fiorenzo Magni un grande campione ed un personaggio che ha influenzato il mondo sportivo.

Manuel Radaelli

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