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Roma, 4 ago – “Penso che queste scarpe siano un’innovazione strana ed ingiusta. Qualcosa di ridicolo”. Così Usain Bolt, ex velocista giamaicano e detentore del record mondiale dei 100 metri piani, dice la sua sulla vittoria di Marcell Jacobs. Ed era meglio se avesse evitato di dirla, visto che ha semplicemente tirato fuori l’ennesima sciocchezza. Una delle tante di chi non si capacita che un italiano abbia battuto tutti nella gara più iconica delle Olimpiadi.



Non bastavano le bischerate sul doping sparate da americani (già, proprio loro che sul tema dovrebbero solo tacere) e inglesi (gli Europei di calcio ancora bruciano). Adesso spunta pure Bolt a mettere in discussione, a suo modo, la correttezza di una finale stravinta da Jacobs. Pietosa uscita che trasuda invidia, a dirla tutta. Perché di fatto il velocista azzurro (con 9”80), pur non eguagliando il precedente record dell’atleta giamaicano, ha migliorato il tempo di Bolt (9”81) alle Olimpiadi di Rio 2016.

Le Nike MaxFly e il senso del ridicolo

Ma cosa avrebbero di così speciale le scarpe usate da Jacobs? Si dice che diano una sorta di effetto a “super molla”, rendendo maggiormente efficace la spinta e la coordinazione del movimento del velocista. Inoltre la piastra di carbonio inserita nella suola costituisce in pratica un corpo unico ed è un po’ più larga della pianta del piede. Caratteristiche che garantirebbero maggiore stabilità, favorendo sia la progressione che l’accelerazione. Dunque ha ragione Bolt? No. E vi spieghiamo perché.

Posto che l’unico aspetto “ridicolo” di questa vicenda è la polemica livorosa dopo l’impresa di Jacobs, è necessaria innanzi tutto una promessa: le Nike MaxFly non sono affatto “magiche”. Non rappresentano infatti quello che alcuni hanno incautamente definito “doping tecnologico”. In ogni caso, ecco perché la vittoria del velocista italiano non è in discussione.

Ecco perché Jacobs non ha vinto grazie a scarpe “magiche”

1) Per quanto efficienti e agevoli, le Nike MaxFly sono state giudicate del tutto regolari. Quindi qualsiasi atleta può indossarle alle Olimpiadi.

2) Come precisato da Paolo Camossi – allenatore di Jacobs – al Corriere della Sera: “Marcell trova le sue chiodate molto comode, sono leggermente penalizzanti nel primo tratto e vantaggiose nel finale“. Ergo non sono scarpe che assicurano un vantaggio in termini assoluti.

3) Alle Olimpiadi di Tokyo anche Akani Simbine (Sudafrica), Fred Kerley (Stati Uniti) e Su Bingtian (Cina) hanno indossato le Nike MaxFly. Stesse scarpe di Marcell Jacobs, ma nessuno di loro è riuscito a far meglio del velocista italiano.

4) Amici stranieri, la prossima volta bevetevi una Red Bull, magari vi mette le ali. La medaglia d’oro resta in Italia.

Eugenio Palazzini

 

 

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2 Commenti

  1. Marcello ha corso come ii vento grazie ai suoi tatuaggi.
    Due non erano regolamentari
    Una rosa dei venti.
    È una tigre.

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