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Roma, 6 dic – La paura del voto ha prevalso anche stavolta e il governo giallofucsia, pur di restare a galla, ha trovato un sudatissimo accordo sulla manovra. “Abbiamo chiuso su tutto”, ha dichiarato il ministro pentastellato per i Rapporti con il Parlamento e le Riforme, Federico D’Incà. Dunque l’intesa tra i partiti di maggioranza c’è e adesso si attende solo la chiusura sugli aspetti tecnici: “Stiamo ancora discutendo e confrontando le stime”, ha specificato D’Incà. Nessuna ufficialità, ma l’aria che tira nell’esecutivo sembra favorevole a una chiusura in tempi rapidi.

Gli avvertimenti di Renzi

Il vertice di maggioranza era saltato due volte, a causa soprattutto dello scontro tra il Pd e i renziani di Italia Viva sulle nuove tasse: sugar tax, plastic tax e auto aziendali. “Se queste tasse restano si rischiano 5 mila licenziamenti nei settori colpiti“, ha tuonato ieri Renzi. Il leader di Iv, si era pure lanciato in una previsione piuttosto funesta: “Do il 50% di possibilità che rimanga in piedi. Rischiano di andare alle elezioni perché in questa fase se si continua a litigare sulle tasse, sulla sugar tax, si rischia. E una tassa sulla plastica non si può fare”. Oggi poi ha rincarato la dose: “Ieri ho detto che c’è il 50% di possibilità di andare avanti e il 50% di andare a votare. Io non vorrei andare a votare, ma se ci costringono lo faremo. È un peccato ma dobbiamo prenderne atto”.

Pur di non votare

Eppure, tanto tuonò che non piovve. Perché salvo smentite governative, il serrato braccio di ferro si è concluso a tarallucci e vino. Resta da capire adesso se sugar e plastic tax verranno rinviate a luglio (o addirittura al 2021), per venire incontro alle richieste di Renzi e quindi disinnescare pro tempore ulteriori malumori a riguardo. Altra ipotesi sul piatto sembra essere quella di ridurre le due tasse. Insomma, i giallofucsia sono disposti a tutto pur di evitare le elezioni. Così nonostante ritardi, minacce incrociate e scontri verbali su tutto, una quadra alla fine la stanno trovando. Chi l’avrebbe mai detto.

Alessandro Della Guglia

2 Commenti

  1. Questo governo non ha paura del voto, perché sa che il Parlamento non ha nessuna intenzione di andarsene a casa.